Perché soffro di attacchi di panico?

Perché ho un attacco di panico? È una delle domande più frequenti che le persone fanno durante le sedute di psicoterapia. Quando una persona ha un attacco di panico spesso racconta: “Stavo bene e all’improvviso è successo.” Quasi mai però è davvero così. Il panico non arriva dal nulla. In questo articolo ti spiego perché.

La goccia che fa traboccare il vaso

L’attacco di panico è il punto finale di un processo iniziato giorni, settimane o addirittura mesi prima. È come il momento in cui un vaso trabocca: l’acqua lo riempiva già da molto tempo, ma nessuno se ne accorgeva. Il nostro cervello cerca sempre un equilibrio E ciascuno di noi ha un modo personale di sentirsi sicuro e al sicuro.

Per esempio:
• alcuni stanno bene quando controllano tutto;
• altri quando sono apprezzati;
• altri quando si sentono indipendenti;
• altri ancora quando sentono di avere relazioni stabili.
Questo modo di stare bene è come il “pilota automatico” della nostra vita. Finché funziona, ci sentiamo tranquilli e l’esistenza prosegue serena, anche tra alti e bassi.

Poi succede qualcosa

A volte accadono eventi che mettono in crisi questo equilibrio.
Per esempio:
• cambiare scuola;
• una delusione amorosa;
• litigi in famiglia o con un amico;
• sentirsi sotto pressione;
• dover diventare più autonomi;
• crescere e cambiare.
Molte volte questi eventi non sembrano enormi. Anzi.. La persona pensa: “Non è niente.” Ma dentro di sé inizia a sentirsi diversa.

Il problema è che non ascoltiamo quello che proviamo

Molte persone imparano, senza rendersene conto, a non dare importanza alle proprie emozioni.
Magari pensano:
• “Non devo lamentarmi”
• “Devo essere forte”
• “Passerà”
• “Non è il caso di pensarci”
Così continuano a fare tutto normalmente. Da fuori sembrano tranquille. Dentro, però, aumenta lentamente una tensione. È come comprimere una molla. Più la schiacci, più accumula energia.

Il corpo, invece, se ne accorge subito
Anche se cerchiamo di ignorare il problema, il corpo continua a registrarlo.
Cominciano piccoli segnali:
• sonno peggiore;
• stanchezza;
• fiato corto;
• mal di stomaco;
• muscoli tesi;
• battito un po’ più veloce;
• sensazione di essere sempre “in allerta”.
Sono come notifiche. Il corpo sta dicendo: “Ehi… qualcosa non va.” Ma spesso continuiamo a ignorarle. Ma poi arriva un momento in cui la pressione è semplicemente troppa.
Immagina un cellulare. Hai aperto:
• 50 app;
• giochi;
• video;
• GPS;
• musica.
Il telefono continua a funzionare… ma è vicino al blocco. Basta aprire un’altra app… e si blocca completamente. Il panico funziona in modo simile. La persona era già molto “carica”. Serve solo un piccolo episodio finale.
Per esempio:
• entrare in autobus;
• stare in coda;
• essere al supermercato;
• andare a scuola;
• prendere l’ascensore;
• essere da soli.

Non è quell’episodio a creare il panico.

È semplicemente l’ultima goccia. Il corpo interpreta tutto come un enorme pericolo.
A quel punto il cervello entra nella modalità di emergenza. È un sistema antichissimo.
Migliaia di anni fa serviva per scappare da un animale feroce. Il cervello pensa: “Pericolo! Devi sopravvivere!” Anche se in realtà non c’è nessun leone. E allora parte l’allarme.  Il cervello attiva il sistema di sopravvivenza e nel corpo succedono tante cose insieme.

Il cuore accelera per portare sangue ai muscoli.
Respiri più velocemente per prendere più ossigeno.
Sudi per raffreddare il corpo.
I muscoli si tendono per prepararsi a correre.
Lo stomaco si blocca perché digerire non è importante durante un’emergenza.
Ti gira la testa perché respirando troppo in fretta cambia l’equilibrio di ossigeno e anidride carbonica nel sangue.

Tutto questo è normale

Il problema è come lo interpreti. È qui che nasce il circolo vizioso. La persona sente il cuore battere fortissimo. Pensa: “Sto avendo un infarto.” Il cuore accelera ancora..
Sente girare la testa. Pensa: “Sto svenendo.” L’ansia aumenta. Sente il fiato corto. Pensa: “Sto soffocando.” Ancora più paura.
Ogni pensiero aumenta l’allarme. E ogni allarme produce nuovi sintomi. È come mettere un microfono davanti a una cassa. Il rumore si amplifica da solo.

Perché ti sembra di impazzire?

Quando l’allarme è fortissimo, alcune persone hanno una sensazione stranissima.
Pensano: “Non mi sento più io.” Oppure: “Mi sembra tutto finto.” Oppure: “Sto impazzendo.” Queste sensazioni non significano che una persona stia davvero perdendo la ragione. Sono effetti del cervello che è completamente concentrato sulla sopravvivenza. È come se tutte le risorse fossero spostate sull’allarme.

Perché il panico dura poco?

Nessun organismo può mantenere quel livello di allarme per molto tempo. Dopo alcuni minuti il corpo inizia naturalmente a spegnere il sistema. L’adrenalina diminuisce. Il cuore rallenta. Il respiro torna normale. La tensione cala.L’attacco finisce. Lo spavento però resta.

Qui nasce un nuovo problema

Dopo il primo attacco la persona pensa: “E se succedesse di nuovo?” Ed ecco che inizia a controllarsi continuamente.

Controlla:
• il cuore;
• il respiro;
• la testa;
• ogni piccolo giramento;
• ogni battito.
Più controlla… più nota sensazioni normali.
Più le nota… più si spaventa.
Più si spaventa… più il corpo produce sintomi.
Così il rischio di un nuovo attacco aumenta.

Il vero problema non è il panico

Il panico è il messaggio finale. È come la spia rossa della benzina. La spia non è il guasto.
Sta dicendo: “Fermati. C’è qualcosa che va capito.” Per questo non basta imparare a “far passare” o gestire l’attacco di panico. È importante capire quale cambiamento, conflitto o difficoltà personale ha messo in crisi il proprio equilibrio e perché il corpo è arrivato a usare un segnale così intenso.

Una metafora finale

Immagina una diga. Ogni giorno arriva un po’ d’acqua:
• una preoccupazione;
• una delusione;
• una responsabilità;
• una paura;
• un’emozione che non riesci a esprimere.
La diga continua a reggere. Da fuori sembra tutto normale. Poi cade una sola goccia.
E la diga crolla. Chi guarda da fuori pensa: “È stata quella goccia.” In realtà non è così. Sono state tutte le gocce precedenti. Ecco perché l’attacco di panico non è il problema principale, ma il modo con cui il corpo segnala che il proprio equilibrio personale si è incrinato da tempo. Ecco perché nelle sedute di psicoterapia che faremo insieme non ci limiteremo a ridurre i sintomi ma ti aiuterò a ricostruire la storia di ciò che è accaduto, a riconoscere le emozioni che erano rimaste sullo sfondo e a trovare un modo nuovo e più autentico di affrontare i cambiamenti della propria vita.