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Una difficoltà relazionale

Difficoltà a dire di no

Il sì immediato costa poco. È il conto che arriva dopo a non essere sostenibile.

Dico sempre sì, e poi passo la notte a chiedermi perché.

Di cosa si tratta

Non della gentilezza, e non della disponibilità: quelle sono scelte, e una scelta si può fare o non fare. Qui il punto è che il no non è disponibile — la risposta parte prima di qualsiasi valutazione, e ci si accorge di aver accettato mentre lo si sta già dicendo.

Il segnale che orienta è quello che succede subito dopo: se al sì segue regolarmente il rimpianto, l'oggetto della decisione non era la richiesta.

Le forme che prende

Accettare compiti che non rientrano nel proprio ruolo. Anticipare le richieste per non doverle rifiutare. Aggiungere scuse a un no che non ne aveva bisogno. Dire sì e poi risolverlo con un rinvio, o sparendo.

Anche il contrario esiste: rifiutare in blocco e con durezza, perché una via di mezzo non è mai stata praticata. Rigidità e cedimento sono due esiti dello stesso meccanismo.

Il meccanismo: il sollievo del sì

Nel momento della richiesta si attivano due cose insieme: la valutazione di cosa comporta accettare, e il disagio all'idea di deludere. La seconda arriva prima e pesa più della prima.

Il sì scioglie quel disagio immediatamente. E ogni volta insegna che il disagio si scioglie così, il che rende il no un po' meno accessibile la volta dopo.

Per questo l'intenzione non basta. Le persone che arrivano avevano già deciso mille volte di essere più ferme.

Il costo che si accumula

Il conto non arriva subito e non arriva dove è stato fatto il debito. Arriva come stanchezza cronica, come irritabilità verso persone che non hanno chiesto niente, come rancore verso chi ha chiesto — e il rancore è la parte più difficile da ammettere, perché contraddice l'immagine di sé come persona disponibile.

Sul lavoro questo circuito è uno dei contributi più diretti al carico che porta al burnout. Fuori dal lavoro erode le relazioni in cui più si è dato.

Non è generosità

La distinzione pratica è la reversibilità. Dare per scelta lascia intatta la possibilità di non dare la volta successiva; dare perché non si può fare altrimenti la elimina.

E c'è una conseguenza che sorprende: chi riceve un sì che non poteva essere un no riceve meno di quello che sembra. Non ha ricevuto una scelta, e in genere lo percepisce.

Come si lavora

Si comincia da episodi concreti e recenti: la richiesta esatta, il secondo in cui hai risposto, cosa hai sentito prima di rispondere. Il diario è utile qui più che altrove, perché a distanza di giorni resta il rimpianto e si perde la sequenza.

Poi si sperimenta, in modo concordato e volutamente in piccolo: un rifiuto a bassa posta, e l'annotazione di cosa è successo davvero — non di cosa temevi. La distanza fra le due cose è quasi sempre l'informazione che sposta qualcosa.

Domande frequenti

La gentilezza è una scelta, e una scelta implica che l'alternativa fosse disponibile. Qui la differenza è la reversibilità: dare per scelta lascia intatta la possibilità di non dare la volta dopo, dare perché non si può fare altrimenti la elimina. Il criterio pratico è cosa senti subito dopo aver accettato — se è regolarmente rimpianto, non era gentilezza.

È il timore che tiene in piedi il meccanismo, ed è il motivo per cui il lavoro non parte dalle situazioni più cariche. Si comincia da rifiuti a bassa posta, concordati, e si annota cosa succede davvero: nella maggior parte dei casi la distanza fra il temuto e l'accaduto è il dato più utile. Dove qualcuno reagisce male, quella reazione è a sua volta un'informazione sulla relazione.

Spesso è lì che il costo si vede prima. Accettare compiti fuori dal proprio ruolo, anticipare richieste, non rendere visibile un carico già pieno: è uno dei contributi più diretti all'esaurimento delle risorse. E a differenza delle relazioni personali, sul lavoro il meccanismo viene di solito premiato nel breve periodo, il che lo rende più difficile da riconoscere.

Giuseppe Iannone, ritratto.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta

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