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DISTURBI D'ANSIA

Ansia sociale

Non è timidezza. È la sensazione di essere continuamente valutati, e di non passare l'esame.

Evito le persone per non sentirmi giudicato e ho paura di fare una figuraccia anche nelle situazioni più normali.

Ansia sociale o timidezza: qual è la differenza

La timidezza è un tratto. Rende più lenta l'apertura, ma non impedisce di fare le cose.

L'ansia sociale è un'altra faccenda. Non riguarda la difficoltà a parlare con gli sconosciuti, ma la certezza anticipata di essere giudicati male — e quello che si fa per evitare che accada.

La differenza pratica è l'evitamento. Chi è timido a una cena parla poco. Chi ha ansia sociale a quella cena non ci va, oppure ci va e passa la serata a monitorare come sta andando.

La paura del giudizio, e cosa la mantiene

Il meccanismo centrale è un'attenzione girata al contrario.

Nelle situazioni sociali l'attenzione dovrebbe stare fuori: sull'altro, sulla conversazione, su quello che succede. Nell'ansia sociale si sposta dentro: come sto apparendo, sto arrossendo, sto sudando, la voce mi trema, ho detto una cosa stupida.

Questo produce due effetti insieme. Il primo è che si perde metà della conversazione, perché una parte dell'attenzione è impegnata altrove. Il secondo è che l'informazione su cui si giudica la propria prestazione non viene dall'esterno — viene da come ci si è sentiti dentro.

Ed è per questo che la valutazione è quasi sempre più severa della realtà: si sta giudicando la propria ansia, non quello che gli altri hanno effettivamente visto.

Il post-mortem: rimuginare dopo

Molte persone descrivono la parte peggiore non come la situazione, ma come le ore successive.

Si ripercorre la conversazione cercando errori. Si isola una frase e la si rilegge decine di volte. Si immagina cosa avranno pensato. E ogni ripasso rende il ricordo più negativo di com'era l'evento.

Questa revisione ha l'aria di essere utile — sembra imparare dagli errori. Non lo è: consolida una versione dei fatti costruita dall'interno dell'ansia.

Ansia da prestazione e paura di parlare in pubblico

Una forma frequente si concentra su situazioni specifiche: parlare in pubblico, una riunione, un esame, una presentazione.

Qui la struttura è ancora più esplicita: c'è una prestazione, c'è un pubblico, c'è un giudizio. Il corpo reagisce come reagirebbe di fronte a una minaccia, e i segnali di quella reazione — voce che trema, rossore, sudore — diventano essi stessi motivo di paura, perché potrebbero essere visti.

Da lì nasce il tentativo di controllarli, che li aumenta.

I comportamenti protettivi che peggiorano le cose

Non sono sempre evitamenti espliciti. Spesso sono strategie fini, invisibili da fuori.

Preparare mentalmente le frasi prima di dirle. Parlare poco per non sbagliare. Bere qualcosa prima per allentare. Tenere il telefono in mano per avere una via d'uscita. Stare vicino a una persona conosciuta. Evitare gli sguardi.

Ognuna riduce l'ansia sul momento. Tutte insieme impediscono l'unica cosa che la ridurrebbe davvero: scoprire che senza di esse non sarebbe successo niente.

Psicoterapia per l'ansia sociale a Milano, Monza e Cernusco

Ricevo in due studi a Milano, a Monza e a Cernusco sul Naviglio, oppure online. Lavoro in italiano e in inglese.

Il primo incontro serve a capire in quali situazioni compare, cosa si teme esattamente che accada, e cosa si fa per impedirlo — questa terza parte è spesso quella meno visibile a chi la mette in atto.

Poi il lavoro riguarda tre cose: spostare l'attenzione da dentro a fuori, ridurre progressivamente i comportamenti protettivi, e verificare nella realtà le previsioni che si danno per certe.

Quando ha senso chiedere aiuto

— Rinuncio a cose che vorrei fare per non trovarmi in quelle situazioni?

— Passo le ore dopo a ripercorrere quello che ho detto?

— Ci sono strategie che uso sempre e senza cui non ci andrei?

— Sto scegliendo il lavoro, o le amicizie, in base a questo?

Domande frequenti

No. La timidezza è un tratto del carattere che non impedisce di fare le cose. L'ansia sociale comporta evitamento, e quell'evitamento restringe la vita.

No. Le situazioni più frequenti sono ordinarie: una telefonata, un pranzo con colleghi, entrare in un negozio, chiedere qualcosa. Parlare in pubblico è una forma, non la definizione.

Sì. Gli incontri online hanno la stessa durata e lo stesso costo di quelli in studio.

Giuseppe Iannone, ritratto.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta

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