Me ne vado o rimango?
Gli inizi hanno sempre qualcosa di magico. Quando iniziamo una relazione, un nuovo lavoro, una dieta o un percorso sportivo, siamo attraversati da entusiasmo, energie fresche, aspettative positive. È il momento delle possibilità, dell’immaginazione, dei progetti. In psicoterapia lo vediamo spesso: ciò che motiva il primo passo non è sempre ciò che ci permette di andare avanti nel tempo. La vera difficoltà non è iniziare, ma continuare. È rimanere fedeli a ciò che abbiamo scelto quando l’emozione iniziale si spegne, quando la quotidianità diventa impegnativa, quando emergono frustrazione, dubbi, fatica. Eppure è proprio lì, nel mezzo del cammino, che si costruisce il cambiamento autentico. In questo articolo esploriamo perché è così difficile perseverare e come possiamo imparare a restare fedeli alla nostra vocazione — che si tratti della nostra crescita personale, di una relazione, di un lavoro o di un progetto di benessere fisico.
Perché gli inizi sono così affascinanti?
Dal punto di vista psicologico, l’inizio è un momento ad alta intensità emotiva. Il cervello rilascia dopamina, l’ormone della motivazione e della novità. Ci sentiamo vivi, stimolati, pieni di speranza. La mente è naturalmente attratta da ciò che è nuovo, perché rappresenta un’opportunità.
Il problema è che la dopamina non resta alta a lungo. La fase successiva è quella dell’adattamento: la novità diventa routine, e il nostro cervello smette di premiarci automaticamente. È in quel momento che iniziano le difficoltà. La motivazione non basta più, servono disciplina, consapevolezza, impegno. È lì che molte persone mollano perché si aspettavano che l’entusiasmo durasse per sempre.
La fatica di continuare: esempi dalla vita quotidiana
1. Un nuovo partner: dall’innamoramento alla relazione reale
All’inizio di una relazione, tutto è luminoso. Ci affascinano i dettagli dell’altro, proiettiamo desideri e aspettative, idealizziamo. L’innamoramento ci dà una spinta potente. Poi emergono le differenze, le abitudini quotidiane, i bisogni non detti, le paure. È in questa fase che la relazione inizia davvero. Molte coppie arrivano in terapia proprio quando l’incanto iniziale diminuisce: non perché ci sia qualcosa di “sbagliato”, ma perché serve imparare a costruire un legame, non solo a viverne l’entusiasmo iniziale. Continuare significa imparare a comunicare, a gestire i conflitti, a rinegoziare gli spazi, a conoscersi davvero. Perseverare in una relazione non significa accontentarsi, ma scegliere di crescere insieme anche quando è impegnativo.
2. Un nuovo lavoro: l’entusiasmo che incontra la realtà
Il primo giorno di lavoro è pieno di energia: nuove sfide, nuovi colleghi, nuove possibilità. Ci immaginiamo motivati e brillanti per sempre. Dopo qualche mese arrivano la stanchezza, la routine, le prime difficoltà relazionali, la pressione delle responsabilità. È qui che molte persone iniziano a chiedersi se “hanno sbagliato tutto”. Non sempre è così. A volte è solo il passaggio naturale tra l’inizio e la continuità.
Restare fedeli alla propria vocazione professionale significa imparare a gestire lo stress, a costruire competenze, a riconoscere i segnali del proprio corpo, a trovare un ritmo sostenibile. In terapia si lavora spesso su questo: distinguere la fatica fisiologica dell’impegno dal malessere vero e proprio che richiede un cambiamento.
3. La dieta e lo sport: quando la motivazione si spegne
L’inizio di una dieta o di un percorso sportivo è sempre brillante: si fanno liste, si acquistano attrezzi, si sceglie il programma, ci si sente determinati. Poi arriva il giorno in cui non abbiamo voglia, quello in cui il risultato sembra minimo, quello in cui cediamo a una tentazione. E spesso è proprio in quel momento che ci diciamo “ho fallito” e smettiamo. In realtà, è lì che inizia il vero lavoro psicologico: imparare la costanza, la gentilezza verso se stessi, la gestione delle ricadute senza viverle come catastrofi. La perseveranza non è mai perfetta: è una somma di piccoli passi imperfetti che portano comunque avanti.
Perseverare: un atto di identità, non di sforzo
Continua chi conosce perché sta facendo ciò che fa.
Gli inizi sono guidati dall’emozione. La continuità è guidata dal senso: dal valore profondo che quella scelta rappresenta per noi. In psicoterapia posso aiutarti a identificare la tua vocazione — che non è solo “ciò che voglio fare”, ma ciò che ha significato per la tua crescita e il tuo benessere.
Quando il nostro “perché” è chiaro, la fatica non sparisce, ma diventa sopportabile. Non camminiamo più solo con l’entusiasmo, ma con un orientamento interno.
Come restare fedeli alla propria vocazione (anche quando è difficile)1. Accetta che la motivazione non sarà costante
Non c’è nulla di sbagliato se l’entusiasmo cala. È un processo naturale. La costanza non nasce dall’avere sempre voglia, ma dall’aver imparato a muoversi comunque.
2. Sostituisci l’idea di “tutto o niente” con quella di “abbastanza”
Molte persone mollano perché pensano che, se non possono fare tutto perfettamente, non valga la pena farlo. In realtà, sono i piccoli gesti quotidiani che costruiscono la continuità.
3. Crea abitudini, non solo obiettivi
Gli obiettivi motivano l’inizio. Le abitudini sostengono il percorso. Una routine sana trasforma il “devo farlo” in “questo fa parte di me”.
4. Concediti di chiedere aiuto
Continuare è difficile quando si è soli. La psicoterapia offre uno spazio sicuro per comprendere la propria vocazione, lavorare sulla costanza emotiva, gestire lo stress, affrontare i momenti di stallo.
5. Accetta che la fatica fa parte del processo
Non esiste crescita senza fatica. Non esiste cambiamento senza piccoli attriti. Continuare non è un fallimento del tuo entusiasmo: è una testimonianza della tua maturità.
La bellezza non è solo all’inizio, ma in ciò che costruiamo nel tempo
Gli inizi sono belli, certo. Ma è nella continuità che scopriamo la parte più vera di noi: la capacità di restare, di perseverare, di essere fedeli alla nostra vocazione anche quando non è semplice. Che tu stia iniziando una relazione, un nuovo lavoro, una dieta, un percorso sportivo o un cammino personale, ricordati questo: non serve che tu e l’altro (partner, lavoro, dieta, attività fisica, ecc.) siate perfetti, serve essere presenti.
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