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Un tema della coppia

Dopo un tradimento

La fase acuta ha un funzionamento riconoscibile, e non coincide con il momento in cui si prendono le decisioni.

Mi ripasso le date in testa tutta la notte, come se servisse a qualcosa.

Cosa succede dopo la scoperta

Le prime settimane hanno un quadro abbastanza riconoscibile, e chi lo attraversa quasi sempre pensa di essere l'unico a reagire così: immagini che tornano senza essere chiamate, bisogno di ricostruire la cronologia, controllo di telefono e spostamenti, sonno frammentato, appetito alterato.

È una reazione a un evento che ha rimesso in discussione una premessa su cui era costruita la vita quotidiana. Sapere che ha una forma tipica non la rende meno faticosa, ma toglie la sensazione di stare impazzendo.

Due esperienze in parallelo

Chi ha scoperto e chi ha tradito attraversano cose diverse, e nessuna delle due è la versione facile.

Da un lato c'è la perdita di una premessa, e la fatica di stare in una casa dove tutto sembra doppio. Dall'altro spesso una richiesta di essere assolto rapidamente che non trova risposta, e la difficoltà di sostenere un dolore di cui si è la causa senza trasformarlo in difesa.

Quando le due esperienze non trovano un posto dove essere dette, la conversazione si riduce a un interrogatorio e a una difesa. È il punto in cui una stanza terza serve concretamente.

Le domande sui dettagli

Il bisogno di sapere tutto è quasi universale, e ha una logica: ricostruire i fatti sembra il modo di riprendere il controllo su qualcosa che è accaduto senza di te.

Nella pratica funziona a metà. Alcune informazioni servono davvero — la portata, la durata, se ci sono conseguenze pratiche o sanitarie da affrontare. I dettagli sensoriali, invece, tendono a diventare materiale per le immagini intrusive, e ogni risposta ne genera una domanda nuova.

Distinguere fra le due categorie è una delle cose concrete su cui si lavora nelle prime sedute.

Non decidere subito

Nella fase acuta la capacità di valutare è ridotta, per ragioni fisiologiche prima che emotive: il sonno è compromesso e l'attivazione è alta. Le decisioni prese lì sono spesso decisioni prese dalla reazione.

Questo non significa restare: significa separare il momento in cui si sopravvive dal momento in cui si scegle. Chi decide di andarsene dopo, decide meglio di chi lo fa il primo giorno — e vale anche per chi decide di restare.

Cosa può fare la terapia di coppia, e cosa no

Può creare la stanza in cui le due esperienze diventano dicibili senza che una cancelli l'altra, e mettere in chiaro cosa è accaduto nella relazione prima dell'episodio — che raramente è irrilevante, e non è la stessa cosa che cercare una giustificazione.

Non può stabilire chi ha ragione, e non può garantire un esito. Alcune coppie proseguono, altre si separano con più chiarezza di quanta ne avrebbero avuta altrimenti. Nessuno dei due esiti è il fallimento del percorso.

Se la coppia non continua

Il lavoro non diventa inutile. Separarsi capendo cosa è successo è diverso da separarsi nel mezzo di una reazione, e la differenza si vede negli anni successivi — nelle relazioni che seguono, e in come si racconta la propria storia.

Quando è coinvolta una famiglia con figli, quella differenza riguarda anche loro.

Domande frequenti

Alcune informazioni servono davvero: la portata, la durata, se ci sono conseguenze pratiche o sanitarie da affrontare. I dettagli sensoriali funzionano diversamente — tendono a diventare materiale per le immagini che tornano da sole, e ogni risposta genera una domanda nuova. Distinguere le due categorie è una delle prime cose concrete su cui si lavora.

Non è una domanda con una risposta generale, e chiunque ne dia una uguale per tutti sta dicendo qualcosa che non può sapere. Quello che si può dire è che dipende da cose osservabili — cosa è accaduto, cosa è accaduto prima, e cosa entrambi sono disposti a portare in una stanza. Alcune coppie proseguono, altre si separano con più chiarezza di quanta ne avrebbero avuta.

Sì, e capita spesso: uno dei due arriva prima, a volte perché l'altro non è pronto, a volte per capire cosa vuole prima di proporre un percorso a due. Il lavoro individuale in quella fase riguarda come stai attraversando questo periodo, non la ricostruzione della relazione — che è un percorso a sé e richiede entrambi in seduta.

Giuseppe Iannone, ritratto.

Dr. Giuseppe Iannone — Psicoterapeuta

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