Psicoterapeuta

EN

Primo contatto

Scrivimi come ti è più comodo.

Rispondo personalmente, in genere entro [segnaposto] giorni.

I tuoi dati saranno trattati con la massima riservatezza.

Primo piano di uno smartphone con cover rosa su una superficie color lavanda.

Una difficoltà relazionale

Dipendenza affettiva

Quando il baricentro si sposta fuori da te, e stare bene comincia a dipendere da qualcun altro.

Il bisogno dell’altro diventa così forte da rendermi difficile stare bene, scegliere o sentirmi al sicuro senza la sua presenza o approvazione.

Cos'è, e perché non è una diagnosi

“Dipendenza affettiva” non è una categoria diagnostica autonoma: non compare come diagnosi nei principali manuali diagnostici. È un'espressione descrittiva utilizzata per indicare un modo di vivere la relazione in cui il proprio equilibrio, le proprie scelte e il proprio senso di sicurezza diventano fortemente dipendenti dalla presenza, dall'approvazione o dallo stato emotivo dell'altro.

Il fatto che non sia una diagnosi non significa che l'esperienza non sia reale. Significa piuttosto che è più utile descrivere come funziona quella relazione invece di trasformare un insieme di comportamenti e vissuti in un'etichetta.

Come si riconosce

Non dalla quantità di amore o di bisogno che si prova per qualcuno. Tenere profondamente a una persona è parte delle relazioni umane.

La questione riguarda ciò che accade al resto della tua vita.

L'umore della giornata dipende da un messaggio ricevuto o non ricevuto. Le decisioni vengono prese pensando prima a come reagirà l'altro. Le proprie preferenze diventano sempre più difficili da riconoscere. Amici, interessi e attività che prima avevano uno spazio si restringono progressivamente, senza che sia stata una scelta consapevole.

Il segnale più importante, quindi, non è quanto ami l'altro, ma quanto spazio rimane per te.

Non è la stessa cosa dell'ansia nelle relazioni

Le due esperienze possono essere vicine e spesso coesistono, ma non sono necessariamente la stessa cosa.

Nell'ansia relazionale il tema centrale può essere la sicurezza del legame: piccoli segnali vengono interpretati come possibili indizi di distanza, rifiuto o abbandono, e la ricerca di rassicurazione offre un sollievo che può durare poco.

Nella dipendenza affettiva il problema può riguardare maggiormente il proprio baricentro: anche quando la relazione non è realmente minacciata, diventa difficile capire cosa si desidera, decidere o sentirsi sufficientemente al sicuro senza il riferimento costante all'altro.

Distinguere questi aspetti non serve a stabilire un'etichetta, ma a comprendere quale meccanismo sta mantenendo la difficoltà.

Quando il problema non è la dipendenza, ma il controllo

C'è una distinzione importante da fare.

Se il partner controlla i tuoi spostamenti o le tue spese, decide chi puoi frequentare, ti isola, ti umilia, svaluta sistematicamente ciò che dici o mette in atto comportamenti violenti, non si tratta semplicemente di una relazione in cui qualcuno è diventato “troppo dipendente”.

Questi comportamenti richiedono una valutazione diversa e, soprattutto, attenzione alla sicurezza.

In Italia è disponibile il 1522, numero gratuito attivo 24 ore su 24, anche per chi vuole semplicemente parlare con un'operatrice o capire meglio una situazione. Non è necessario aver già deciso di lasciare una relazione per chiedere aiuto.

Il lavoro psicologico non sostituisce gli interventi necessari nelle situazioni di violenza o controllo. Quando la sicurezza è in gioco, viene prima di qualsiasi altra considerazione.

Lasciare non è la risposta automatica

Dire a una persona di “lasciare” la relazione può sembrare una soluzione semplice, ma non è sempre il punto da cui cominciare.

La decisione di restare, allontanarsi o interrompere una relazione appartiene alla persona che la vive e dipende dalla sua storia, dalle sue condizioni e dai vincoli concreti della sua situazione.

C'è inoltre una questione più profonda: se il proprio modo di stare nella relazione non cambia, alcune dinamiche possono ripresentarsi anche in un rapporto successivo.

Per questo il lavoro psicologico può iniziare prima dalla domanda “come sto dentro questa relazione?” e solo dopo, se necessario, arrivare alla domanda “voglio ancora esserci?”.

Come si lavora

Si comincia spesso dal recupero di criteri che nel tempo sono diventati meno accessibili: cosa preferisci, cosa ti fa stare bene, cosa ti stanca, cosa desideri, cosa non vuoi più accettare.

Per alcune persone è una parte sorprendentemente difficile, perché per molto tempo hanno imparato a orientarsi soprattutto attraverso l'altro.

Poi si lavora sulle situazioni concrete: il momento in cui hai rinunciato a una tua preferenza, cercato una rassicurazione, modificato un comportamento per evitare una possibile reazione o messo da parte una parte della tua vita.

Da qui può iniziare una ricostruzione graduale del proprio spazio: relazioni, interessi, attività, tempo personale e capacità di scegliere.

L'obiettivo non è imparare ad avere meno bisogno degli altri. È poter stare in una relazione senza perdere la possibilità di essere anche se stessi.

Domande frequenti

Non dall'intensità: tenere molto a qualcuno non è un sintomo. La differenza sta in cosa è successo ai tuoi criteri — se riesci ancora a sapere cosa preferisci, cosa ti stanca e cosa ti interessa quando l'altro non c'è, e se stare bene indipendentemente da lui produce colpa. Detto questo, "dipendenza affettiva" non è una diagnosi e nessuno può stabilirla leggendo: quello che si può fare in un primo incontro è guardare la tua situazione concreta.

Non è una domanda a cui rispondo io: è una decisione che riguarda la tua vita e dipende da vincoli che conosci solo tu. C'è anche un motivo pratico per non partire da lì — se il modo di stare in relazione resta invariato, la stessa dinamica tende a ricostruirsi altrove. Il lavoro riguarda prima come ci stai dentro. Fa eccezione la situazione in cui c'è violenza o controllo: là la sicurezza viene prima di tutto il resto.

Sì, e per alcune persone è il momento in cui diventa possibile. Quando il legame è ancora in corso, gran parte dell'attenzione è occupata da quello che sta accadendo giorno per giorno. Dopo, lo spazio per guardare la dinamica dall'esterno è maggiore — ed è la stessa dinamica che, se resta invariata, si ripresenta nella relazione successiva.

Giuseppe Iannone, ritratto.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta

PRIMO PASSO

Se senti che è il momento di affrontare ansia e panico, scrivimi.

Numero di telefono

Come preferisci essere ricontattato?

Rispondo entro 24 ore.