Si guarisce dal disturbo ossessivo-compulsivo? 

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è spesso descritto come una prigione mentale fatta di pensieri intrusivi, dubbi incessanti e rituali ripetitivi. Chi ne soffre si chiede, prima o poi, se sia possibile guarire definitivamente. La risposta è sì, molte persone stanno significativamente meglio e alcune non presentano più sintomi clinicamente rilevanti. Tuttavia, per comprendere davvero cosa significhi “guarire” dal DOC, è utile cambiare prospettiva e partire da un punto fondamentale della psicoterapia: il sintomo ha una funzione.

Il DOC non è solo un problema, ma una soluzione

Dal punto di vista clinico, il sintomo non nasce per caso. Il DOC può essere letto come una strategia di adattamento, una soluzione che la persona ha costruito, spesso precocemente, per gestire emozioni vissute come intollerabili. Ansia, senso di colpa, paura di nuocere, bisogno di controllo, intolleranza dell’incertezza o timore di perdere il legame con l’altro trovano nel sintomo ossessivo-compulsivo una forma di contenimento. Le ossessioni e le compulsioni non sono quindi semplicemente “assurde” o “irrazionali”: servono a ridurre un’angoscia più profonda, anche se lo fanno in modo rigido e costoso. Il problema del DOC non è la presenza della funzione, ma il fatto che questa funzione venga svolta sempre allo stesso modo, senza flessibilità, fino a occupare l’intera vita psichica.

Cosa significa allora guarire dal DOC?

Se consideriamo il sintomo solo come un nemico da eliminare, la guarigione coincide con la sua scomparsa totale. Ma questa visione rischia di essere riduttiva e, talvolta, frustrante. In una prospettiva più ampia, guarire dal DOC significa non aver più bisogno del sintomo per regolare il proprio mondo emotivo. Molte persone in terapia arrivano a una remissione completa o quasi completa dei sintomi. Altre possono sperimentare occasionalmente pensieri intrusivi, ma senza che questi richiedano rituali o generino sofferenza significativa. In entrambi i casi, il punto centrale è che il DOC smette di organizzare la vita, di guidare le scelte e di definire l’identità della persona.

Il ruolo della psicoterapia

Le terapie evidence-based, come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) con esposizione e prevenzione della risposta, hanno dimostrato grande efficacia nella riduzione dei sintomi del DOC. Anche la farmacoterapia può essere un valido supporto in molti casi. Tuttavia, quando questi interventi sono inseriti in una cornice che tiene conto del significato del sintomo, il cambiamento tende a essere più stabile. Gli approcci fenomenologici integrati lavorano proprio su questo livello: aiutano la persona a comprendere cosa il DOC stava cercando di proteggere. Non per giustificare il sintomo, ma per renderlo superfluo. Quando l’angoscia può essere pensata, nominata e regolata in altri modi, il sintomo perde la sua funzione e si indebolisce.

Perché i pensieri ossessivi non sono il vero problema

Un aspetto spesso frainteso riguarda i pensieri ossessivi. Avere pensieri intrusivi è un’esperienza umana comune. Ciò che distingue il DOC non è il contenuto del pensiero, ma il rapporto che la persona instaura con esso. Il tentativo di controllarlo, neutralizzarlo o eliminarlo a tutti i costi rafforza il circolo vizioso ossessivo-compulsivo. La guarigione passa quindi attraverso un cambiamento profondo: imparare a tollerare l’incertezza, riconoscere le emozioni sottostanti e accettare i limiti del controllo. Quando questo avviene, il pensiero ossessivo può anche presentarsi, ma non ha più potere.

Il DOC come segnale, non come condanna

Leggere il DOC come un segnale e non come una condanna permette di ridurre la vergogna e l’autocritica che spesso accompagnano il disturbo. Il sintomo racconta una storia: parla di un equilibrio precario, di un tentativo di sopravvivenza psichica. In terapia, questa storia può essere ascoltata, rielaborata e trasformata. In questo senso, la guarigione non è una battaglia contro la mente, ma un processo di integrazione e maturazione emotiva. Non si tratta di diventare “immuni” dall’ansia o dai pensieri disturbanti, ma di sviluppare risorse interne più flessibili e meno punitive.

Si può guarire definitivamente dal DOC?

Molte persone sì, nel senso che non soddisfano più i criteri diagnostici e conducono una vita piena e libera. Altre mantengono una vulnerabilità, ma senza più essere prigioniere del disturbo. In entrambi i casi, il cambiamento duraturo avviene quando il sintomo non è più necessario. La domanda forse più utile non è “il DOC sparirà per sempre?”, ma: cosa accade quando imparo a fare a meno della funzione che il DOC svolgeva per me? È lì che si apre lo spazio della cura. Se senti che il disturbo ossessivo-compulsivo sta occupando troppo spazio nella tua vita, sappi che non sei definito dai tuoi pensieri né dai tuoi rituali. Il DOC può essere compreso, trattato e trasformato. Un percorso di psicoterapia può aiutarti a dare senso a ciò che stai vivendo e a costruire modalità più libere di stare con te stesso e con gli altri.
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