Quando la psicoterapia non funziona

La psicoterapia è spesso descritta come un percorso prezioso, capace di migliorare la qualità della vita, favorire il benessere emotivo e promuovere un cambiamento profondo. Tuttavia, dire che “la psicoterapia è per tutti” è un’affermazione incompleta. La verità è che la psicoterapia può essere molto efficace, ma solo quando esistono le condizioni adeguate, la motivazione giusta e un contesto favorevole al cambiamento. Riconoscere che la psicoterapia non è sempre la risposta migliore non significa svalutare il suo valore, ma anzi rispettarne i limiti e proteggere le persone da aspettative irrealistiche o percorsi che rischiano di diventare inefficaci o addirittura frustrati. In questo articolo vedremo perché la psicoterapia non è adatta a tutti e analizzeremo 5 esempi concreti in cui potrebbe non essere di aiuto, offrendo allo stesso tempo alternative e spunti di riflessione.

Perché la psicoterapia non è per tutti?

La frase può suonare provocatoria, ma riflette una realtà clinica: la terapia funziona quando c’è collaborazione, motivazione, apertura e una stabilità mentale minima per lavorare sulle proprie emozioni e pensieri.

La psicoterapia non è una bacchetta magica, né uno strumento che “si subisce”: richiede partecipazione attiva, continuità e disponibilità a mettersi in discussione. Per alcune persone, in alcuni momenti della vita, questo semplicemente non è possibile.

Vediamo insieme 5 esempi concreti in cui la psicoterapia può non essere di aiuto:

1. Quando una persona è costretta a farla (e non è minimamente motivata) 

La motivazione è un elemento fondamentale per qualsiasi processo terapeutico.
Se una persona entra in terapia solo perché spinta da un partner, da un genitore o da un datore di lavoro, difficilmente potrà trarne beneficio.

Perché non funziona?

La persona non sente alcun problema e quindi non percepisce la necessità del cambiamento.

Ogni proposta terapeutica può essere vissuta come un’imposizione o una critica.

Il lavoro su di sé richiede un minimo di disponibilità interna che, se assente, blocca l’intero processo.

Cosa può essere utile?

Colloqui motivazionali.

Competenze psicoeducative di base.

Tempo e spazio per maturare una consapevolezza personale.

2. Quando c’è un’aspettativa miracolistica (“Il terapeuta mi deve guarire”)

La psicoterapia è un percorso collaborativo, non un intervento passivo come una medicina che “fa effetto”.
Alcune persone arrivano in terapia con l’idea che lo psicoterapeuta “risolverà” tutto o “darà le risposte giuste”.

Perché non funziona?

Il paziente rimane in posizione passiva.

Il terapeuta viene vissuto come un’autorità che dovrebbe cambiare la vita del paziente dall’esterno.

La responsabilità personale viene totalmente delegata.

Quando la persona non è disposta a mettersi in gioco, la terapia si blocca.

Cosa può essere utile?

Un lavoro iniziale sulla definizione delle aspettative.

Un orientamento diverso, come coaching o consulenza breve se la persona cerca strumenti pratici immediati.

3. Quando ci sono dipendenze attive non trattate

Alcol, droghe, gioco d’azzardo, dipendenze comportamentali: quando la dipendenza è attiva e dominante, la psicoterapia classica può risultare inefficace, perché la persona non dispone della stabilità emotiva e cognitiva per lavorare su aspetti più profondi.

Perché non funziona?

La dipendenza altera attenzione, motivazione, autocontrollo e gestione emotiva.

Gli obiettivi terapeutici vengono costantemente sabotati dai sintomi della dipendenza.

Il focus reale non è il vissuto emotivo, ma la gestione del craving e dell’astinenza.

Cosa può essere utile?

Programmi specifici per le dipendenze (SerD, gruppi, centri specializzati).

Approcci integrati: farmacoterapia + terapia cognitivo-comportamentale specifica.

Gruppi di autoaiuto (es. AA, NA).

Una volta raggiunta una maggiore stabilizzazione, la psicoterapia può diventare un percorso prezioso per lavorare sulle radici emotive del problema.

4. Quando la persona attraversa una crisi acuta che richiede un intervento medico urgente

In alcune situazioni di emergenza psicologica, come episodi psicotici acuti, rischio suicidario immediato, gravi scompensi dell’umore o della realtà, la psicoterapia non è la prima risposta.

Perché non funziona?

La persona non è in condizione di riflettere su di sé o di mantenere un’alleanza terapeutica.

L’urgenza clinica richiede un contenimento che la terapia non può garantire.

Servono supporti medici e farmacologici immediati.

Cosa può essere utile?

Intervento psichiatrico urgente.

Ricovero, se necessario.

Stabilizzazione farmacologica.

La psicoterapia può riprendere successivamente, quando la persona ha recuperato lucidità e sicurezza.

5. Quando si cerca conferma anziché cambiamento

A volte una persona entra in terapia non per cambiare, ma per essere rassicurata che non debba cambiare.

Chi cerca terapia solo per avere conferme delle proprie convinzioni, per legittimare comportamenti disfunzionali o per dimostrare che “gli altri sbagliano”, difficilmente troverà utile il percorso.

Perché non funziona?

Qualsiasi intervento del terapeuta viene interpretato come un attacco o una presa di posizione. Si crea un muro difensivo che impedisce l’introspezione. Oppure la persona non ha un reale obiettivo di crescita.

Cosa può essere utile?

Un percorso più orientato alla consapevolezza e alla regolazione emotiva.

Colloqui esplorativi senza obiettivo di cambiamento immediato.

Un lavoro sulla disponibilità a tollerare punti di vista diversi.

Quando invece la psicoterapia può fare una grande differenza

Se è vero che la psicoterapia non è per tutti e non è efficace in tutte le fasi della vita, è altrettanto vero che può diventare uno strumento potente quando ci sono:

motivazione anche minima ma autentica

curiosità verso se stessi

stabilità sufficiente per affrontare emozioni intense

un terapeuta adatto alla persona e al problema

obiettivi realistici e condivisi

In questi casi, la psicoterapia può portare a:

maggiore consapevolezza emotiva

miglioramento delle relazioni

gestione più efficace dell’ansia e dello stress

crescita personale

elaborazione di traumi e schemi disfunzionali

un senso più profondo di libertà e autenticità

Dire che “la psicoterapia non è per tutti” non significa fare una selezione, ma riconoscere che per funzionare deve esserci il momento giusto, il contesto giusto e il livello adeguato di motivazione.

Per alcune persone, o in certe fasi della vita, la terapia può risultare poco utile o addirittura controproducente: costrizione, aspettative irrealistiche, dipendenze attive, crisi acute o bisogno di conferme possono sabotare il percorso.

Sapere quando non è il momento per la psicoterapia permette di cercare gli strumenti più adeguati al proprio benessere. Se stai valutando un percorso, ricordati: la psicoterapia non è per tutti, ma può diventare per te nel momento in cui sei pronto davvero a incontrarti.