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Dr. Giuseppe Iannone

psicologo e psicoterapeuta

Un’esperienza a cui non sapevo dare un nome

Siena, 2001. Allora ero uno studente presso l’Università per Stranieri, dove frequentavo il corso di laurea in Filologia. Ricordo ancora quel giorno come fosse ieri. Lezione di letterature comparate. All’improvviso, come un fulmine a ciel sereno, durante la lezione avevo avvertito una sensazione di testa leggera, quasi di vertigine. Qualcosa di mai provato prima. In un attimo il cuore aveva iniziato a battere all’impazzata, faticavo a respirare. Mi sentivo terrorizzato. Quasi staccato dal mio corpo e dall’ambiente.

Avevo avvertito l’urgenza di uscire da quell’aula. E così, infilati gli appunti nello zaino, ero uscito di corsa dall’università. Per strada ricordo ancora che mi chiedevo se ce l’avessi mai fatta a raggiungere casa o se sarei collassato prima per strada. Il tragitto verso casa sembrava interminabile e una corsa contro il tempo.

Giunto a casa l’attacco di panico era già passato. Ma era rimasto il forte spavento per l’esperienza appena vissuta, alla quale non sapevo dare un nome. Da quel giorno iniziai a vivere nel terrore che quelle sensazioni, tanto sconosciute quanto spaventose, si fossero ripresentate. E iniziai a declinare gli inviti degli amici ad uscire. Persino andare in università mi sembrava un’impresa titanica.

Amsterdam, 2005. Dopo la laurea in docenza della lingua italiana a stranieri avevo ottenuto un posto come docente di lingua e cultura italiana nella capitale dei Paesi Bassi. Ma nella mia mente era ancora vivido il ricordo di quella strana esperienza che, nel corso degli anni, si era ripresentata più volte, lasciandomi ogni volta sempre più atterrito e inerme.

Fu ad Amsterdam che, per la prima volta, decisi di rivolgermi a uno psicoterapeuta perché nel frattempo, cercando su internet la causa di quei sintomi, mi ero imbattuto in un forum di psicologia in cui tante persone raccontavano di aver provato le stesse sensazioni che provavo io.

Finalmente il “nemico” aveva un nome: disturbo di panico! Ma di nemico in realtà non si trattava. Tutt’altro.

Infatti, durante le sedute di psicoterapia erano venute fuori sia le cause che i significati di quei sintomi tanto invalidanti. Furono sufficienti una decina di sedute e del panico non rimase neppure l’ombra. “Quanto tempo perso“, mi ero detto.

La mia ripartenza

Quell’esperienza di sofferenza, il disturbo di panico, aveva però acceso in me una passione, quella dello studio della psicologia. Volevo poter essere anch’io di aiuto a chi si fosse trovato in una situazione simile alla mia.

Detto fatto. Nonostante una laurea alle spalle e un lavoro come docente, ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Psicologia. Ho terminato gli studi in Neuroscienze Cliniche e Cognitive con Specializzazione in Psicopatologia presso l’Università di Maastricht.

Dopo la specializzazione ho avuto la possibilità di frequentare un tirocinio clinico presso il Dipartimento dei Disturbi d’Ansia della Clinica PsyQ di Maastricht.

Lì, forte anche del mio background di docente, ho tenuto sedute di gruppo di psicoeducazione per pazienti olandesi con disturbi d´ansia. Ma anche sedute di esposizione a stimoli in grado di indurre il panico. In pratica, facevamo inalare a persone con disturbo di panico una miscela di CO2 al 35%. L´elevata concentrazione di anidride carbonica è infatti in grado di elicitare nei soggetti con panico un attacco di panico vero  e proprio. L´idea era di far capire loro che di panico non si muore. L´esercizio prevedeva diversi gradi di difficoltà. Si iniziava a inalare la miscela da sdraiati, poi da seduti. Da in piedi. E ancora, camminando e… perfino in bici! Lo scopo era quello di far abituare le persone a “fare amicizia” con alcuni sintomi del panico che possono terrorizzare chi ne soffre, impedendogli di conurre una vita normale per paura che il panico possa ripresentarsi.

Dai pazienti ai…topi.

L´interesse per la ricerca mi aveva portato a frequentare un secondo tirocinio di ricerca su stress e resilienza presso la Mental Health School of Neuroscience di Maastricht.  Mi ero ritrovato in un laboratorio, al piano meno uno dell´Università di Maastricht, a sezionare e analizzare fettine sottilissime di cervelli di topi. Lo scopo della mia ricerca, allora, era capire se certi topi nascevano geneticamente più preparati ad affrontare lo stress rispetto a topi meno resilienti. Mi rivedo ancora oggi mentre contavo al microscopio ottico il numero di neuroni nell´ippocampo dei roditori. Esperienza fantastica.

Analizzare il passato per guardare al futuro

Una volta ottenuta la laurea in Neuroscienze Cognitive e Cliniche e la specializzazione in Psicopatologia, sono rientrato in Italia. Avevo vinto due borse di ricerca della durata di due anni per investigare le alterazioni fisiologiche e i correlati psicologici del disturbo di panico. Esperienza fondamentale perché ha aggiunto al mio bagaglio clinico una solida base metodologica di ricerca, indispensabile per qualunque professionista che si occupa di salute mentale. Ho avuto persino la fortuna di riuscire a pubblicare un lavoro scientifico su ansia e invecchiamento accelerato.

Nel frattempo, ho conseguito il Diploma di specializzazione in Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica. Si tratta di un percorso di 4 anni che abilita all’esercizio della professione di Psicoterapeuta, oltre che di Psicologo.

In quegli anni ho frequentato un tirocinio di 12 mesi presso il reparto di Psichiatria dell’Ospedale IRCCS Policlinico Maggiore di Milano. L´esperienza con pazienti affetti da gravi forme di psicosi (come la schizofrenia), di disturbo bipolare e di disturbi di personalità è stata illuminante. I sintomi di ansia e di panico affliggevano anche quelle persone.

Infine, per un anno, ho lavorato come ricercatore presso l´IRCCS Fatebenefratelli di Brescia presso il Dipartimento di Psichiatria Epidemiologica, consolidando le mie competenze di ricercatore clinico. Ho avuto la fortuna di pubblicare una meta-analisi sull´accettabilità di misure di rilevamento dell´umore nei pazienti con depressione. Di condurre giornate di formazione nell´uso di una batteria di test di Neuropsicologia usata per pazienti affetti da schizofrenia autori di reati gravi presso la REMS di Volterra. E di incontrare, intervistare e somministrare io stesso i test a pazienti affetti da schizofrenia autori di reati gravi, presso l´ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Nogara.

Quo vadis?

Anni di duro lavoro e sacrificio. Ma finalmente avevo trovato la mia strada. Avevo conseguito la specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Neuropsicologica. E sapevo chi volevo essere. 

Il panico era sparito.

«Chi sa di avere uno scopo nella vita, un compito, ha in mano un valore ineguagliabile, sia dal punto di vista psicoterapico che dell’igiene mentale. Additare un compito ad un uomo è quanto di più adatto ci possa essere per fargli vincere ogni difficoltà interiore. Tanto meglio se questo compito è stato scelto dalla persona stessa, tanto meglio se si tratta di una missione» (V.E. Frankl).

Io avevo trovato il senso della mia vita nell’aiutare gli altri a trovare un senso nella loro vita. 

Già, perché spesso i sintomi di un ansia e panico (ma non solo quelli!) sono come la spia che si accende sul cruscotto dell’auto per segnalarci che qualcosa non va. Ora, potremmo certo tagliare con una pinza il filo elettrico che conduce il segnale luminoso e spegnere la spia. Avremmo l’illusione che il guasto non esista e continueremmo a guidare un’auto che non è sicura.

È questo spesso ciò che le persone fanno quando ricorrono all’uso degli psicofarmaci per trattare il disturbo di panico o quando addirittura ne ignorano i sintomi o per lo meno non fanno nulla per cercare di star meglio.

Non ho nulla contro l´utilizzo degli psicofarmaci. In molti casi, anzi, li trovo dei preziosi alleati nella cura di ansia e panico soprattutto se uniti alla psicoterapia.

Ma quando una persona con ansia o panico viene curata soltanto con gli psicofarmaci non si assume alcuna responsabilità sul progetto di cura. Assume quindi una posizione passiva. Né riesce a risalire all´origine del malessere.

Prendere psicofarmaci senza fare psicoterapia è come sperare di guarire dal raffreddore prendendosi l´aspirina e restando sotto la pioggia! Lo psicoterapeuta è quella persona che ti dice: guarda che sei zuppo dalla testa ai piedi. Sei sotto la pioggia. Cosa vuoi fare?

In psicoterapia si va cioè a leggere e comprendere il significato dei sintomi del panico. Li si contestualizza in una storia di vita, la tua, e in questo modo si riesce a ri-orientare la tua vita verso una forma migliore, autentica.

Ed è proprio a questo punto che spesso avviene il “miracolo” e il panico e l´ansia spariscono.

Ad oggi faccio il lavoro che considero il più bello del mondo: lo psicologo psicoterapeuta. Ricevo sia online in tutta Italia che in studio a Milano, Monza e Cernusco sul Naviglio.

CORSO PER GESTIRE: ANSIA, PANICO, STRESS E PAURA

Tra le mie passioni c’è l’insegnamento per l’autodifesa e le tecniche di rilassamento e respirazione per ansia, panico, stress e paura.

Ad oggi mi occupo esclusivamente di attività clinica di psicoterapia -online e in studio- per la diagnosi e la cura dei disturbi d’ansia. E non potrei occuparmi di altro visto che ai disturbi d’ansia ho dedicato il mio interesse e la mia passione negli ultimi 15 anni della mia vita.

Se stai attraversando un periodo in cui l’ansia è diventata eccessiva, limita la libertà e ti impedisce di vivere una vita piena e soddisfacente possiamo lavorare assieme per venirne fuori.
Non credere che la psicoterapia online sia un percorso di serie B rispetto alla psicoterapia in presenza.

Anzi, nei casi in cui sintomi invalidanti di ansia, panico, agorafobia, depressione e altri disturbi ti impediscono di uscire di casa, la psicoterapia online può essere persino più efficace degli incontri in presenza.

Contattami, perché posso essere il tuo filo di Arianna che ti aiuterà a ritrovare l’uscita dal labirinto del Minotauro, il benessere e la libertà.

Dr. Giuseppe Iannone

Il tuo psicoterapeuta ONLINE per Ansia e Panico