Da dove nasce lo stress?
“Stress” è una delle parole più usate e meno comprese della nostra epoca. Lo associamo al lavoro, alle relazioni, agli impegni quotidiani, ma raramente ci fermiamo a chiederci da dove nasce davvero lo stress. In psicoterapia emerge spesso una verità scomoda ma liberatoria: molte volte lo stress non deriva da ciò che accade, ma da come pensiamo e da quanto siamo centrati su noi stessi. In questo articolo esploreremo una prospettiva diversa e clinicamente rilevante: lo stress come risultato del pensare troppo e dell’amare troppo se stessi, inteso non come sana autostima, ma come iper-controllo, rigidità e bisogno che il mondo funzioni secondo i nostri parametri.
Pensare troppo: quando la mente diventa una trappola
Pensare è una funzione fondamentale della mente, ma pensare troppo (overthinking) è una delle principali fonti di stress psicologico. Pensare troppo significa analizzare, anticipare, rimuginare e reinterpretare continuamente eventi, parole e comportamenti.
In terapia, molte persone descrivono una mente che “non si spegne mai”:
- “Rifletto per ore su quello che ho detto o mi è stato detto”
- “Ripenso continuamente a cosa avrei dovuto fare”
- “Immagino scenari negativi che poi non accadono”
Questo eccesso di pensiero non porta a soluzioni, ma a tensione interna, stanchezza emotiva e senso di perdita di controllo. Lo stress nasce perché la mente pretende certezze in un mondo che, per definizione, è incerto.
Amare troppo se stessi
Quando parliamo di “amare troppo se stessi” in ambito psicologico, non ci riferiamo all’autostima sana o all’auto-compassione. Parliamo piuttosto di una forma di egocentrismo emotivo:
- il bisogno che gli altri si comportino come ci aspettiamo
- la difficoltà ad accettare punti di vista diversi
- la convinzione, spesso inconscia, che “se le cose non vanno come dico io, c’è qualcosa che non va”
Questo atteggiamento crea stress perché ci mette costantemente in conflitto con la realtà.
Quando qualcuno non si allinea a me
Immagina questa situazione:
Dici qualcosa con buone intenzioni e l’altra persona reagisce in modo diverso da come ti aspettavi.
La reazione stressante non è l’evento in sé, ma il pensiero che segue:
- “Non ha capito”
- “Avrebbe dovuto reagire diversamente”
- “Non è giusto”
Qui lo stress nasce dal bisogno di allineamento. Quando pretendiamo che l’altro senta, pensi o agisca come noi, perdiamo di vista una verità fondamentale: ogni persona ha una storia, un filtro emotivo e una mappa mentale diversa.
Quando le cose non vanno come dico io
Un’altra fonte comune di stress è la rigidità:
“Avevo pianificato tutto, ma è andato diversamente.”
Quando le cose non vanno come avevamo deciso, la mente entra in modalità controllo:
- irritazione
- frustrazione
- senso di ingiustizia
In psicoterapia questo è spesso legato alla difficoltà di tollerare l’imprevisto. Più siamo convinti che esista un solo modo “giusto” di fare le cose, più la realtà ci sembrerà ostile.
Il paradosso dello stress: più controllo, più sofferenza
Uno dei grandi paradossi psicologici è questo: più cerchiamo di controllare tutto, più ci sentiamo stressati.
Il pensare troppo e l’amare troppo se stessi hanno una radice comune: la paura.
- paura di perdere il controllo
- paura di non essere considerati
- paura di non valere abbastanza
Il controllo diventa allora una strategia di difesa, ma è una strategia che consuma enormi energie mentali ed emotive.
Lo stress come segnale, non come nemico
In un percorso di psicoterapia, lo stress non viene visto solo come qualcosa da eliminare, ma come un segnale prezioso.
Ci indica che:
- stiamo chiedendo troppo a noi stessi
- stiamo chiedendo troppo agli altri
- stiamo cercando certezze dove non possono esistere
Ridurre lo stress non significa smettere di pensare o smettere di avere bisogni, ma imparare a pensare in modo più flessibile e a decentrarci da noi stessi.
Dal “deve essere così” al “può andare anche così”
Uno dei cambiamenti più potenti che avvengono in terapia è il passaggio dal linguaggio rigido al linguaggio flessibile:
- da “deve” a “preferirei”
- da “è sbagliato” a “è diverso”
- da “non lo accetto” a “posso tollerarlo”
Questo non significa rinunciare ai propri valori, ma ridurre la lotta interna che genera stress cronico.
Amare se stessi in modo sano
Amare se stessi in modo sano significa:
- accettare i propri limiti
- accettare che gli altri non ci capiranno sempre
- accettare che la vita non segue copioni perfetti e che, in fondo, non ci deve niente.
L’auto-compassione riduce lo stress, mentre l’iper-focalizzazione su di sé lo amplifica.
Quando lo stress diventa un campanello d’allarme
Se lo stress è costante, se il pensiero non si ferma mai, se ogni disallineamento con gli altri diventa motivo di rabbia o frustrazione, allora è utile fermarsi. La psicoterapia offre uno spazio sicuro per osservare questi meccanismi senza giudizio, imparando nuove modalità di relazione con se stessi e con il mondo.
Pronto a cambiare?
Se ti riconosci in questi schemi, sappi che non sei “sbagliato” o “debole”. Stai semplicemente usando strategie che un tempo ti hanno protetto, ma che oggi ti creano stress.
👉 Prenota un colloquio di psicoterapia per imparare a ridurre il pensiero eccessivo, aumentare la flessibilità emotiva e costruire un rapporto più sano con te stesso e con gli altri. Il cambiamento non passa dal controllo, ma dalla consapevolezza. Così lo stress può diventare il punto di partenza di una vita più leggera, autentica e centrata.

