
Un sottotipo dell'ansia
Ansia da prestazione sessuale
Quando la paura che qualcosa non funzioni è esattamente ciò che impedisce che funzioni.
Ci penso già prima che succeda, e proprio perché ci penso non succede.
Cos'è l'ansia da prestazione sessuale
È la forma che l'ansia da prestazione prende nell'intimità: l'attenzione si sposta da quello che sta accadendo al modo in cui sta andando. Da esperienza diventa verifica.
La particolarità è che qui il controllo è particolarmente controproducente, perché la risposta sessuale non è volontaria: non risponde allo sforzo, e monitorarla la interrompe.
Il circolo che si autoalimenta
Un episodio in cui qualcosa non funziona può avere mille cause occasionali: stanchezza, alcol, una giornata pesante, una relazione nuova. Quello che accade dopo conta più dell'episodio.
Se quell'episodio diventa un precedente, l'incontro successivo comincia con una domanda — andrà come l'altra volta? — e la domanda porta l'attenzione dove non serve. A quel punto la difficoltà si conferma, e il precedente diventa due.
Da lì in poi il problema non è più quello iniziale. È l'attesa.
Non riguarda solo gli uomini
Nell'uomo si presenta spesso come difficoltà erettile o come controllo dell'eiaculazione. Nella donna più frequentemente come difficoltà di eccitazione, calo del desiderio, o dolore durante i rapporti — dove la tensione muscolare che l'ansia produce ha un effetto diretto.
La forma cambia, il meccanismo no: l'attenzione che sorveglia interferisce con una risposta che non può essere prodotta a comando.
La valutazione medica viene prima
Disfunzione erettile, calo del desiderio e dolore durante i rapporti hanno tutti cause organiche possibili, e vanno escluse da un medico prima o accanto al lavoro psicologico.
Le cause possono anche essere miste: una componente organica e una psicologica che si alimentano a vicenda, dove l'ansia mantiene una difficoltà cominciata per altro. Per questo l'accertamento medico non rimanda il lavoro psicologico — spesso i due percorsi procedono insieme.
Quando comincia a organizzare la coppia
A un certo punto l'evitamento entra nella relazione: si rimanda, si trovano ragioni, l'intimità si riduce. L'altro spesso interpreta il ritiro come disinteresse, e quella lettura aggiunge un secondo problema al primo.
È il momento in cui parlarne diventa difficile proprio mentre servirebbe di più. Qui un incontro insieme può essere utile — si valuta, non si dà per scontato.
Come si lavora
Si parte da quello che succede adesso, non da un resoconto. Servono le informazioni cliniche necessarie a capire il meccanismo — quando accade, in quali circostanze, da quanto tempo — e si procede al ritmo che è sostenibile.
Il lavoro riguarda lo spostamento dell'attenzione e la riduzione dell'evitamento, per gradi e in modo concordato. È un ambito in cui il pudore è la regola, non l'eccezione, e non è un ostacolo.
Domande frequenti
Può essere entrambe le cose, e spesso lo è. Una causa organica può innescare la difficoltà, e l'ansia che ne segue può mantenerla anche dopo che la causa iniziale è stata risolta. Per questo la valutazione medica e il lavoro psicologico non sono alternativi: si escludono le cause organiche e, se la difficoltà resta, si lavora sul meccanismo.
No. Servono le informazioni cliniche necessarie a capire il meccanismo, non un resoconto. Le domande le faccio io, e rispondere a una domanda precisa è diverso dal dover trovare le parole da solo. Si procede al ritmo che è sostenibile.
Il consiglio di non pensarci è il più diffuso e il meno praticabile: provare a non monitorare è ancora una forma di monitoraggio. Quello su cui si lavora non è smettere di pensare, ma spostare l'attenzione su quello che sta effettivamente accadendo — ed è una cosa che si allena, non che si decide.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta
PRIMO PASSO