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Coronvirus e disturbo post-traumatico da stress

Coronavirus e disturbo da stress post traumatico.

La parola stress è entrata nell’uso quotidiano. La si usa spesso per indicare la fatica che si prova a gestire tutti gli impegni della vita di ogni giorno, fin troppo frenetica. Coronavirus, quarantena e disturbo da stress post traumatico. Chi è maggiormente a rischio di soffrire di un disturbo post-traumatico da stress?

Dal punto di vista medico, lo stress si definisce come una risposta psicofisica a incombenze che vengono percepite come eccessive rispetto alle proprie capacità.

La percezione di incapacità può non essere reale, anzi spesso la persona riesce comunque a portare a termine il compito che ha di fronte. È invece il peso mentale di dover affrontare qualcosa che si vive come arduo a generare ansia.

I compiti che mettono sotto pressione possono essere molti diversi fra loro. La stessa persona può essere sotto stress per eventi differenti, apparentemente scollegati. Si tende a collegare lo stress col lavoro, o con la gestione della famiglia. Ma lo stress può nascere anche in ambito emotivo, cognitivo o sociale.

Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista.
Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi di stress e ansia.

Quanti tipi di stress esistono?

Esistono diversi tipi  di stress
Esistono diversi tipi di stress

Esistono diversi tipi di stress. Si parla di ‘stress acuto’ quando l´evento stressante si presenta eccezionalmente ed è di durata limitata.

Si parla invece di ‘stress cronico’ se l´evento stressante perdura nel tempo.

Esiste poi lo ‘stress cronico intermittente’, caratterizzato da ansia e altri sintomi che si presentano a intervalli regolari, ma con durata limitata.

Infine, un’altra tipologia di stress è quello che è chiamato “disturbo post – traumatico da stress“. In questo caso l’origine del disturbo è quasi sempre ben individuabile. Lo stato di ansia cronica è causato da un avvenimento preciso.

Cos´è il disturbo post-traumatico da stress?

La definizione esatta di disturbo post-traumatico da stress è la seguente: “Una condizione di stress acuto che si manifesta in seguito all’esposizione a un evento traumatico”.

disturbo post traumatico da stress
Il disturbo post traumatico da stress è comune tra i reduci di guerra

Uno degli esempi più diffusi è quello dei reduci di guerra. Aver vissuto in prima persona una situazione spaventosa, essere stati in pericolo di vita o aver visto compagni feriti o deceduti, lascia strascichi emotivi per il resto della vita.

Nella maggior parte dei casi, tale shock viene superato dalla persona in maniera autonoma dopo un certo lasso di tempo. Quando però la sofferenza si prolunga oltre un mese dall’evento, senza miglioramenti nell’umore della persona, anzi con ripercussioni negative sulla vita lavorativa o sociale, è opportuno ricorrere a uno specialista per un’analisi della situazione.

Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico. Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista. Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi di stress e ansia.

L´origine del disturbo da stress post-traumatico

Più di un Italiano su due è stato esposto ad almeno un evento traumatico.
Più di un Italiano su due è stato esposto ad almeno un evento traumatico.

Su iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2013 è stato condotto uno studio chiamato European Study of the Epidemiology of Mental Disorders. Dai risultati di questo studio è emerso che in Italia più della metà della popolazione (56,1%) è stata esposta ad almeno un evento traumatico. Il conseguente rischio di sviluppare un disturbo post – traumatico da stress è stato calcolato tra il 12,2% per gli eventi legati alla guerra e lo 0,8% per la violenza sessuale (Carmassi, Dell’Osso et al., 2014 per le analisi del campione italiano).

Dunque il disturbo ha origine da un evento drammatico durante il quale la persona ha fortemente temuto per la propria incolumità. Questi eventi includono minacce di morte, gravi lesioni o serie minacce alla propria incolumità.

Ansia e stress Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico. Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista. Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi di stress e ansia.

Spesso non è neppure necessario che l’evento sia vissuto in prima persona.

Infatti anche essere testimoni di situazioni in cui altri si siano trovati in pericolo può generare il disturbo.

Se si tratta di un familiare, l’esperienza ovviamente è amplificata e il rischio di stress molto più alto. Talvolta anche solo la notizia che una persona casa sia stata vittima di una forma di violenza o sia venuto a mancare in maniera brutale, può divenire l’origine di tale patologia.

 Essere testimoni di situazioni in cui altri si siano trovati in pericolo può generare il disturbo
Essere testimoni di situazioni in cui altri si siano trovati in pericolo può generare il disturbo

In altri casi, non è un singolo evento a causare questa tipologia di stress, ma la ripetuta e costante esposizione a eventi drammatici, anche in maniera indiretta. E’ il caso di chi si trova a vivere in un Paese in guerra, anche se non assiste mai ai combattimenti.

La percezione di allarme generale mantiene attivo per periodi prolungati il meccanismo ansiogeno. Possono essere soggetti a rischio anche i soccorritori o gli operatori sanitari che si trovino a operare in circostanze imprevedibili o inusuali, oppure in situazioni di emergenza per un periodo piuttosto prolungato.

Ansia e stress Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico. Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista.
Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi da stress e ansia.

Il disturbo non sempre sorge dopo aver vissuto l’evento scatenante.

Il disturbo da stress può manifestarsi mesi dopo l´evento traumatico
Il disturbo da stress può manifestarsi mesi dopo l´evento traumatico

In alcuni casi la manifestazione completa avviene dopo oltre 6 mesi dall’esposizione agli episodi violenti. In alcuni casi, poi, tutti i sintomi si presentano ad anni di distanza.

Questo ovviamente aggrava il quadro generale del paziente, che per un lungo lasso di tempo ha sottostimano o sbagliato a individuare il problema.

Un esempio molto frequente di questo esordio a scoppio ritardato si registra in quegli adulti con alle spalle una storia di abuso fisico o sessuale da bambini, ma che manifestano i sintomi solo molto più avanti nel corso della vita.

Il disturbo si definisce “acuto” se i sintomi persistono per meno di tre mesi, “cronico” se ha una durata superiore ai 3 mesi. Infine, è chiamato “tardivo” se sono trascorsi almeno 6 mesi dall’evento prima che affiorino i segnali della disfunzione psichica.

Ansia e stress Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico. Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista.
Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi da stress e ansia.

I bambini molte volte non rivelano i segnali della patologia in maniera diretta.

Ma tali segni possono emergere attraverso la rivisitazione durante il gioco, oppure in alcun sogni difficilmente interpretabili. Potrebbero esserci problemi di iperattività, condotta o concentrazione, che in un primo momento non vengono correttamente collegati al problema scatenante.

Quali sono i sintomi del disturbo post-traumatico da stress?

sintomi del disturbo post-traumatico da stress riguardano principalmente la sfera psicologica. Chi soffre di tale patologia vive in uno stato di irrequietezza quasi costante.
Il ricordo dell’evento traumatico è vissuto in maniera intrusiva e ripetuta . Ciò può avvenire sotto forma di memorie involontarie, indesiderate, intrusive, che si presentalo all’improvviso e in qualsiasi momento. Frequenti sono gli incubi, che arrivano ad alterare il normale riposo notturno. Comuni anche gli stati dissociativi e i flashback.

Gli incubi possono essere un sintomo del disturbo da stress
Gli incubi possono essere un sintomo del disturbo da stress

L’evento viene rivissuto come se fosse reale in quel momento, scatenando le stesse reazioni provate in passato. Episodi neutri rievocano stati angoscianti. Per esempio il rumore di una frenata può richiamare la paura sofferta durante un grave incidente. Nei casi più gravi, il soggetto può momentaneamente perdere il contatto con il presente, restando paralizzato in una sofferenza psicologica e fisiologica per tutto il tempo in cui il ricordo rivive nella sua mente.

Ansia e stress Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico. Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista.

Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi da stress e ansia.

La persona può cominciare a evitare con attenzione tutte le situazioni che possono far scattare l’allarme. Se individua luoghi, persone, oggetti che innescano il ricordo dell’evento, comincerà a evitarli. Maggiore è il livello del disturbo, più elevato sarà l’impatto che questo atteggiamento avrà sulla vita quotidiana della persona. Il rischio di isolamento è molto alto. Con la mente quasi costantemente occupata dai ricordi dell’avvenimento tragico, la persona dimostra un interesse sempre più fievole per la vita sociale e le attività quotidiane, vivendo una sensazione di distacco o di estraneità verso il mondo.

Il rischio di isolamento è alto in chi soffre di disturbo post-traumatico da stress
Il rischio di isolamento è alto in chi soffre di disturbo post-traumatico da stress

L’allontanamento o evitamento dei fattori scatenanti non è sufficiente a contenere le manifestazioni di ansia o panico.

Le memorie possono riaffiorare in qualsiasi momento e venire richiamate nei modi più imprevisti. Tutto ciò influenza gravemente l’umore, e può avere effetti negativi anche sulla cognizione. Chi soffre da stress da evento post – traumatico tende a vivere in stati emotivi negativi persistenti.

La paura e la rabbia rischiano di diventare compagnie onnipresenti. In alcune occasioni sorgono senso di colpa o vergogna, se il soggetto si convince che avrebbe dovuto intervenire in maniera differente, o che in qualche modo avrebbe potuto evitare che l’evento traumatico avesse luogo. Emergono pensieri distorti sulla causa o sulle conseguenze dell’evento, alla ricerca di un colpevole. Si arriva a incolpare se stessi o gli altri. Ne derivano opinioni eccessivamente negative su se stessi e sugli altri. Il rimuginio costante crea uno stato ansioso cronico, tra le cui conseguenze c’è l’incapacità di provare emozioni positive.

Ansia e stress Coronavirus quarantena e disturbo da stress post traumatico. Anche questo periodo di quarantena è un evento traumatico e inaspettato. Lo stato di emergenza generalizzato e protratto potrebbe lasciare ripercussioni in alcune persone. La cosa migliore è, nel caso ci si senta sopraffatti dall’ansia, cercare il supporto di uno specialista. Non esitare a contattarci se sperimenti sintomi da stress e ansia.

3 esercizi per gestire l´ansia e lo stress

Ecco 3 esercizi per allenare il respiro e gestire l´ansia e lo stress.

Nell´articolo precedente, che puoi leggere cliccando qui, abbiamo trattato della relazione tra ansia, depressione e postura.

Oggi proponiamo 3 esercizi per allenare il respiro e gestire l´ansia e lo stress.

Questi esercizi sono utilizzati sia in fisioterapia che in psicoterapia e danno ottimi risultati nella gestione di ansia e stress.

https://www.giuseppeiannone.it/psicoterapia-online/

Allenare il diaframma per controllare il respiro è fondamentale in caso di stati ansiosi e per gestire lo stress.

Questi 3 esercizi:
Favoriscono la ventilazione
Incrementano la forza dei muscoli deficitari e poco reclutati
Promuovono il rilassamento
Consentono di affrontare e gestire eventuali episodi di ansia o panico
Incrementano la resistenza allo sforzo
Migliorano le attività di vita quotidiana

ESERCIZIO 1 -RESPIRAZIONE A TERRA

Sdraiarsi a pancia in su, cervicale rilassata, gambe flesse, una mano sul petto, l’altra sull’addome. Prendendo aria col naso (inspirazione) si gonfia esclusivamente la pancia, per poi eliminarla dalla bocca con labbra semichiuse (espirazione). Le mani servono ad avvertire che durante l’esercizio si gonfi la pancia e NON il torace. L’esercizio va ripetuto lentamente per 20-30 volte circa. Si può anche posizionare un libro sulla pancia e avvertire il sollevamento durante l’inspirazione e la discesa durante l’espirazione.

ESERCIZIO 2 – RESPIRAZIONE DA SEDUTI

Usando gli stessi meccanismi respiratori dell’esercizio 1, questo si svolgerà seduti su sedia o sgabello, cercando di tenere quanto più possibile la schiena e le spalle aderenti allo schienale o alla parete, lo sguardo dritto. Questo esercizio è leggermente più difficile del primo in quanto si avvertirà più tensione.

ESERCIZIO 3 – DISTENSIONE DELLE GAMBE LUNGO UNA PARETE

L’angolo tra gambe e busto dovrebbe essere di 90 gradi, ma se si avverte troppa tensione ci si può allontanare leggermente dalla parete. Questa posizione allevia le tensioni dei muscoli posteriori della coscia, della zona lombare e aiuta la circolazione delle aree periferiche verso il cuore, riducendo lo stress. Mantenere la posizione per 5 minuti circa.

E se l´ansia permane?

Il corretto e completo trattamento di questi casi specifici si avvale della Psicoterapia e di una rieducazione posturale.

Una moderata attività fisica aumenta la produzione di endorfine, sostanze chimiche prodotte dal nostro cervello che regolano l’umore.

Contattaci oggi per imparare a gestire stress e ansia.

Articolo del Dr. Giuseppe Procopio – Fisioterapista

Ansia depressione e postura

Ansia depressione e postura

Alcuni disturbi posturali nascono da una componente emotiva di forte stress dovuta a stati depressivi e ansiosi, che spesso modificano sensibilmente l’armonia corporea.

Ansia depressione e postura. Come influenzano la nostra postura?

La postura, per definizione, è la posizione del corpo nello spazio attraverso tutte le sue componenti, come articolazioni, ossa, muscoli, ecc.

Un po´di anatomia. Com`è strutturata la colonna vertebrale?

Il cranio (in alto) e la pelvi (in basso) delimitano la colonna vertebrale
Il cranio (in alto) e la pelvi (in basso) delimitano la colonna vertebrale

La colonna vertebrale è formata da 33 vertebre. 7 cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5 sacrali fuse e 3 o 4 coccigee.

E’ inoltre caratterizzata da 4 curve: 2 principali posteriori (cifosi toracica e sacrale) e 2 compensatorie anteriori (lordosi cervicale e lombare). Le curve principali sono presenti già alla nascita. Le seconde, invece si sviluppano quando il neonato impara a sollevare la testa e a camminare.

Le 4 curve servono a contrastare le forze di gravità e distribuire in modo uniforme il peso.

Ogni vertebra, poi, è separata da un disco intervertebrale. A partire dalla regione toracica si articolano le 12 coste che si proiettano anteriormente per formare la gabbia toracica.

Il cranio, invece, all’apice si articola con la colonna per mezzo dell’articolazione occipito-atlantoidea.

Infine la pelvi si articola per mezzo dell’articolazione sacroiliaca.

Da dove originano i disturbi muscoloscheletrici?

Ansia depressione e postura si influenzano reciprocamente. Molti disturbi muscoloscheletrici si possono correlare a tensioni sviluppate a seguito di movimenti ripetuti e prolungati e/o ad atteggiamenti posturali scorretti, mantenuti per molto tempo nel corso degli anni.

Le curve della colonna, quindi, possono alterarsi, generando trazioni eccessive sui muscoli e compressioni sui dischi intervertebrali e sulle articolazioni, creando una serie di problematiche a catena.

La postura nella depressione

La depressione è uno dei più comuni disturbi psichiatrici, caratterizzato da atteggiamento triste, pessimista e apatico. Ha un forte impatto dal punto di vista economico e comporta inoltre una “disabilità sociale” più significativa rispetto ad altre malattie (artrite, cefalee diabete…). E’ correlata a una progressiva perdita di plasticità e trofismo dei neuroni.

La postura in chi soffre di depressione è alterata
La postura in chi soffre di depressione è definita ipercifotica.

La postura in chi soffre di depressione è definita “ipercifotica”. Questa si caratterizza da atteggiamento curvo, cadente, con accentuazione della fisiologica cifosi dorsale. Le scapole appaiono protratte in avanti, le braccia cadenti. Il capo allo stesso modo risulta proiettato anteriormente. Nella maggior parte dei casi si noterà un’accentuazione delle due lordosi cervicale e lombare. La muscolatura del collo apparirà contratta.

Le conseguenze generate da una tale postura sono:
Ipomobilità della gabbia toracica e del cingolo scapolare.
Deficit del respiro per malfunzionamento del diaframma.
Deficit di funzionalità di tutti gli organi presenti nella regione toracica, in quanto “compressi” dalla postura chiusa.
Valgismo delle ginocchia.
Disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare.
Disturbi della vista, dell’equilibrio, lombalgia, lombosciatalgia o scoliosi (nei casi più gravi).

La postura nell´ansia

L’ansia può essere una condizione a eziologia parafisiologica o psicopatologica, a seconda delle manifestazioni.

Si definisce normale, ovvero un fenomeno necessario per la sopravvivenza, quando è una forma di allerta psichica contro uno stimolo esterno. Tale allerta incrementa le nostre capacità reattive e cognitive.

L´ansia è invece patologica, invece, quando si manifesta in forma spropositata, abbassando le nostre prestazioni.

I circuiti neuronali coinvolti sono il talamo, che collega il sistema esterocettivo, e le aree corticali per l’elaborazione dello stimolo ansiogeno. L’amigdala, che partecipa all’elaborazione della paura attraverso una via lunga ed una breve che poi passa attraverso la corteccia.

Le vie efferenti del circuito “ansia- paura” attivano una risposta del sistema autonomo. Questo attiva o deattiva a sua volta i sistemi simpatico e parasimpatico, provocando varie risposte: sudorazione, innalzamento della pressione, tachicardia ecc.

L’aspetto più caratteristico dell´ansia è il respiro alterato. La respirazione addominale o diaframmatica è minima, mentre quella toracica è dominante.

Il cattivo utilizzo del diaframma, muscolo posturale e respiratorio per eccellenza che fornisce stabilità alla colonna, potrebbe causare tensioni muscoloscheletriche eccessive.

Tensioni muscolari e spalle anteposte sono caratteristiche di chi soffre di ansia
Tensioni muscolari e spalle anteposte sono caratteristiche di chi soffre di ansia

I soggetti con ansia reclutano maggiormente i muscoli accessori della respirazione (intercostali, scaleni, scom, piccolo pettorale, dentato anteriore…). Ma ciò li predispone ad affaticamento, contratture e conseguente effetto sulla postura. Questa infatti apparirà rigida, con accentuate tensioni muscolari e spalle anteposte.

Lo sguardo di chi soffre d´ansia tende ad essere fisso. Molto frequente è laa tendenza all’onicofagia. Spesso si possono notare tic durante la posizione seduta. Per esempio movimenti convulsi di entrambe le gambe oppure dondolamento della singola gamba accavallata sull’altra.

Problematiche comuni correlate ad ansia e paura sono inoltre:

Facile irritabilità
Tremori
Cattiva qualità del sonno
Tachicardia
Difficoltà digestive
Debolezza

Esistono esercizi per imparare a controllare il respiro?

Ansia depressione e postura si influenzano reciprocamente. Leggi questo articolo per apprendere 3 semplici esercizi per allenare il diaframma e imparare a controllare il respiro.

Articolo del Dr. Giuseppe Procopio – Fisioterapista

Dipendenza da sesso e ipersessualità.

Dipendenza da sesso e ipersessualità

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Individuare e diagnosticare un disturbo da dipendenza sessuale non è sempre facile. La fenomenologia dei comportamenti sessuali è infatti differente da persona a persona. Dal momento poi che il sesso riguarda la sfera più intima della vita privata, è difficile individuare i confini tra comportamenti sani e psicopatologici.

Attualmente il DSM-5 (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders) non riconosce la diagnosi di “dipendenza sessuale” come disturbo.
La definizione però è stata data già negli anni 80 dal Council on Sex Addiction:

La dipendenza da sesso è una persistente e crescente modalità di comportamento sessuale messo in atto nonostante il manifestarsi di conseguenze negative per sé e per gli altri. 

Council on Sex Addiction

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

Fenomenologia della dipendenza da sesso

Le manifestazioni del disturbo sono molteplici. C’è il bisogno incontrollato di avere frequenti rapporti sessuali. Oppure l’incapacità di resistere all’impulso sessuale, anche in luogo e momenti non appropriati.
Chi ne soffre ha poco potere sul proprio comportamento. Se non soddisfa i propri impulsi, si ritrova a vivere nel disagio e nel malessere.

Molte volte la dipendenza sessuale rappresenta un meccanismo di coping. Letteralmente coping significa “gestire qualcosa”, e in psicologia indica una serie di comportamenti messi in atto per cercare di tenere sotto controllo o quantomeno minimizzare situazioni o eventi stressanti. Insomma, un metodo per alleviare l’ansia che si presenta in certi momenti. E se alcuni si buttano sul cibo per gestire ansia e stress, altri prediligono quest´altra modalità di sentirsi, comunque, secondo corporeità.

Le conseguenze negative si ripercuotono sugli ambiti relazionale, emozionale e fisico, ma anche finanziario, legale, lavorativo e sociale.

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

Il comportamento sessuale compulsivo è una strategia utilizzata per alleviare le emozioni negative e generarne di positive.

L´ipersessualità spesso è un anestetico per l´ansia
L´ipersessualità spesso è un anestetico per l´ansia

Una sorta di anestetico per l’ansia. Ma proprio come per il dolore fisico, quando l’effetto dell’anestetico si esaurisce, il dolore riappare e serve una nuova dose. Fino alla scomparsa del sintomo fisico. Allo stesso modo, quando l’effetto anestetico innescato dal meccanismo di coping si esaurisce, nella persona affiorano emozioni negative come rabbia, senso di colpa, tristezza o vergogna. Ovviamente, il primo pensiero è ricorrere nuovamente al proprio anestetico personale.

In questo senso la dipendenza sessuale è un sistema che si autoalimenta. Tramite questo comportamento, la persona cerca una via di fuga dalla pressione o un modo per distaccarsi dalla realtà. Purtroppo questo è anche lo stesso comportamento che fa nascere senso di colpa, vergogna e delusione. E da qui riparte il circolo.

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Quali sono gli elementi da tenere in considerazione per decidere se un comportamento rientri nella sfera della normale esperienza sessuale e oppure faccia parte di un disturbo?

Ci sono una serie di schemi comuni fra i disturbi da dipendenza come per esempio il gioco d’azzardo, che possono rilevarsi anche della disturbo da dipendenza sessuale.

L´alterazione emotiva spesso scatena un disturbo da ipersessualità
L´alterazione emotiva spesso scatena un disturbo da ipersessualità

1 – L’alterazione emotiva che costituisce il fulcro del comportamento sessuale compulsivo.

2 – Perdita di controllo sulle proprie azioni, che si può manifestare come un desiderio persistente di ripetere il comportamento oppure l’incapacità di interromperlo.

3 – Ricadere sempre nello stesso comportamento nonostante la consapevolezza delle conseguenze negative di esso. Gli effetti negativi possono riguardare difficoltà finanziarie o coniugali, oppure professionali. O anche semplice malessere interiore dopo aver ripetuto il gesto. Nonostante questo chi ne soffre non riesce a fermarsi.

4 –Pensiero costantemente fisso sull’oggetto della propria dipendenza. Il soggetto investe molto tempo ed energia a pensare quando potrà ripetere il meccanismo da cui è dipendente, o anche a cercare di imporsi di non ricaderci nuovamente.

In sostanza, un comportamento in sé non definisce la dipendenza, ma solo la relazione della persona con quel particolare atto. In questo caso, non sono esclusivamente i comportamenti legati al sesso a creare il disturbo; la patologia prescinde dal tipo di azione. E’ invece la percezione di incontrollabilità, che si ripercuote in una reale incapacità di frenare l’impulso, a dare vita in una persona a un disturbo da dipendenza sessuale.

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

Emozioni e sesso: qual è il legame?
Emozioni e sesso: qual è il legame?

In quali ambiti si manifesta la dipendenza sessuale?

Potenzialmente qualsiasi comportamento sessuale può trasformarsi in n disturbo da dipendenza. Ci sono però una serie di situazioni che fanno scattare più facilmente il meccanismo patologico.

1 – Sesso online e virtuale.

E’ una nuova forma di dipendenza, figlia del tempo della tecnologia. Rientrano in questa categoria: pornografia online, chat erotiche, sesso online. Il problema principale per chi soffre del disturbo è che queste tentazioni sono a portata di mano. Non si deve neppure uscire di casa: basta una connessione e uno schermo. Molte risorse sono anche gratuite.

Cybersex, pornografia online, chat erotiche possono scatenare comportamenti di ipersessualità.

Il disturbo è così diffuso che è stato coniato in termine apposito: pornodipendenza. Il soggetto passa molte ore a cercare materiale porno on line, spesso in tutto il suo tempo libero. Nei casi più gravi, arriva a togliere ore al lavoro per continuare ad alimentare la propria dipendenza. In questo tipo di comportamento sessuale, inoltre, non è prevista vera interazione con l’altra persona. Il soggetto si sente così libero di scatenare la propria fantasia senza alcun tipo di riserbo. In realtà la fantasia si esaurisce in immagini stereotipate e precostituite.

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2 – Masturbazione.

L’atto in sé ovviamente non costituisce alcun tipo di disturbo ma, di nuovo, è il modo in cui la si vive che può fornire un indice di problematicità. Come dipendenza è spesso legata alla pornografia on line. La persona compie l’atto masturbatorio utilizzando materiale pornografico, oppure pratica il voyeurismo, cioè assiste a rapporti sessuali di altri, dal vivo o online.

 Il voyeurismo consiste nell´eccitarsi assistendo a rapporti sessuali di altri, dal vivo o online.
Il voyeurismo consiste nell´eccitarsi assistendo a rapporti sessuali di altri, dal vivo o online.

Spesso, chi soffre di disturbi sessuali, vive la masturbazione con disagio, perché è una sostituzione di un oggetto desiderato quasi con ossessione. Non potendo vivere la situazione idealmente immaginata, deve ripiegare sulla masturbazione.

A volte per paura che la voglia di masturbarsi prenda il sopravvento la persona arriva a isolarsi, temendo di non poter resistere all’impulso. Nei casi più gravi, si instaura un meccanismo per il senso di appagamento sessuale corre in maniera inversamente proporzionale alla frequenza dell’attività. La persona è così sempre più frustrata e arrabbiata, perché perde la sensazione di consolazione che cerca proprio ricorrendo alla dipendenza.

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

3 – Partner sessuali multipli.

Anche in questo caso,il discorso non riguarda le abitudini personali, né ha a che fare con la moralità. La libera scelta di avere differenti partner consenzienti non rientra in alcun modo in una sfera patologica. Ma chi soffre di dipendenza sessuale non vive questa condizione come una scelta. Spesso si trova costretto ad adattarsi: non sceglie un partner sulla spinta dell’eccitazione sessuale prodotta dalla persona in sé o da caratteristiche personologiche, ma sceglie il primo partner sessuale disponibile. Spesso è una questione di tempo: pur di dedicare tutto il tempo libero che ha a quest’attività, ne investe il meno possibile nella ricerca del partner.

Chi soffre di ipersessualità ha spesso partner multipli
Chi soffre di ipersessualità ha spesso partner multipli

Quando ricorre invece alla prostituzione, spesso sono le risorse materiale a decidere per li. Se il disturbo va avanti da tempo, il soggetto può aver già investito molto del denaro che aveva a disposizione, se addirittura non ha perso il lavoro per questa sa condizione. Pur di arrivare il prima e il più facilmente possibile a consumare un rapporto sessuale è disposto anche ad accettare rischi, igienici e infettivi, o ambientali, valutando la persona con cui avrà rapporti solo dal fatto che sia disponibile.

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Qual sono i sintomi comportamentali della dipendenza sessuale?

Frequenti incontri di tipo sessuale
Masturbazione compulsiva
Ricerca di partner sessuali sempre diversi
Numerosi tentativi falliti di interrompere o ridurre il comportamento sessuale problematico o eccessivo
Intraprendere attività sessuali anche senza la presenza di eccitazione fisica
Uso frequente di pornografia
Conseguenze legali derivanti dal comportamento sessuale

Quali sono i sintomi psicologici della dipendenza sessuale?

Ansia, tristezza, colpa sono alcuni tra i sintomi psicologici dell´ipersessualità
Ansia, tristezza, colpa sono alcuni tra i sintomi psicologici dell´ipersessualità

Pensieri ossessivi legati al sesso.
Razionalizzazione del proprio comportamento sessuale compulsivo.
Senso di colpa legato a un comportamento sessuale eccessivo.
Solitudine, noia o rabbia.
Depressione, bassa autostima.
Vergogna e segretezza sui propri comportamenti sessuali.
Indifferenza nei confronti del proprio partner sessuale abituale.
Mancanza di controllo in diversi aspetti della propria vita, non direttamente legati al comportamento sessuale.
Desiderio di evitare o eliminare le emozioni negative.
Preferenza per il sesso in anonimato.
Progressiva disconnessione tra sesso e intimità.

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

Anche chi soffre di un problema di dipendenza dal sesso va incontro a fenomeni tipici delle dipendenze.

Craving, assuefazione e astinenza: la triade delle dipendenze
Craving, assuefazione e astinenza: la triade delle dipendenze

Tra questi il craving, ossia un intenso desiderio della sostanza o del comportamento da cui l’individuo dipende.

assuefazione, per cui l´individuo necessita di quantitativi maggiori di sostanza o di mettere in atto sempre più i comportamenti che generano dipendenza

I sintomi di astinenza, che producono sgradevoli sensazioni fisiche e psicologiche in assenza della sostanza o se non si mette in atto il comportamento che genera dipendenza.

Inoltre, con il trascorrere del tempo, si manifestano dei veri e propri cambiamenti psicofisiologici. Primo fra tutti si assiste a un aumento della sintomatologia ansiosa. Per far fronte a tale ansia il comportamento problematico viene rimesso in atto per alleviare o evitare tali sintomi.

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

Che impatto ha la dipendenza dal sesso sulla psiche della persona?

 Nell´ipersessualità pensieri e fantasie intrusivi spesso ostacolano la concentrazione
Nell´ipersessualità pensieri e fantasie intrusivi spesso ostacolano la concentrazione

La dipendenza dal sesso impatta profondamente sulla vita emotiva della persona.

Spesso chi ne soffre sperimenta un incremento dei livelli di ansia, inadeguatezza, colpa, vergogna, depressione e aggressività. Inoltre possono comparire pensieri e fantasie intrusivi che impediscono alla persona di lavorare e concentrarsi.

Dipendenza da sesso e ipersessualità. Se pensi di soffrirne chiamaci oggi per un primo consulto telefonico o online.

Cura e trattamento della dipendenza sessuale

L’efficacia di programmi di trattamento integrato che includono la psicoterapia di gruppo, la psicoterapia individuale e quella farmacologica è stata ampiamente dimostrata.

La psicoterapia cura la dipendenza sessuale
La psicoterapia cura la dipendenza sessuale

La psicoterapia rimane l’intervento più strutturato e, attualmente, quello in grado di offrire maggiori potenzialità per il trattamento delle dipendenze sessuali.

Anche terapia di gruppo permette di alleviare i sensi di colpa, di segretezza, di stigmatizzazione che sono connessi alle condotte ipersessuale. Inoltre fornisce un mutuo sostegno importante per la motivazione a perseguire le mete terapeutiche.

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timidezza e fobia sociale

Timidezza o fobia sociale?

Timidezza o fobia sociale? Soffrire di timidezza è una condizione che spesso le persone cercano di nascondere. Quando si parla di timidezza? E quando invece di fobia sociale?

Nei bambini la timidezza viene accolta positivamente e compresa. Che un bambino si ritragga anche da persone che conosce, non voglia parlare in pubblico, faccia fatica ad aprirsi o a raccontare è del tutto normale e ben accetto.

La timidezza in un adulto però viene giudicata molto diversamente.

timidezza e fobia sociale
La sensazione di disagio provocato da timore o soggezione, che si traduce in un comportamento esitante e impacciato: questa è l´essenza della timidezza.

Se la timidezza ti impedisce di vivere come vorresti i rapporti interpersonali potresti soffrire di fobia sociale. Contattaci oggi per superare la fobia sociale.

Naturalmente, chi soffre di timidezza non sceglie le proprie reazioni, anzi ha poco potere su di esse. Ma cos’è esattamente la timidezza? Darne una definizione precisa non è facile. In generale si definisce come la sensazione di disagio provocato da timore o soggezione, che si traduce in un comportamento esitante e impacciato.

Talvolta, come reazione di difesa a una situazione in cui ci si sente in difficoltà, porta ad avere comportamenti scostanti. La persona sarà esteriormente giudicata come scontrosa, o addirittura prepotente.

Gli studiosi però non sono ancora concordi su una definizione univoca, dal momento che può cambiare a seconda dei diversi aspetti che vengono presi in considerazione. La timidezza può essere considerata dal punto di vista interno alla singola persona, ovvero all’esperienza soggettiva con cui si vivono una serie di situazioni, che provocano preoccupazione e nervosismo.

Talvolta la timidezza è una reazione di difesa
Talvolta la timidezza è una reazione di difesa

In ogni caso, le persone timide sembrano essere accomunate da una sensazione che tutte vivono, seppure in grado molto differente: la percezione – reale o psicologica che sia – di essere sottoposte al giudizio degli altri. Naturalmente, il giudizio viene sempre vissuto come negativo.

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Un pensiero che è causa di bassa autostima e scarsa fiducia nelle caratteristiche e capacità personali. Tale osservazione non fa che aumentare il senso di inadeguatezza e il timore di non essere accettati. Le aspettative negative delle persone timide rispetto alle loro abilità o al modo in cui possono venire accolte dagli altri, li spingono a focalizzarsi eccessivamente su loro stessi per tentare di mantenere sotto controllo ciò che potrebbe essere criticato. Per questo spesso appaiono remissivi o inibiti.

Le caratteristiche della timidezza

Solitamente alla persona timida serve più tempo per sentirsi a suo agio in certe situazioni, ma non le evita del tutto. Per riassumere, è possibile indicare tre principali caratteristiche legate alla timidezza:

Timidezza: tra desiderio di avvicinamento e di fuga
Timidezza: tra desiderio di avvicinamento e di fuga

Conflitto tra desiderio di avvicinamento e voglia di fuggire.

Sebbene le situazioni nuove o i gruppi di persone facciano paura, la motivazione all’interazione è presente nella persona timida, anche se a volte può non essere sufficiente a far scattare l’azione.

Il timido desidera far parte del gruppo, ma fatica a fare la prima mossa, per questo tende ad aspettare un cenno altrui prima di provare a inserirsi.

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Riscaldamento lento

Rispetto alla media, per chi soffre di timidezza è necessario un tempo più lungo prima di sentirsi a proprio agio. Questa lentezza la si riscontra sia nel singolo episodio – ad esempio in una serata in compagnia – sia in generale nell’approfondimento di una relazione.

Per quanto sentano il desiderio di velocizzare il consolidamento di una relazione, i timidi non raggiungono con facilità l’intimità o la confidenza con le altre persone, se non dopo lunghi periodi di frequentazione.

Zona di comfort limitata.

E’ piuttosto raro che una persona timida sia avventurosa o abbia voglia di mettere alla prova abitudini e limiti. Sebbene si possa persino lasciare coinvolgere volentieri in situazioni sociali comuni, come feste o uscite, tende a ripetere le stesse esperienze, magari anche nello stesso luogo. Il cambiamento mina la sicurezza che faticosamente si costruiscono con la ripetizione delle azioni e individuazione di abitudini rassicuranti.

Timidezza: come superarla?

Come superare la timidezza?
Come superare la timidezza?

La timidezza è, e può rimanere, una semplice caratteristica personale, a seconda dei casi più o meno facilmente gestibile. Se chi ne soffre riesce ad accettarsi e a non viverla come un grosso problema, col tempo imparerà a riconoscerne l’insorgenza e a gestirne la fenomenologia.

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Potrebbe anche imparare ad affrontarla, magari esponendosi per gradi a situazioni che esulano dalla propria zona di confort. Con il superamento di alcune piccole ‘prove’, il timido potrebbe anche migliorare. In alcuni casi, con un atteggiamento positivo e costruttivo e qualche anno di impegno, potrebbe anche riuscire a eliminare il suo problema.

Se invece una persona si rende conto di essere preda sempre più spesso di pensieri negativi e dell’aumento del livello di ansia, è necessario che si presti una maggiore attenzione alla propria timidezza, anche eventualmente ricorrendo all’aiuto di uno specialista.

Una timidezza eccessiva e poco controllata può sfociare in una fobia sociale.

La fobia sociale non è semplice timidezza
La fobia sociale non è semplice timidezza

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Alcune sensazioni potrebbero essere sempre le stesse. Desiderio di fuga e isolamento, timore del giudizio altrui, nervosismo di fronte a situazioni sociali, ecc. Quando si tratta di fobia sociale, però, questi sintomi sono così forti che non è più possibili gestirli. Mentre una persona timida, sebbene si senta a disagio, può riuscire a esporsi o a partecipare a eventi che procurano un leggero stato di ansia, quando si arriva allo stato patologico la forza di volontà ha molto meno presa.

Qual è la differenza tra timidezza e fobia sociale?

La principale differenza tra timidezza e fobia sociale può essere identificata nell’ampiezza e gravità dei sintomi e nella quantità di situazioni temute. Per una persona timida, il malessere è passeggero, individuato in alcuni periodi di tempo, e c’è spazio per momenti di divertimento e rilassamento. Anche di fronte a una circostanza sociale vissuta come impegnativa, la quota di nervosismo è lieve e tutto sommato sopportabile. Inoltre, le situazioni percepite come angoscianti sono un numero circoscritto.

Diversamente, quando si è in presenza di una fobia, sono praticamente tutti gli eventi che si svolgono in pubblico a procurare stati di ansia anche gravi.
In conclusione, si potrebbe associare la fobia sociale con la parola “continuità”: lo stress e i pensieri negativi non si placano quasi mai, se non fra una ristretta cerchia di familiari o amici fidati.

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Quali sono i sintomi della fobia sociale?

I sintomi della fobia sociale sono sia fisici che psicologici
I sintomi della fobia sociale sono sia fisici che psicologici

Reazioni fisiologiche

Per quanto riguarda le reazioni fisiche, la fobia sociale provoca molte delle risposte fisiologiche condivise anche da altre fobie: sudorazione, tensione muscolare, tremolio delle mani e della voce, accelerazione del battito cardiaco, fino a un eccessivo stimolo di orinare, difficoltà a dormire e nausea.

Sintomi psicologici

I sintomi psicologici della fobia sociale riguardano quasi esclusivamente il rapporto con gli altri, e quasi mai sono influenzati dall’ambiente esterno. Chi soffre di fobia sociale è sempre preoccupato dei pensieri altrui su se stesso. Teme che tutti possano notare il suo nervosismo, ha paura di essere colto a fare qualcosa di inappropriato o di essere giudicato negativamente. Di fronte alla prospettiva di conoscere gente nuova o intraprendere nuove attività può avere episodi di panico. La persona così tende ad isolarsi nel tentativo di nascondersi e fuggire dal problema

Se si volesse dare una sorta di ‘misurazione’ delle due condizioni, si potrebbe dire che l’intensità dei sintomi di una fobia sociale è tre volte maggiore rispetto alla normale timidezza. Per questo motivo, la fobia impedisce (molto più spesso della timidezza) di esporsi a svariate situazioni.

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ossessioni e compulsioni

Le 5 ossessioni più comuni

Quali sono le 5 ossessioni più comuni? Essere ossessionati, nel gergo comune, significa avere un pensiero ricorrente. Il termine è usato molto spesso per indicare una persona innamorata, che passa gran parte del proprio tempo a rivolgere attenzioni e fantasticherie al soggetto dei propri sentimenti. Oppure anche per indicare chi ha una fortissima passione, spesso in campo sportivo, artistico, professionale, e investe tempo, soldi ed energie per diventare esperto in un determinato settore.

Se l’ossessione è circoscritta nel tempo si tratta di una semplice passione che non arriva mai a interferire con le normali attività quotidiane.

Le ossessioni psicopatologiche invece hanno un’influenza molto più gravosa nella vita delle persone. Per prima cosa, va sottolineato che un soggetto che soffre di tale patologia non ha potere sui pensieri che gli si presentano alla mente in tale campo.

Per definizione, le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano alla mente contro la propria volontà, ripetutamente e generando profondo disagio soggettivo

Le 5 ossessioni più comuni. Se pensieri ricorrenti affollano la tua mente puoi ricorrere alla psicoterapia per imparare a gestirli

La forza di volontà non basta a spegnere i pensieri ossessivi
La forza di volontà non basta a spegnere i pensieri ossessivi

Chiedere quindi a una persona semplicemente di rivolgere il pensiero altrove non ha alcun senso, come non può funzionare per chi soffre di fobie. Quando si è preda di tali patologie, la forza di volontà sulla mente è quasi nulla. In effetti molto spesso chi ne è vittima è consapevole della infondatezza o dell’esagerazione delle proprie manie, ma non riesce comunque porvi rimedio. Le reazioni sfuggono al controllo e provocano forti reazioni negative, come stress, ansia, paura, disgusto o senso di colpa.

E’ solo con l’intervento di uno specialista e di una psicoterapia che si ristabilisce un controllo sulle proprie emozioni.

Potenzialmente le ossessioni possono originare da diverse situazioni.

Essendo un pensiero di tipo irrazionale, una persona può essere infastidita da un qualunque oggetto o situazione o circostanza che venga vissuta come fastidiosa o pericolosa e non sopportabile. Alcune sono bizzarre e uniche, ma è ci sono campi generali in cui possono rientrare la maggior parte i casi.

Ecco le 5 ossessioni più comuni

Le 5 ossessioni più comuni. Se pensieri ricorrenti affollano la tua mente puoi ricorrere alla psicoterapia per imparare a gestirli

1 – Controllo

Avere la certezza di aver controllato che tutto sia in ordine, per evitare spiacevoli conseguenze. Potrebbe essere una norma condivisibile, se non che per l’ossessivo si traduce in un impegno costante e sproporzionato. Cercando di acquisire la sicurezza di aver fatto tutto ciò che è in proprio potere la persona ossessiva crede così di poter prevenire qualunque ipotizzabile catastrofe.

I controlli si protraggono per tempi dilatati, ripetuti in numeri eccessivi e senza che vi sia alcuna necessità. L’obiettivo è quello di riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti. Oppure tranquillizzarsi riguardo al dubbio di aver fatto qualcosa di male e non ricordarlo.

Comportamenti tipici sono quelli di verificare diverse volte di aver chiuso porte e finestre di casa, le portiere della macchina, il rubinetto del gas e dell’acqua, la saracinesca del garage o i fornelli. Oppure accertarsi ripetutamente di non aver perso le chiavi di casa o il portafoglio, anche se nessuno ha aperto la borsa o le tasche in cui sono contenuti.

Le 5 ossessioni più comuni. Se pensieri ricorrenti affollano la tua mente puoi ricorrere alla psicoterapia per imparare a gestirli

2 – Pensieri ossessivi

In questo caso, le persone non mettono quasi mai in atto rituali comportamentali né compulsioni. Immaginano però continuamente e ripetutamente di trovarsi a compiere gesti inaccettabili, talvolta anche violenti, come aggredire qualcuno o tradire il partner.

Serve un continuo monitoraggio delle proprie sensazioni per limitare l’accavallarsi di tali pensieri, e anche per assicurarsi di non aver mai compiuto tali azioni. In realtà queste pulsioni restano a livello mentale, non si registrano casi in cui si passi alla condotta nella vita reale.

Tuttavia anche solo il pensiero di poter compiere certi atti è sufficiente a scatenare vissuti di vergogna, colpa e risentimento, come se si fosse agito realmente. Si cerca anche di fuggire le situazioni che sembrano scatenare quei pensieri ricorrenti.

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3 – Superstizione

 Il pensiero superstizioso è portato all’eccesso nelle ossessioni
Il pensiero superstizioso è portato all’eccesso nelle ossessioni

Portare con sé un portafortuna è cosa abbastanza comune. Così come mettere in atto rituali o abitudini comportamentali per calmarsi prima di una prova importante, come un esame o un viaggio.

Ma nel caso dell’ossessione, queste caratteristiche diventano situazioni sine qua non. Senza l’oggetto o il rito scaramantico, l’ossessivo non può affrontare l’evento temuto. Il pensiero superstizioso viene così portato all’eccesso. Ci si ritrova dominati regole auto imposte, e assolutamente soggettive, per cui è necessario fare o non fare certi gesti, dire o non dire certe parole, evitare certi colori o allontanarsi da certi numeri. Tutte cose che vengono vissute come messaggeri di sventura.

Per chi soffre di ossessioni, violare le regole può determinare l’esito degli eventi, ovviamente in modo negativo. La convinzione irrazionale può essere talmente forte, da arrivare a voler coinvolgere altre persone nel seguire la propria procedura. È per esempio il caso di chi ha bisogno di svolgere certi rituali prima di poter salire su un aereo, e chieda la partecipazione dei suoi compagni di viaggio.

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4 – Ordine e simmetria

L´ordine può diventare maniacale nei soggetti con ossessioni

Essere ordinati è sicuramente una buona abitudine. Naturalmente non tutti coloro che hanno una predisposizione all’ordine, per quanto marcata, soffrono di ossessione.

Un campanello di allarme potrebbe essere l’incapacità di affrontare qualsiasi lavoro finché l’ambiente non abbia l’aspetto ordinato che si desidera. Oppure quando mettere in ordine diventa una tale priorità da far attendere cose evidentemente più urgenti. Per esempio non rispettare una scadenza o fare tardi in ufficio pur di sistemare casa. Se l’idea di un ambiente disordinato infastidisce anche quando si è lontani da casa, ecco che si può ipotizzare di avere a che fare con un comportamento ossessivo.

Le 5 ossessioni più comuni. Se pensieri ricorrenti affollano la tua mente puoi ricorrere alla psicoterapia per imparare a gestirli

  La ricerca insistente della simmetria è un indizio di patologia.
La ricerca insistente della simmetria è un indizio di patologia.

Anche la ricerca insistente della simmetria è un indizio di patologia. Disporre i libri in base all’altezza, organizzare i vestiti nell’armadio per colore, possono essere passatempi innocui se fatti saltuariamente e in maniera piacevole. Ma se la spinta a riordinare qualsiasi oggetto secondo uno schema mentale prestabilito – e quasi sempre invisibile al resto del mondo – è incontrollabile e cancella qualsiasi altra sensazione finché non è stata soddisfatta, si esce della normalità per avvicinarsi alla patologia.

Un ossessivo può investire molto tempo a riordinare suppellettili e oggetti fino a sentirsi completamene tranquillo e soddisfatto. Nei casi più gravi, è portato a farlo anche fuori dal proprio ambiente casalingo, tentando di riportare ordine a casa di amici o sulla scrivania de collega; comportamenti che ovviamente hanno ripercussioni pesanti nella sfera relazionale.

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5 – Accumulo

L´accumulo di cianfrusaglie è una caratteristica di alcune persone con ossessioni

E’ un dato di fatto che la maggior parte delle nostre abitazioni siano occupate da oggetti poco utilizzati e accumulati nel tempo per regali o abitudine.
Da tempo si parla di decluttering, ovvero l’arte di liberasi dalle zavorre materiali che spesso inondano le case. Un’attività che nella maggior parte dei casi viene accantonata per motivi di tempo. Per un soggetto ossessivo afflitto da accumulo invece è un consiglio impossibile da seguire.

Chi soffre di accumulo compulsivo (hoarding in inglese) continua ad ammassare oggetti che appaiono insignificanti e inutili. Tra questi, giornali vecchi di anni o bottiglie vuote, che agli occhi della persona possono tornare sempre utili, tanto da arrivare anche a raccoglierli per strada.

Le 5 ossessioni più comuni. Se pensieri ricorrenti affollano la tua mente puoi ricorrere alla psicoterapia per imparare a gestirli

Anche liberarsi di vecchi giornali scatena un senso di angoscia negli accumulatori seriali
Anche liberarsi di vecchi giornali scatena un senso di angoscia negli accumulatori seriali

Nei casi più gravi, la difficoltà a gettare via gli oggetti riguarda qualsiasi tipo di rifiuto. Si immagazzinano asciugamani di carta usati o confezioni di alimenti, stracci e vestiti laceri. Liberarsene dà sensazioni di angoscia, dovuti al timore di non aver sfruttato appieno l’oggetto, oppure di poterne avere bisogno in seguito e pentirsi di non averlo più.

In realtà, quando il disturbo è grave, la quantità di roba accumulata è talmente grande da occupare gli spazi quotidiani e senza alcun ordine. Anche qualora si volesse recuperare un articolo su una rivista di 10 anni prima, non si saprebbe neppure dove andare a cercarla.

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ipocondria

Ipocondria: il male reale del malato immaginario

Ipocondria: il male reale del malato immaginario. Preoccuparsi in maniera costante ed eccessiva della propria salute. Interpretare ogni sintomo fisico come segnale di una patologia grave. E’ la condizione di vita in cui si viene a trovare un ipocondriaco, ovvero chi teme senza motivi reali di avere una o più malattie gravi.

Si tratta dell´ipocondria, detta anche disturbo d’ansia da malattia. Anticamente però veniva interpretato come un malanno fisico. Il termine deriva dal greco e letteralmente significa “male degli ipocondri”, l’area al di sotto della cartilagine del diaframma costale.

Si riteneva infatti che fosse un malessere reale, localizzato nella fascia addominale. Qui gli antichi greci ipotizzavano esistesse la “culla delle emozioni”, paura compresa. Per arrivare alla definizione moderna di questo disturbo bisogna aspettare il diciassettesimo secolo, quando la figura dell’ipocondriaco diventa nota a livello popolare grazie all’opera teatrale di Moliére “Il malato immaginario”. Lo scrittore francese rappresentò in modo preciso la vita di chi si circonda di medici e farmaci.

La gente cominciò a pensare che il testo fosse autobiografico e vennero messi in dubbi i malanni di cui Moliére soffriva. Ma l’autore smentì le voci, e la prova più evidente fu che venne a mancare pochi giorni dopo la prima rappresentazione. Il testo teatrale è così famoso che comunemente chi soffre di questo disturbo viene definito proprio “malato immaginario”.

Preoccupazione eccessiva di contrarre malattie ed erronea interpretazione di sintomi fisici: sono le due facce dell´ipocondria
Preoccupazione eccessiva di contrarre malattie ed erronea interpretazione di sintomi fisici: sono le due facce dell´ipocondria

Ipocondria: il male reale del malato immaginario. Se soffri di ipocondria puoi contattarci per iniziare un percorso di psicoterapia. Prenditi davvero cura di te.

L’ipocondria si manifesta principalmente in due modalità:

preoccupazione eccessiva di contrarre malattie, senza che alcuna condizione o statistica indichi che tale ansia abbia dati reali su cui basarsi;

erronea interpretazione di molti sintomi fisici quotidianamente esperiti da ciascuno ma che vengono visti come segnali di grave patologia, in assenza di giustificazione medica a tali timori.

Scientificamente, quindi, l’ipocondria o disturbo d’ansia per la salute è una condizione caratterizzata da una preoccupazione eccessiva e infondata riguardo la propria salute.

Quante persone soffrono di ipocondria in Italia?

4 milioni di Italiani soffrono di ipocondria
4 milioni di Italiani soffrono di ipocondria

Statisticamente in Italia ne soffrono 4 milioni di persone, quindi poco meno del 7%. Non si riscontrano differenze tra maschi e femmine nella presenza del disturbo. Può svilupparsi a qualsiasi età, anche nell’infanzia, ma nella maggior parte delle persone si manifesta nel corso dell’adolescenza.

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La cyberchondria

Dr. Google? No grazie.
Dr. Google? No grazie.

L’era tecnologica ha offerto uno strumento dannoso a chi soffre di questo disturbo: la possibilità pressoché infinita di raccogliere informazioni via internet. E’ nato addirittura un neologismo, la ‘cyberchondria’. La rete è diventata un nemico degli ipocondriaci. Le ricerche personali portano a interpretazioni fantasiose dei sintomi auto diagnosticati. Inoltre è sempre molto alto il rischio di ottenere dati non scientificamente validi o informazioni poco dettagliate, soprattutto quando arrivano da forum o social network.

Non solo: la diagnosi fai da te crea una frattura nel rapporto di fiducia tra medico e paziente. Può accadere che l’ammasso di dati con cui il paziente si presenti dal medico, o la convinzione di sapere già quale sia la causa del proprio disturbo, ostacoli la diagnosi medica stessa a causa della confusione con cui vengono esposti i sintomi.

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I sintomi dell´ipocondria: il male reale del malato immaginario

Non è corretto dire che l’ipocondriaco non abbia alcun disturbo reale. La malattia non è fisica, ma sicuramente si tratta di un soggetto malato, che soffre di una forma d’ansia patologica. Più precisamente di un disturbo da sintomi somatici.
Per poter diagnosticare tale disturbo, atto che ovviamente può compiere solo uno specialista, vanno analizzati i sintomi della persona. Diversamente dalle fobie, l’ipocondria non coinvolge cambiamenti fisiologici importanti. Per esempio solitamente non si registrano né un aumento del battito cardiaco né un’alterazione della frequenza respiratoria.

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I sintomi sono quindi quasi esclusivamente di natura psichica, e comprendono

Preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia.

Il timore di contrarre una malattia diventa un pensiero costante nella vita quotidiana. Questo anche se è ingiustificato dallo stato presente delle condizioni sia della persona sia dell’ambiente in cui si trova a vivere.

Timore eccessivo o sproporzionato in presenza di un’altra condizione medica.

La persona esperisce angoscia molto più di quanto sia logico rispetto alla gravità della patologia. La stessa cosa accade anche se vi è il rischio di sviluppare una malattia: la paura resta esagerata rispetto al rischio reale.

 La preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia affligge chi soffre di ipocondria.
La preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia affligge chi soffre di ipocondria.

Ipocondria: il male reale del malato immaginario. Se soffri di ipocondria puoi contattarci per iniziare un percorso di psicoterapia. Prenditi davvero cura di te.

Un elevato livello di ansia per la salute e un alto livello di allarme su questi temi.

L’angoscia riguarda le condizioni ambientali in cui si vive o il resto della popolazione. Il tutto senza che alcun dato sia realmente allarmante.

Eccessivi comportamenti correlati alla salute.

Tra questi il controllo continuo del proprio corpo alla ricerca di segni possibili di malattia e il ricorso eccessivo al medico per controlli o visite di accertamento anche in assenza di sintomi.

Evitamento di luoghi considerati a rischio per la propria salute.

In generale si sfuggono tutti i luoghi considerati pericolosi per l’igiene o per la paura di contrarre malattia. A seconda del soggetto e della gravità della patologia, i luoghi possono essere i più diversi, solitamente quelli pubblici e affollati, come i mezzi di trasporto o i centri commerciali. E gli ospedali e le cliniche, naturalmente.

Perché tali sintomi possano far pensare a un quadro ascrivibile al disturbo d’ansia per la salute. Si ritiene che debbano presentarsi in maniera più o meno continua per un periodo di circa 6 mesi. In questo lasso di tempo, potrebbe anche cambiare l’oggetto particolare dell’ansia in sé, ovvero la persona potrebbe preoccuparsi di avere malattie diverse o temere luoghi diversi in cui ammalarsi. Resta comunuq e una costante: l’apprensione per il proprio stato di salute.

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Le cause dell´ipocondria: il male reale del malato immaginario

Quali sono le cause dell´ipocondria?
Quali sono le cause dell´ipocondria?

Non c’è mai una causa univoca, né è facile indicare una serie di causa in cui far rientrare tutti la casistica dei soggetti affetti da ipocondria. E’ però stato rilevato che vi sono eventi ed episodi della vita che incrementano il rischio di una persona di sviluppare tale fobia. Ovviamente, le persone che già soffrono di disturbi d’ansia sono sempre fra i soggetti più a rischio di poterne sviluppare altri.

In particolare sono:

Avere avuto un problema di salute grave durante l’infanzia.

Essere costretti a fronteggiare una patologia seria, dovendo prendere dimestichezza con l’ambiente medico e ospedaliero nei primi anni di vita, lascia strascichi nel profilo psicologico di una persona. Le conseguenze sono riscontrabili anche in età adulta.

Il soggetto può arrivare a sentirsi vulnerabile a patologie o malattie, o a continuare a vivere in condizione stressante anche quando la patologia è fisicamente superata. Grande influenza hanno anche le condizioni familiari che lo circondano: genitori incapaci di allentare l’angoscia nei figli impediscono loro di scaricare lo stress.

Avere avuto parenti affetti da patologie gravi o parenti affetti da ipocondria.

Crescere in un ambiente dominato da argomenti riguardanti malattie, farmaci e medici può generare un’ansia verso la propria salute, che col tempo può divenire cronica. Un ragazzo che si trovi ad assistere a un genitore malato diventa un soggetto a rischio di sviluppare ipocondria. Questo può accedere anche qualora il genitore sia ipocondriaco a sua volta. Il bambino potrebbe non cogliere la differenza fra disturbo fisico e disturbo patologico, non riuscendo così a dividere le due condizioni e riportandole poi su se stesso.

Un lutto o una malattia in famiglia possono precedere la comparsa di sintomi di ipocondria
Un lutto o una malattia in famiglia possono precedere la comparsa di sintomi di ipocondria

Ipocondria: il male reale del malato immaginario. Se soffri di ipocondria puoi contattarci per iniziare un percorso di psicoterapia. Prenditi davvero cura di te.

La morte di una persona cara è sempre un evento traumatico, soprattutto per i soggetti fragili o con precedenti di disturbi d’ansia.

Chi ha subito un lutto particolarmente pesante, magari perché vissuto in giovane età o dopo aver assistito a una lunga malattia, rischia di sviluppare un’ansia irrazionale verso il proprio stato di salute.

Avere un’errata idea rispetto all’interpretazione dei sintomi.

L’ipocondriaco spesso crede che godere di buona salute significhi essere privi di sensazioni strane o insolite a livello fisico. L’unico modo di intendere la propria buona salute è quella di sentirsi ‘perfettamente bene’. Uno stato difficile da raggiungere e ancor più da mantenere, perché basta una posizione scorretta per procurare un fastidio muscolare. Può bastare questo lieve dolore per far scattare l’ansia. Ragionando in questo modo, il soggetto ipocondriaco si trova nell’impossibilità di sentirsi sereno rispetto alle proprie condizioni fisiche.

Aver subito abusi o essere stati trascurati dai genitori.

Dover occuparsi di se stessi troppo presto, o addirittura essere obbligato a difendersi, mette in una condizione ansiogena e stressante fin dalla tenera età. Diventa quindi più probabile temere per la propria sicurezza. Una volta adulti, quest’ansia può passare dal timore per la propria sopravvivenza alla preoccupazione generale per il proprio stato di salute.

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le 10 fobie più strante

Le 10 fobie più strane

Quali sono le fobie più strane? Perché qualcuno sviene alla vista del sangue mentre la maggior parte delle persone resta impassibile? E perché c’è chi scappa vedendo un ragno mentre altri riescono ad allevarli?


Le fobie sono paure irrazionali, assolutamente personali e possono essere più o meno strane. Quando la paura è patologica scatta in presenza di oggetti o situazioni che non rappresentano un pericolo reale, o almeno così sembrerebbe.

L’origine di tali sensazioni, immotivate da un punto di vista logico, si lega a eventi traumatici, associazioni mentali o episodi risalenti all’età infantile.

Molto spesso le persone che hanno queste strane fobie sono perfettamente consapevoli che le loro paure non sono condivise dalle altre persone. Ma pur rendendosi conto dell’assurdità delle loro reazioni, non riescono a controllarle.

Psicologicamente scatta un meccanismo legato all’autodifesa e all’istinto di sopravvivenza, per cui la lucidità viene meno. L’unica soluzione messa in atto autonomamente è evitare le situazioni che fanno scattare la paura. Quando ci si trova davanti all’oggetto o la situazione temuta in maniera imprevista gli effetti sono quasi sempre travolgenti, e possono sfociare in crisi di ansia o di panico.

Chi soffre di una fobia tende a evitare la situazione temuta
Chi soffre di una fobia tende a evitare la situazione temuta

Hai una fobia strana di cui vorresti liberarti? La psicoterapia è un rimedio efficace nel trattamento delle fobie. Telefona oggi per un primo consulto telefonico.

Esistono fobie abbastanza diffuse e molto note, altre invece meno conosciute e particolarmente strane.

Sono le cosiddette fobie specifiche, ovvero condizioni patologiche caratterizzate da episodi di paura ingestibile nei confronti di oggetti o situazioni determinati. Fra le più note ci sono quelle legate agli animali, come l’aracnofobia (la paura dei ragni) oppure a cose specifiche, come la belonefobia (la paura degli aghi).

Chi non soffre di alcuna fobia spesso non comprende la condizione di chi ne è affetto. Solitamente invece chi ne patisce le conseguenze ha una comprensione maggiore per i compagni di sventura, anche se gli oggetti delle loro ansie sono differenti.

Ma ci sono una serie di fobie specifiche che appaiono talmente strane da sembrare irreali.

Ecco la lista delle 10 fobie più strane

1 – Kenophobia

La kenophobia è il terrore degli spazi vuoti.
La kenophobia è il terrore degli spazi vuoti.

Al numero 1 della nostra lista delle 10 fobie più strane c’è la kenophobia, ovvero il terrore degli spazi vuoti. Può sorgere sporgendosi per esempio da un balcone, non avendo alcun oggetto ai di fuori della ringhiera. Ma anche quando si vola in aereo. Pur non vedendolo, la consapevolezza dello spazio vuoto sotto di sé può far sorgere ansia. La fobia è anche metaforica: si può temere il vuoto dell’anima. Timorosi di non saper affrontare una situazione, si sente nascere una solitudine profonda, che ricorda l´angoscia per la morte. I sintomi della kenophobia includono sudorazione, vertigini, affanno e voglia di fuggire.

2 – Omfalofobia

L´omfalofobia è la paura dell’ombelico.
L´omfalofobia è la paura dell’ombelico.

La seconda fobia più strana è l’omfalofobia, cioè la paura dell’ombelico. Può riferirsi al proprio o a quello altrui, o a entrambi i casi. Chi ne soffre non sopporta l’idea di toccare un ombelico, ma talvolta neppure di guardarlo. Chi soffre di omfalofobia può sentirsi in difficoltà di fronte a semplici azioni come svestirsi o lavarsi. I sintomi dell’omfalofobia includono irritabilità, nausea, vertigini, vomito, rabbia, un senso di impotenza.

3 – Koumpounofobia

La koumpounofobia è la paura dei bottoni.
La koumpounofobia è la paura dei bottoni.

La koumpounofobia è la paura dei bottoni. Immaginare una persona adulta temere un oggetto tanto comune e innocuo può far sorridere, ma basta rifletterci un momento per comprendere quanto la patologia possa essere invalidante. Chi ne soffre non può toccarli, quindi deve avere un guardaroba i cui capi siano sprovvisti di tale accessorio. Nel casi più gravi, la paura nasce anche solo guardando i bottoni, quindi solo incontrando gente che ne indossa.

Ma come può esistere una fobia così strana?

E’ diffusa tra i bambini, magari perché il genitore ha passato la preoccupazione che il piccolo si potesse soffocare inghiottendone uno per errore o si graffiasse quando l’aveva addosso. Talvolta rimane anche nella mente degli adulti. Sembra sia legata a un eccessivo bisogno di controllo. I sintomi della koumpounofobia includono disgusto, rifiuto, tremori, affanno.

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4 – Xantofobia

la xantofobia è la paura del colore giallo
La xantofobia è la paura del colore giallo

Dal greco xantu, che significa giallo, è esattamente ciò che l’etimologia indica: la xantofobia è la paura del colore giallo. Basta anche solo vederlo quindi, anche se si tratta del sole stesso. Ma anche di adocchiare un fiore, un’auto, un vestito, una tenda, una casa di colore giallo. Qualcuno addirittura prova ansia solo sentendo la parola. Solitamente la fobia nasce collegando il colore a un evento traumatico, ma sembra ci siano anche condizionamenti culturali: in alcune società il giallo è in relazione con la sfortuna o il lutto.

Secondo una teoria, tale significato sfortunato potrebbe risalire al 1700 quando Moliére, autore francese dell’opera “Il malato immaginario”, si presentò vestito di giallo alla prima rappresentazione: pochi giorno dopo l’autore morì. I sintomi della xantofobia includono paura irrazionale, tachicardia, sensazione di ansia, bocca secca.

5 – Hexakosioihexekontahexafobia – 666

La hexakosioihexekontahexafobia è la paura del numero 666
La hexakosioihexekontahexafobia è la paura del numero 666

La quinta fobia più strana è anche la più impronunciabile, ed è la hexakosioihexekontahexafobia: la paura del numero seicentosessantasei.
Consiste in un timore estremo del numero “666”; che lo si incontri come risultato di una operazione, su un indirizzo, in un numero di telefono, in una targa oppure in un conto da pagare, provoca in una persona che soffre di tale fobia un’apprensione molto difficile da controllare. È simile a ciò che accade per quanto riguarda i numeri “13” o al “17”, per diverse ragioni socio-culturali legate all’idea di sfortuna.

Anche per il 666 sembra si possa affermare con una certa certezza che l’origine sia di stampo culturale: nella Bibbia il numero 666 viene associato a Satana. Di hexakosioihexekontahexafobia ne soffriva anche Ronald Wilson Reagan, presidente degli stati Uniti d’America dal 1981 al 1989, che, per ironia della sorte, aveva tre nomi di sei lettere ciascuno. I sintomi della hexakosioihexekontahexaphobia includono iperventilazione, tachicardia, ansia, panico.

6 – Somnifobia

La somnifobia è la paura di addormentarsi.
La somnifobia è la paura di addormentarsi.

La somnifobia è la paura di addormentarsi. E’ differente dall’insonnia, che è invece causata dalla tensione mentale e fisica dovuta all’incessante lavorio cerebrale a causa delle preoccupazioni più disparate. Nel caso delle persone che soffrono di somnifobia, a generare ansia è l’idea irrazionale e immotivata che si potrebbero verificare incidenti e pericoli mentre sono addormentate.

E’ quindi l’assenza di controllo sull’ambiente esterno mentre si è incoscienti nello stato di sonno a spaventare.

Il soggetto talvolta rifiuta persino il momento di mettersi a letto, addirittura lasciando che il corpo crolli di fronte alla stanchezza in qualche luogo della casa. Talvolta è la paura di avere incubi a creare questa patologia, spesso perché è già accaduto ripetutamente in passato. I sintomi della somnifobia includono irritabilità, agitazione, ansia generalizzata.

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7 – Coulrofobia

La coulrofobia è la paura dei clown.
La coulrofobia è la paura dei clown.

La settima fobia più strana è la coulrofobia, ovvero la paura dei clown. Un personaggio nato per portare divertimento anche ai più piccoli, ma che è stato utilizzato anche dalla letteratura e dal cinema come figura inquietante per terrorizzare il pubblico. Eppure al circo un pagliaccio che si esibisce è un divertimento per la maggior parte delle persone, ma non per chi soffre di coulrofobia, che può avere veri e propri attacchi di panico. I sintomi della coulrofobia includono tachicardia, sudorazione, affanno, tremori, crisi di ansia.

8 – Ablutofobia

L´ablutofobia è la paura di lavarsi.
L´ablutofobia è la paura di lavarsi.

L´ablutofobia è la paura di lavarsi. Può manifestarsi come paura di entrare in contatto con l’acqua ma anche con i prodotti di igiene personale, come il sapone. E’ una delle fobie che possono avere, nei casi gravi e protratti nel tempo, le conseguenze più rilevanti a livello fisico. Ci sono persone che arrivano a evitare di lavarsi anche per anni e quindi trascurano seriamente la cura dell’igiene personale, con pericolose ricadute per la salute fisica.

Sembra che ne soffrano principalmente i bambini e le donne. Solitamente l’avversione riguarda solo alcuni tipi di pulizia: per esempio si può temere la doccia ma non l’idea di lavare i capelli nel lavandino. Quasi sempre si lega a fatti vissuti come traumatici. I sintomi dell’ablutofobia includono repulsione, disgusto, ansia, iperventilazione, tachicardia.

9 – Tripofobia

La tripofobia è la paura che si prova alla vista di buchi o cavità
La tripofobia è la paura che si prova alla vista di buchi o cavità

Al nono posto delle 10 fobie più strane c’è la paura che si prova alla vista di buchi o cavità: la tripfobia. Capita soprattutto di fronte alla ripetizione di una serie di cavità, regolare o irregolare. Per esempio, sono oggetti paurosi per il tripofobico un alveare, un mattone o un pezzo di formaggio.

Scatta un meccanismo di repulsione biologica; più che paura in un primo momento genera orrore e ribrezzo. Se il soggetto è obbligato a toccare o avvicinarsi molto a tali cavità, il livello di ansia sale. I sintomi della tripofobia includono nausea, disgusto, sudorazione, brividi, pelle d’oca, prurito.

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10 – Nomofobia

La nomofobia è la paura di restare sconnessi senza poter accedere alla rete tramite cellulare.
La nomofobia è la paura di restare sconnessi senza poter accedere alla rete tramite cellulare.

E infine la decima delle fobie più strane è la paura del ventunesimo secolo.
La nomofobia è la paura di restare sconnessi senza poter accedere alla rete tramite cellulare. Il termine è un acronimo tratto dalla lingua inglese “No Mobile Phone Phobia“. E’ sicuramente un paura figlia del nostro tempo, infatti il termine è stato coniato nel 2008 in Inghilterra, in occasione di uno studio commissionato a YouGov, un qualificato ente di ricerca britannico.

La paura non riguarda tanto l’oggetto in sé, quindi non è il timore di perdere il cellulare, ma quello di non riuscire a connettersi con gli altri. Un telefono scarico oppure la mancanza di collegamento alla rete, anche momentaneo, genera uno stato di ansia che in casi gravi può far nascere pensieri suicidi. La persona si sente isolata dal mondo, in uno stato di solitudine desolante. I sintomi della nomofobia includono tachicardia, sudorazione, paura dell´isolamento, paura di morire.

Ecco, questa era la lista delle 10 fobie più strane che ho deciso di riportare qui. Sicuramente ce ne sono molte altre, forse anche più impronunciabili, ma queste sono, probabilmente, le più “comuni” tra le fobie più strane

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Mangiare per gestire le emozioni: lo fai anche tu?

La fame e le emozioni

In una società ricca come la nostra, il cibo non è più legato solamente allo stimolo della fame. Molto spesso ormai si è portati a mangiare anche per noia, nervosismo o agitazione. Si parla di fame emotiva, o fame emozionale, quando le persone tendono usare il cibo per affrontare le emozioni.

Il bisogno non è più quello di nutrire il corpo, ma semplicemente avere qualcosa da mettere in bocca. Molto spesso persino il gusto o la consistenza di ciò che si mangia diventano secondari. E’ evidente il richiamo all’età neonatale, quando l’atto di succhiare era legato anche al cercare consolazione o conforto, funzione che veniva allora svolta dal ciuccio o dal dito in bocca.

La fame e le emozioni. Fatichi a gestire il tuo rapporto con il cibo? Chiamaci oggi. Noi possiamo aiutarti.

Più in generale, è alquanto comune l’equazione cibo-amore.

Il cibo è fonte di amore e gratificazione
Il cibo è fonte di amore e gratificazione

Chi ci ha accudito quando siamo nati si occupava di nutrirci. L’istinto di sopravvivenza ci diceva che senza queste persone non saremmo riusciti a sopravvivere. Anche in età adulta, il cibo continua ad avere una funzione sociale da non sottovalutare. I dolci sono parte integrante di qualsiasi festeggiamento, condividere la cena è sinonimo di amicizia.

Di fronte alle difficoltà, il cibo diventa non solo nutrimento ma anche fonte di amore e gratificazione.

Ecco i motivi alla base del comportamento che ci spinge a buttarci su snack e biscotti quando siamo tristi, frustrati, annoiati o arrabbiati. Quando mangiare,cioè, diventa un momento consolatorio.

Stress e cibo: un binomio pericoloso
Stress e cibo: un binomio pericoloso

La fame e le emozioni. In condizioni di stress aumentano i livelli di cortisolo. Si tratta di un ormone, definito proprio ormone dello stress, che si attiva in momenti di pericolo per mettere in allerta il corpo. Passata l’emergenza, il livello di cortisolo rientra nella media.

Ma quando lo stress diventa cronico, la produzione dell’ormone è prolungata. Normalmente, lo stato di tensione interrompe l’appetito. Una situazione ansiogena o preoccupante infatti spesso mette in secondo piano la fame. Ma se questa condizione diventa pressoché stabile, la persona è portata a mangiare di più. Non per saziarsi, ma per cercare un rimedio alla sensazione di inquietudine.

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E’ per questo che la fame emotiva porta a ricercare i cosiddetti cibi spazzatura.

Essendo ricchi di zuccheri e carboidrati, questi cibi innalzano in breve tempo la serotonina, il cosiddetto ormone della felicità. Infatti ha la capacità di aumentare il buon umore e la tranquillità e tra le varie conseguenze diminuisce la voglia di ingerire cibo. Purtroppo in un soggetto ansioso, quando l’effetto della serotonina cala ritorna lo stress e aumenta di nuovo il cortisolo. E il meccanismo si ripresenta.

Attacchi di fame

Gli alimenti ricchi di zuccheri sono quelli più ricercati per gestire le emozioni
Gli alimenti ricchi di zuccheri sono quelli più ricercati per gestire le emozioni

Finché l’atteggiamento è almeno in parte controllabile e gli attacchi di fame contenuti, ne risente quasi solo la forma fisica. Gli alimenti ‘consolatori’ infatti non rientrano quasi mai nelle categorie frutta o verdura. Anzi la maggior parte delle volte sono poco salutari e molto calorici. Già questo comportamento, se non tenuto sotto controllo, può avere ricadute anche considerevoli sulla salute fisica.

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Ma la situazione diventa preoccupante quando la fame emotiva sfocia in veri e propri disturbi del comportamento alimentare.

Si può arrivare a essere vittime di vere e proprie abbuffate, incontrollate per frequenza e quantità.

Questa patologia si chiama Binge Eating Disorder, disturbo da fame compulsiva. Le abbuffate compulsive diventano ricorrenti, e si ha la sensazione di perdere totalmente il controllo. Chi ne è vittima non ha alcun modo di fermarsi, ingerisce grandi quantità di cibo anche in tempi brevissimi.

Possono ingerire qualsiasi alimento, talvolta senza nemmeno masticarlo. Non avvertono il senso di sazietà, solitamente a fermarli è il dolore allo stomaco. Dopo l’episodio, sopraggiungono sensi di colpa, disgusto e disagio verso se stessi e il proprio comportamento. Ma ci si ricadrà dopo poco tempo, spesso è solo questione di qualche ora.

Non solo il disturbo può portare all’obesità, ma resta sempre presente. Ne soffre il 40% di chi è obeso. Le persone tendono a nasconderlo, a isolarsi, e quasi sempre mangiano di nascosto. Temendo, e sapendo, di non riuscire a controllarsi, fanno in modo che le abbuffate non avvengono mai in presenza di altri.

Ricorrere alla propria forza di volontà non è sufficiente.

Come resistere alla tentazione del cibo?
Come resistere alla tentazione del cibo?

Non si tratta infatti di mettersi a dieta e controllare il senso di fame per limitare le calorie. Tantomeno manca la consapevolezza di quali alimenti siano dannosi e quali salutari; il punto è che le scelte sono sviate da circuiti istintivi cerebrali. Questo tipo di impulso ha origine da meccanismi psichici, e spinge a mangiare in modo automatico, compulsivo e mai sano.

Gli attacchi di fame possono sopraggiungere più o meno improvvisamente, senza che seguano schemi preciso. Si può essere vittima degli episodi a casa o al lavoro, durante il giorno o di notte. Quello che è comune è l’obiettivo finale: trovare conforto in una situazione difficile e stressante.

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Ecco alcune situazioni classiche in cui si presenta tale disturbo

– In ufficio

In ufficio il cibo può essere un palliativo per stress e ansia
In ufficio il cibo può essere un palliativo per stress e ansia

Qualsiasi occupazione professionale può essere fonte di stress per motivi diversi. Il lavoro da ufficio si presta però particolarmente a questo disturbo. Stare tutto il giorno seduti a una scrivania, magari condividendo lo spazio con un collega poco simpatico, è una situazione ansiogena. Non è detto che il livello sia tale da sfociare in crisi di ansia. In ogni caso, si è portati a cercare una consolazione.

Quella più facilmente reperibile è ricorrere al cibo. Non solo: il corpo cerca anche uno sfogo fisico della tensione. Alzarsi per recarsi alla macchinetta degli snack o andare a prendere un caffè al bar più vicino è un modo per allontanarsi dall’ambiente e spezzare il ritmo del lavoro. Ma ognuna di queste fughe si paga con l’introduzione di dannose calorie. Oltre a rafforzare il medesimo automatismo: il cibo calma lo stress.

– Nei weekend

Anche l´assenza di tempo strutturato porta a mangiare di più, come nei weekend
Anche l´assenza di tempo strutturato porta a mangiare di più, come nei weekend

Se il lavoro è causa di stress, talvolta l’assenza di esso lascia un voto che non tutti sanno come colmare. Sebbene il tempo libero permetta di coltivare un hobby o dedicarsi alla famiglia, troppo spesso la stanchezza accumulata durante la settimana persuade semplicemente a non fare nulla. La sensazione di riposo è però fasulla: non si scarica la tensione, né fisica e né mentale, e ci si ritrova in una sorta di limbo fatto di attesa. L’insoddisfazione porta a cercare un qualsiasi sollievo dalla propria apatia. Di nuovo, il junk food è a disposizione. Una sorta di droga legale, a basso costo e reperibile con facilità.

– Le ore notturne

Per alcune persone le abbuffate avvengono di notte
Per alcune persone le abbuffate avvengono di notte

C’è uno strano meccanismo che porta certe persone a mangiare compulsivamente di notte. Spesso queste abbuffate notturne sono comprese fra giornate in ci non si è assunto quasi nulla durante i pasti. Schiacciate dallo stress della giornata e il tentativo di portare a temine quante più incombenze possibili, molte persone si convincono di non avere tempo di mangiare. Lo stimolo della fame passa in secondo piano rispetto al lavoro e alle scadenze.

Quando è ora di andare a dormire, finalmente si concedono di avere tempo di pensare a se stessi. Ma a quel punto hanno bisogno di soddisfare non solo il corpo, ma soprattutto la psiche. E’ così che cercano alimenti eccessivamente zuccherini e calorici, che placano l’ansia, ma sbilanciano totalmente il regime alimentare. Inoltre un comportamento di questo genere influenza anche il ritmo sonno – veglia e influisce negativamente sul riposo, che non dovrebbe avvenire a stomaco appesantito.

Altre persone invece durante la giornata mangiano regolarmente, magari addirittura seguendo un regime alimentare restrittivo. Ma a sera gli impulsi prendono il sopravvento. Questo perché, fermato il rito delle attività quotidiane, il rilassamento fisico lascia emergere lo stress, che spinge a mangiare cibi dal potere consolatorio. Molti fra coloro che soffrono di attacchi di fame emotiva si svegliano addirittura nel mezzo della notte e sono spinti a mangiare. Riescono a riprendere sonno solo dopo aver riempito lo stomaco.

Fame emotiva. Fatichi a gestire il tuo rapporto con il cibo? Chiamaci oggi. Noi possiamo aiutarti.