
Una difficoltà sessuale
Eiaculazione precoce
Il criterio non è il cronometro, ma il fatto che tu non abbia margine di scelta.
Finisce sempre troppo presto, e ormai ci penso ogni volta.
Cos'è, e cosa non è
Il criterio clinico non è una durata: è la mancanza di controllo volontario, unita al disagio che ne deriva. Due persone con gli stessi tempi possono avere una situazione completamente diversa a seconda di quanto quella cosa pesi nella loro vita.
Per questo la domanda "quanto dovrebbe durare" non ha una risposta utile. La domanda utile è un'altra: hai la sensazione di poter scegliere?
Primaria e acquisita
Le due situazioni sono diverse e vanno distinte. Quando la difficoltà è presente fin dai primi rapporti, il quadro è di un tipo. Quando compare dopo un periodo in cui non c'era, è di un altro — e in quel caso ha quasi sempre senso capire cosa è cambiato intorno: un periodo di stress, una relazione nuova, una terapia farmacologica iniziata.
La forma acquisita è anche quella in cui la valutazione medica pesa di più.
Il ruolo dell'attenzione
Dopo alcuni episodi, l'attenzione cambia direzione: invece di stare su quello che sta accadendo, comincia a monitorare quanto tempo è passato e quanto manca.
Il monitoraggio è la risposta più naturale possibile, ed è anche quella che riduce il margine. Le strategie di distrazione — pensare ad altro, contare — funzionano sullo stesso principio e hanno lo stesso limite: allontanano dall'esperienza invece di regolarla.
La valutazione medica
Va fatta, soprattutto nella forma acquisita. Prostatiti, alterazioni tiroidee e alcune terapie farmacologiche possono avere un ruolo, e sono cose che si escludono con un accertamento, non con un'interpretazione.
Anche il contrario è vero: alcuni farmaci prescritti per altro modificano la risposta sessuale, e saperlo cambia completamente la lettura della situazione. Il riferimento è il medico curante o l'urologo.
Cosa succede nella coppia
A un certo punto la difficoltà smette di riguardare il singolo episodio e comincia a organizzare l'intimità: si rimanda, si trovano ragioni, si riduce la frequenza.
Il partner spesso legge il ritiro come disinteresse, e quella lettura aggiunge un secondo problema al primo. È il momento in cui parlarne diventa difficile proprio mentre servirebbe di più.
Come si lavora
Si parte da come è cominciata e da cosa è cambiato da allora — la storia della difficoltà, non solo la sua forma attuale.
Il lavoro riguarda lo spostamento dell'attenzione, la riduzione dell'evitamento e, dove ha senso, il coinvolgimento del partner in uno o più incontri. Quest'ultimo si valuta insieme, non si dà per scontato.
Domande frequenti
Non nel senso in cui la domanda viene di solito posta. Il criterio clinico riguarda il controllo volontario e il disagio che l'assenza di controllo produce, non un numero di minuti. Due persone con gli stessi tempi possono trovarsi in situazioni molto diverse, e la differenza sta in quanto la cosa pesa nella loro vita.
Sì, soprattutto se la difficoltà è comparsa dopo un periodo in cui non c'era. Prostatiti, alterazioni tiroidee e alcune terapie farmacologiche possono avere un ruolo, e vanno escluse da un medico prima o accanto al lavoro psicologico. Il primo riferimento può essere anche il medico curante.
Alcune derivano da protocolli clinici reali, ma vengono presentate fuori dal contesto in cui erano state pensate — senza valutazione iniziale, senza distinzione fra forma primaria e acquisita, e senza nessuno che verifichi cosa succede applicandole. Il rischio concreto è che diventino un'altra cosa da fare bene, e quindi un'altra fonte di controllo.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta
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