
AREA DI INTERVENTO
Trauma e memoria del corpo
Quando qualcosa è finito da tempo, ma il corpo continua a comportarsi come se non lo fosse.
- Durata
- 45 minuti
- Modalità
- In studio e online
- Lingue
- Italiano e inglese
- Dove
- Milano, Monza, Cernusco sul Naviglio
Ti riconosci?
Modi in cui questa difficoltà viene descritta. Riconoscersi in uno di questi non significa avere un disturbo.
È passato molto tempo. Non capisco perché mi condiziona ancora.
Certe cose mi fanno reagire prima ancora che io capisca perché.
Evito tutto quello che me lo ricorda, e l'elenco si allunga.
Non riesco a raccontarlo. E quando ci provo, mi sembra di essere altrove.
Sto sempre all'erta, anche quando non c'è motivo.
Non era niente di grave. Perché allora sto così?
I disturbi d'ansia, uno per uno
- Perché il corpo continua a reagire
- Reazioni automatiche
- Evitamento
- Distacco dissociativo
- Ipervigilanza
- Trauma cumulativo
- Trauma infantile
- Lutto e perdita
- Trauma relazionale
Cos'è un trauma psicologico
Un trauma non si definisce dalla gravità dell'evento. Si definisce da cosa è successo al sistema che doveva farvi fronte.
Un evento diventa traumatico quando supera la capacità di elaborarlo nel momento in cui accade. Quello che non è stato elaborato non viene archiviato come gli altri ricordi: resta in una forma che il corpo continua a trattare come presente.
È per questo che la domanda "ma è stato abbastanza grave?" porta fuori strada. Due persone possono attraversare la stessa cosa e uscirne diversamente, senza che questo dica nulla sulla loro forza.
Trauma singolo e trauma relazionale
Si distinguono due forme, e la seconda è quella che più spesso non viene riconosciuta.
Il trauma singolo ha un prima e un dopo identificabili: un incidente, un'aggressione, una perdita improvvisa, un'emergenza medica. C'è una data.
Il trauma relazionale o cumulativo non ha una data. Si costruisce nel tempo, dentro relazioni in cui si è stati esposti in modo ripetuto a qualcosa da cui non si poteva uscire — in famiglia, in una relazione, in un contesto prolungato. Non c'è un episodio da raccontare, e questo rende difficile persino considerarlo un trauma.
Chi ha vissuto la seconda forma spesso arriva dicendo che non è successo niente di particolare.
Perché il corpo continua a reagire
Il sistema di allarme impara. Dopo un'esperienza che ha superato le capacità di risposta, abbassa la soglia: reagisce prima, a segnali più deboli, a somiglianze anche remote.
Un tono di voce, un odore, una posizione del corpo, un'ora del giorno. La reazione arriva prima del pensiero, ed è per questo che sembra irrazionale a chi la vive: il ragionamento arriva dopo, e non riesce a spegnerla.
Da qui nascono le due direzioni opposte in cui il trauma si manifesta. Da un lato l'attivazione: allerta continua, sonno leggero, reattività. Dall'altro lo spegnimento: distanza, senso di irrealtà, sensazione di guardare la propria vita da fuori.
Molte persone oscillano fra le due, e questa oscillazione è di per sé faticosa.
L'evitamento, e perché l'elenco si allunga
Evitare quello che riattiva è la risposta più naturale. Funziona, nell'immediato.
Il costo si vede nel tempo. L'elenco delle cose da evitare non resta fermo: si estende per somiglianza, un elemento alla volta, finché lo spazio disponibile si è ristretto senza che ci sia stata una decisione.
E c'è un evitamento meno visibile: non pensarci, non parlarne, tenersi occupati. Anche questo funziona, e anche questo ha un prezzo — quello che non viene elaborato resta nella forma in cui è rimasto.
Trauma e ansia: cosa li tiene insieme
Molte difficoltà che si presentano come ansia hanno una storia dietro.
Attacchi di panico che iniziano mesi dopo un evento. Ipervigilanza scambiata per carattere. Insonnia che nessuna igiene del sonno risolve. Reazioni sproporzionate che chi le ha non sa spiegare.
Non tutto ciò che è ansia viene da un trauma, e non ogni trauma produce ansia. Ma quando c'è un legame, lavorare solo sui sintomi attuali lascia intatto quello che li alimenta.
Psicoterapia per il trauma a Milano, Monza e Cernusco
Ricevo in due studi a Milano, a Monza e a Cernusco sul Naviglio, oppure online. Lavoro in italiano e in inglese.
Il primo incontro non richiede di raccontare quello che è successo. Serve a capire come stai adesso, cosa si è attivato, cosa è cambiato. Il racconto, se e quando serve, viene dopo — e non sempre serve nel dettaglio.
Il lavoro sul trauma procede per gradi, e il primo grado non è affrontare il ricordo: è ricostruire una condizione in cui affrontarlo sia sostenibile. Stabilità prima, elaborazione poi. Un percorso che parte dall'esposizione al ricordo senza quella base fa danni, e questo vale indipendentemente dal metodo usato.
Il ritmo lo stabilisce chi ha vissuto la cosa, non io.
Quando ha senso chiedere aiuto
— C'è qualcosa che continua a condizionarmi anche se è passato?
— Reagisco in modi che non riesco a spiegarmi?
— L'elenco delle cose che evito si sta allungando?
— Ci sono momenti in cui mi sento distante da me stesso?
Non serve sapere se quello che è successo "conta abbastanza". Quella valutazione non spetta a chi la sta facendo da solo.
Domande frequenti
Non al primo incontro, e non necessariamente nel dettaglio. Si comincia da come stai adesso. Il racconto arriva quando c'è la base per sostenerlo.
Il tempo trascorso non determina se qualcosa è stato elaborato. Molte persone arrivano anni dopo, spesso perché qualcosa di recente ha riattivato quello che era rimasto fermo.
Sì. La gravità dell'evento non è il criterio, e le forme cumulative — quelle senza un episodio da raccontare — sono fra le più difficili da riconoscere dall'interno.
Sì. Gli incontri online hanno la stessa durata e lo stesso costo di quelli in studio. Per il lavoro sul trauma la valutazione della modalità si fa insieme al primo incontro.
In due studi a Milano, a Monza e a Cernusco sul Naviglio, oppure online.
No. Ho una formazione in Psicoterapia Cognitivo-Neuropsicologica, ed è l'approccio con cui lavoro. Se stai cercando specificamente l'EMDR, il primo colloquio serve anche a questo: capire se quello che offro corrisponde a quello che cerchi.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta
PRIMO PASSO


