
Un sottotipo del panico
Attacchi di panico notturni
Svegliarsi di colpo in allarme, senza un sogno da cui essersi svegliati.
Mi sveglio di colpo col cuore a mille e non capisco cosa mi ha svegliato.
Cosa sono gli attacchi di panico notturni
Sono attacchi di panico che si presentano durante il sonno: il risveglio è improvviso, il corpo è già in piena attivazione — cuore accelerato, respiro corto, sudorazione — e non c'è un contenuto mentale da cui essersi spaventati.
È questa assenza a renderli particolarmente disorientanti. Di giorno un attacco arriva almeno dentro una situazione; di notte arriva dal sonno, e la mancanza di una causa visibile diventa essa stessa un motivo di allarme.
Perché succede nel sonno
Non è un incubo. Gli incubi appartengono al sonno REM e hanno un racconto: ci si sveglia sapendo cosa si stava sognando. Gli attacchi notturni compaiono più spesso nelle fasi di sonno profondo, senza alcun contenuto onirico.
Quello che si sveglia prima è il corpo. La mente arriva dopo, trova un'attivazione già in corso e prova a spiegarla — e la spiegazione peggiore, di notte, è sempre a portata di mano.
Il risveglio e la paura di riaddormentarsi
Dopo il primo episodio cambia qualcosa che non riguarda la notte in cui è avvenuto, ma tutte le successive: andare a dormire smette di essere neutro.
Molte persone raccontano di rimandare il momento di coricarsi, di tenere una luce accesa, di controllare il battito prima di chiudere gli occhi. Sono comportamenti che danno sollievo immediato e che mantengono il livello di allerta esattamente dove non serve.
Cosa va escluso prima
La valutazione medica viene prima, e in questo caso più che in altri. Le apnee notturne producono risvegli bruschi con senso di soffocamento e sono frequenti e spesso non diagnosticate. Anche il reflusso, alcune aritmie e disturbi tiroidei danno quadri sovrapponibili.
Il pavor nocturnus è un'altra cosa ancora: chi lo vive di solito non ricorda l'episodio al mattino, mentre di un attacco di panico notturno si ricorda tutto.
Distinguere non è un'operazione psicologica. Il primo passo è il medico di base, che valuta se serve una consulenza in un centro di medicina del sonno.
Il circolo con l'insonnia
Quando gli accertamenti sono stati fatti e gli episodi restano, si instaura spesso un secondo problema: la difficoltà ad addormentarsi. La stanchezza che ne deriva abbassa la soglia, e una soglia più bassa rende gli episodi più probabili.
A quel punto ci sono due cose da affrontare, e conviene sapere quale delle due si sta trattando in un dato momento.
Come si lavora
Si comincia da cosa succede nella mezz'ora prima di dormire e nei minuti immediatamente successivi a un risveglio — non dall'episodio in sé, che è breve, ma da quello che lo circonda.
Poi si lavora sulla riduzione graduale dei comportamenti di controllo e sulla lettura delle sensazioni corporee, che è il punto in cui un risveglio smette di trasformarsi in un attacco.
Domande frequenti
No. Gli incubi appartengono al sonno REM e hanno un contenuto: ci si sveglia sapendo cosa si stava sognando. Gli attacchi notturni compaiono più spesso nel sonno profondo e non hanno alcun racconto — è il corpo a svegliarsi per primo, e la mente arriva dopo, trovando un'attivazione già in corso.
Sì, e in questo caso è particolarmente importante. Le apnee notturne danno risvegli bruschi con senso di soffocamento e sono frequenti e spesso non diagnosticate; anche il reflusso, alcune aritmie e i disturbi tiroidei producono quadri simili. Il primo passo è il medico di base, che valuta se serve una consulenza in un centro di medicina del sonno.
Perché nel sonno viene meno il controllo volontario sull'attenzione, e le sensazioni corporee arrivano senza il contesto che di giorno le spiega. Non significa che di giorno non ci sia nulla: spesso una quota di attivazione resta sotto la soglia della consapevolezza e si manifesta quando le difese diurne si allentano.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta
PRIMO PASSO