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ATTACCHI DI PANICO

Agorafobia

Non è paura degli spazi aperti. È la paura di stare male dove non si può andare via.

Ho paura di sentirmi male lontano da casa.

Cos'è l'agorafobia, davvero

Il nome inganna. "Agorafobia" viene dal greco agorá, la piazza, e per questo viene spesso tradotta come paura degli spazi aperti. Non è quello.

L'agorafobia è la paura di trovarsi in una situazione da cui sarebbe difficile allontanarsi, o dove sarebbe difficile essere soccorsi, se si stesse male.

Questo spiega perché l'elenco delle situazioni temute sembra incoerente a chi lo guarda da fuori: la metropolitana e l'autostrada, il cinema e la fila alla cassa, l'aereo e il ponte, un centro commerciale affollato e una strada di campagna deserta. Non hanno in comune lo spazio. Hanno in comune la difficoltà di uscirne in fretta.

Agorafobia e attacchi di panico: come sono collegati

Nella maggior parte dei casi l'agorafobia non arriva per prima. Arriva dopo.

Dopo uno o più attacchi di panico, comincia una domanda diversa: non "sto male?", ma "e se stessi male qui?". La valutazione si sposta dall'evento al luogo, e il luogo comincia a essere scelto in base a quanto sarebbe gestibile un attacco lì dentro.

Da quel momento il criterio non è più il pericolo. È l'uscita.

Evitamento: perché l'elenco si allunga

Si comincia dai posti dove è già successo. Poi quelli che assomigliano. Poi le situazioni con la stessa struttura — poco controllo sull'uscita, molta gente, distanza da casa.

Ogni evitamento funziona nell'immediato: l'ansia scende, e il sollievo insegna che evitare era la scelta giusta. È per questo che l'elenco non resta fermo. Cresce per somiglianza, un elemento alla volta, senza che ci sia mai stata una decisione di ridurre la propria vita.

Accanto all'evitamento compaiono i comportamenti protettivi: uscire solo accompagnati, sedersi vicino all'uscita, avere l'ansiolitico in tasca, controllare dov'è il pronto soccorso più vicino, fare sempre lo stesso percorso.

Anche questi danno sollievo, e anche questi mantengono la paura: confermano ogni volta che senza quella precauzione sarebbe successo qualcosa.

Quando l'agorafobia restringe la vita

C'è un punto in cui la difficoltà smette di riguardare i luoghi e comincia a riguardare tutto il resto.

Lavori rifiutati perché richiedono spostamenti. Inviti declinati con scuse plausibili. Viaggi rimandati. Una geografia personale che si accorcia fino a comprendere casa, poche strade e pochi posti sicuri.

Chi ci arriva raramente lo riconosce mentre accade, perché ogni singola rinuncia sembrava ragionevole al momento di farla.

Come si lavora sull'agorafobia a Milano, Monza e Cernusco

Ricevo in due studi a Milano, a Monza e a Cernusco sul Naviglio, oppure online. Per chi ha difficoltà a spostarsi, la modalità online è spesso quella che rende possibile iniziare — e questo è vero in particolare per questa difficoltà.

Il lavoro procede in due direzioni. La prima è il meccanismo: capire cosa attiva l'allarme, quali interpretazioni lo alimentano, e quale ruolo hanno i comportamenti protettivi che sembrano aiutare.

La seconda è il recupero del campo. Gradualmente, d'accordo, e mai partendo dalla situazione più difficile. Non si tratta di dimostrare qualcosa: si tratta di ricostruire accesso dove si è ristretto.

Quando ha senso chiedere aiuto

— Sto scegliendo dove andare in base a quanto sarebbe facile uscirne?

— L'elenco delle cose che evito è più lungo di sei mesi fa?

— Esco portandomi dietro qualcosa che prima non mi serviva?

— Ci sono posti dove vado solo se accompagnato?

Domande frequenti

No. È la paura di trovarsi dove sarebbe difficile andarsene, o essere soccorsi, se si stesse male. Per questo comprende anche spazi chiusi e affollati.

Sì, anche se nella maggior parte dei casi l'agorafobia si sviluppa dopo. Il criterio è la paura della situazione, non la presenza di attacchi.

No. Gli incontri online hanno la stessa durata e lo stesso costo di quelli in studio, e per questa difficoltà sono spesso il punto di partenza.

Giuseppe Iannone, ritratto.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta

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