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Un sottotipo del panico

Paura di perdere il controllo

Il timore non riguarda quello che sta accadendo, ma quello che potresti fare o diventare.

Ho paura di impazzire, e più ci penso più mi sembra vicino.

Cos'è la paura di perdere il controllo

Negli attacchi di panico la paura ha spesso un oggetto preciso, e non è sempre il malore fisico. Per molte persone è un'altra cosa: impazzire, svenire in pubblico, fare qualcosa di irreparabile, non riconoscersi più.

Il tratto comune è che il timore non riguarda il presente. Riguarda un momento immediatamente successivo — quello in cui qualcosa cederebbe.

Le forme che prende

Il timore di impazzire, spesso legato alla sensazione di irrealtà che accompagna il panico. La paura di svenire, che nasce dall'iperventilazione e dalle vertigini che produce. Il timore di morire, con l'attenzione fissa sul battito. E la forma più difficile da raccontare: il pensiero di poter fare del male a sé o a qualcun altro.

Quest'ultima è quella di cui si parla meno, e quasi sempre per lo stesso motivo: chi la vive teme che dirla la renda più vera.

Perché la mente produce quei pensieri

I pensieri intrusivi sono un fenomeno diffuso: contenuti che arrivano non voluti, spesso opposti ai propri valori. Non riflettono un'intenzione, e non predicono un comportamento.

Quello che li rende insistenti è la reazione. Un pensiero a cui non si dà peso passa; un pensiero che viene interrogato, controllato e allontanato torna con più forza, perché la mente lo ha classificato come importante.

Il controllo che aumenta il problema

Le strategie sono comprensibili e tutte hanno lo stesso effetto: controllare le sensazioni per accorgersi in tempo, evitare le situazioni in cui cedere sarebbe più grave, cercare rassicurazione su di essere una persona normale.

Ognuna dà sollievo per qualche ora. Ognuna insegna al sistema che la minaccia era reale e che senza quel controllo non si può stare tranquilli. È il meccanismo, non un difetto di volontà.

Cosa va escluso prima

La valutazione medica viene prima, come per qualsiasi quadro con sintomi corporei intensi.

E c'è un secondo punto che merita chiarezza: distinguere la paura di perdere il controllo da un disturbo di altro tipo è una valutazione clinica, non un'autodiagnosi da fare leggendo. Se il dubbio è forte, va portato a un professionista — che è anche una delle cose per cui serve il primo incontro.

Come si lavora

Si comincia dal contenuto specifico del tuo timore, perché la forma cambia il lavoro: la paura di svenire e quella di fare del male non si affrontano nello stesso modo.

Poi si lavora sulla relazione con quei pensieri — sul cosa fai quando arrivano — più che sul loro contenuto. E gradualmente sulla riduzione del controllo, che è la parte che restituisce margine.

Domande frequenti

La paura di impazzire è uno dei timori più frequenti durante gli attacchi di panico, e la sensazione di irrealtà che li accompagna la alimenta. Detto questo, capire cosa stia succedendo è una valutazione clinica e non qualcosa da stabilire leggendo una pagina: se il dubbio è presente, è una delle cose per cui serve un primo incontro.

I pensieri intrusivi sono contenuti che arrivano non voluti, e sono frequentemente opposti ai valori della persona che li ha. Quello che li rende insistenti non è il contenuto, ma la reazione: un pensiero interrogato e allontanato torna con più forza, perché la mente lo ha classificato come importante. È esattamente questa relazione a essere l'oggetto del lavoro.

È l'ambito in cui il pudore è più forte, e per una ragione comprensibile: dire un pensiero fa temere di renderlo più reale. Nella pratica succede il contrario — un contenuto tenuto fuori dal discorso resta intatto. Non serve raccontare tutto subito, e le domande le faccio io: si procede al ritmo che è sostenibile.

Giuseppe Iannone, ritratto.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta

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