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paura di amare

Qual è l’amore più grande?

Un incontro fugace, un bacio rubato, uno sguardo complice, una carezza che per un attimo fa trasalire. Un’intesa quasi perfetta e il cuore che finalmente torna a battere, proprio quando lo credevi morto. E poi il nulla.. La persona sparisce o ti scrive un messaggio per dirti che ha un altro. E tu giù a disperarti su quello che sognavi già essere l’inizio di qualcosa di bello.

Ma perché la storie affettive migliori sembrano proprio quelle che non si realizzano? Questo avviene perché  l’immaginazione ha il potere di riempirla di fantasia e idealizzarla in modo unico. E in un mondo in cui le relazioni spesso seguono percorsi predefiniti, un amore non consumato offre uno spazio in cui la creatività e la visione personale possono prosperare.

Nel contesto di una storia affettiva non consumata, infatti, l’immaginazione e le emozioni sono libere di crescere senza il filtro della realtà quotidiana. La mancanza di esperienze concrete permette all’immaginazione di dipingere un quadro ideale, plasmando una narrativa romantica che può essere inarrivabile nella realtà tangibile. I dettagli sfocati di una relazione non consumata consentono la costruzione di un mondo affettivo in cui il desiderio, l’attrazione e la connessione si intrecciano in una trama avvincente.

L’assenza di limiti fisici offre poi una vasta gamma di possibilità di variazioni immaginative. Le parti coinvolte possono infatti immaginare situazioni ideali, perfette, senza doversi confrontarsi con le sfide quotidiane che spesso accompagnano le relazioni reali. La magia di un amore solo sfiorato risiede nella sua capacità di resistere alle prove del tempo, poiché si nutre dell’energia creativa di coloro che lo vivono solo nell’immaginazione.

Il cuore di questa prospettiva risiede nella possibilità di preservare la purezza e l’innocenza dell’amore. Mentre le relazioni fisiche possono essere influenzate da fattori esterni e dalla complessità della vita quotidiana, un amore immaginario può esistere in uno stato quasi perfetto, protetto da influenze esterne che potrebbero minarne la magia.

Tuttavia, va notato che questa visione romantica dell’amore immaginato può comportare rischi. La disconnessione dalla realtà può portare a una sorta di idillio che trascura le sfide intrinseche delle relazioni umane. L’idealizzazione potrebbe impedire di apprezzare la ricchezza e la complessità delle connessioni reali, con tutte le loro sfumature, pregi e difetti.

Inoltre, la storia affettiva non consumata potrebbe creare un vuoto emotivo, poiché manca la concretizzazione delle emozioni attraverso l’esperienza tangibile. Un omicidio in cui non si trova il cadavere. E che non consente di celebrare il funerale.

L’immaginazione può essere un rifugio temporaneo, ma può anche alimentare il desiderio di realizzazione concreta, portando a una sorta di malinconia romantica per ciò che non ci è stato.

In conclusione, la storia affettiva migliore a volte sembra essere quella non consumata poiché l’immaginazione ha il potere di plasmarla in un’esperienza unica, libera dalle limitazioni del mondo reale. Tuttavia, è importante bilanciare questa prospettiva romantica con la consapevolezza delle sfide e delle ricchezze che accompagnano le relazioni concrete. La magia dell’immaginazione può arricchire l’anima, ma l’incontro con la realtà è essenziale per una comprensione completa e autentica dell’amore.

Amore: sentimento o decisione?

Amore: sentimento o decisione?

L’amore può assumere molte forme e manifestarsi in diversi modi, ma una delle questioni più dibattute riguardo all’amore è se sia principalmente un sentimento o una decisione. Questo dibattito ha alimentato numerose discussioni e riflessioni nel corso dei secoli. L’amore è una questione di cuore o di mente? Vediamo insieme i punti chiave di questo dibattito.

L’amore come sentimento

L’idea che l’amore sia innanzitutto un sentimento è una prospettiva molto diffusa. Secondo questa visione, l’amore è una reazione emotiva spontanea che si sviluppa quando ci sentiamo attratti da qualcuno o qualcosa. Questo sentimento può scaturire da una vasta gamma di fattori, tra cui l’aspetto fisico, il carattere, gli interessi condivisi e la chimica tra due persone. L’amore come sentimento è spesso descritto come una sorta di “colpo di fulmine”, un’emozione travolgente che ci travolge senza preavviso.

<Una delle teorie più influenti sull’amore come sentimento è la teoria dell’amore romantico proposta dallo psicologo Robert Sternberg. Egli ha suddiviso l’amore in tre componenti principali:

  • passione
  • intimità
  • impegno.

La passione è ciò che spesso percepiamo come il sentimento d’amore, caratterizzato da desiderio, eccitazione e attrazione fisica.

L’intimità riguarda la connessione emotiva e la comprensione reciproca.

Infine l’impegno rappresenta la volontà di mantenere una relazione a lungo termine.

Questa teoria sottolinea l’importanza del sentimento d’amore nel contesto delle relazioni romantiche.

L’amore come sentimento è anche spesso associato all’idea di “far battere il cuore”, un’emozione che non può essere razionalmente spiegata o controllata. È l’emozione che fa sì che le persone compiano gesti romantici, come regalare fiori o scrivere lettere d’amore. L’aspetto più importante dell’amore come sentimento è che è spesso considerato incontrollabile. Non possiamo decidere chi o cosa amare, l’amore semplicemente accade.

L’amore come decisione

Dall’altro lato dello spettro, c’è l’idea che l’amore sia principalmente una decisione cosciente. Secondo questa prospettiva, . Le persone che sostengono questa visione credono che possiamo decidere di amare qualcuno o qualcosa, indipendentemente dai nostri sentimenti iniziali.

Una delle teorie che supportano l’amore come decisione è la teoria della “volontà di amare” proposta dal filosofo Erich Fromm. Fromm sottolinea che l’amore è un atto di volontà, non solo un sentimento. Secondo lui, amare richiede sforzo e impegno attivo, che coinvolge prendere decisioni e agire in un modo che promuova il benessere dell’altro. L’amore, da questa prospettiva, è un atto di generosità e dedizione.

Un altro aspetto importante dell’amore come decisione è la capacità di superare ostacoli e difficoltà in una relazione. Quando ci innamoriamo, possiamo essere sopraffatti dall’entusiasmo iniziale, ma è la decisione di lavorare insieme e superare le sfide che può davvero rafforzare un legame amoroso. L’amore come decisione implica anche l’idea che possiamo scegliere di amare qualcuno nonostante i suoi difetti o imperfezioni.

Una prospettiva combinata

Mentre il dibattito tra l’amore come sentimento e l’amore come decisione persiste, molti esperti ritengono che queste due prospettive non siano necessariamente incompatibili. L’amore può includere elementi di entrambe le dimensioni.

L’idea che l’amore sia un sentimento iniziale può essere vista come il primo passo di una relazione, ma l’amore come decisione diventa cruciale quando la relazione è messa alla prova. Nel corso del tempo, i sentimenti iniziali di passione possono diminuire o fluttuare, ma la decisione di impegnarsi e lavorare su una relazione può rafforzare il legame.

Inoltre, le relazioni richiedono spesso compromessi e adattamenti, il che implica la presa di decisioni. Questi compromessi possono derivare dalla volontà di amare e di mantenere una relazione sana. Ad esempio, si possono fare sacrifici per il bene della persona amata, dimostrando così l’amore come decisione.

Cambiamenti culturali e sociali

Le opinioni sulla natura dell’amore possono variare notevolmente in base alla cultura, all’epoca storica e all’individuo. In alcune culture, l’idea dell’amore come decisione può essere più prominente, mentre in altre, l’amore come sentimento può essere enfatizzato. Allo stesso modo, le prospettive sull’amore possono cambiare nel corso del tempo, influenzate da fattori sociali e culturali.

Ad esempio, nelle società tradizionali, i matrimoni combinati possono essere basati su considerazioni pratiche, come la compatibilità familiare e finanziaria, e l’amore può svilupparsi nel tempo. Tuttavia, nelle società occidentali moderne, l’idea dell’amore romantico e della ricerca dell’anima gemella può essere più prevalente, ponendo l’enfasi sul sentimento d’amore.

Conclusioni

In definitiva, l’eterna domanda se l’amore sia principalmente un sentimento o una decisione non ha una risposta univoca. L’amore è un’esperienza profondamente personale e complessa che può includere elementi di entrambe le dimensioni. I sentimenti d’amore sono spesso ciò che inizia una relazione, ma la decisione di impegnarsi è ciò che fa la differenza nel lungo termine.

Paura di amare. La philofobia

La philofobia è una fobia specifica che accomuna tutte le persone che fanno fatica ad innamorarsi e ad abbandonarsi a una relazione. Come riconoscerla e cosa fare per superarla?

Che cosa è la philofobia?

Philofobia è una parola composta che deriva dall’unione di due parole greche: “philo”, che significa amore, e “phobos”, che vuol dire paura.
La philofobia, quindi, è la paura di amare, una fobia specifica che accomuna le persone che scappano dagli impegni sentimentali e dalle situazioni amorose.
Le persone philofobiche sono reticenti ad entrare in intimità con un possibile partner e provano ad evitare le situazioni ad alto coinvolgimento emotivo.
Non solo sperimentano una forte paura di amare. Ma, spesso, trovano difficile anche lasciarsi amare dal partner. In chi soffre di philofobia, infatti, l’idea di legami amorosi durevoli può scatenare una vera e propria angoscia. Questo avvviene perché il legame di amore viene vissuto come pericoloso, costringente, limitante. Di qui la necessità di evitare le relazioni amorose. Per loro, in effetti, può essere una sofferenza non riuscire a gioire del benessere che può dare un rapporto di coppia.

Paura di amare o forse c´è altro?

Si tratta di un elemento importante da sottolineare se è vero che, nel quadro di disturbi diversi, la persona può non essere minimamente interessata a una relazione sentimentale, non ricercandola. È questo il caso del disturbo schizoide di personalità, quadro in cui la persona non prova interesse nello sviluppare delle relazioni amicali e/o intime. Il non avere un partner, però, in quel caso, non costituisce un problema per la persona schizoide.
Anche chi soffre di philofobia può non essere particolarmente angosciato per la mancanza di una relazione amorosa e non pensare di avere un problema. È però da capire se in simili situazioni la paura dell’amore possa essere così forte da essere all’origine di un massiccio evitamento. In simili situazioni, infatti, la persona si manterrebbe al sicuro non creando nessuna occasione di intimità.

Perché si ha paura di amare?

La philofobia sembra essere destinata a diventare sempre più frequente. Al momento, riguarda circa il 10% delle persone. Le cause di questo disturbo e dell’aumento della sua frequenza possono essere ricercate sia nelle caratteristiche della nostra società, sia nelle storie individuali e/o familiari.
Da una parte, per citare Bauman, viviamo in un’epoca di relazioni sempre più liquide che rendono difficile l’instaurarsi e la ricerca di relazioni intime stabili. Dall’altro, sembra importante rilevare che molte persone philofobiche hanno sperimentato insoddisfacenti relazioni interpersonali. Se ripetute esperienze amorose fallimentari possono scoraggiare la volontà di iniziare nuove storie, nella philofobia un ruolo importante sembra essere giocato dalle relazioni infantili.
Molte persone che trovano difficile fidarsi e affidarsi a un partner e a una relazione d’amore, infatti, hanno vissuto esperienze negative con i propri caregiver. Genitori poco sintonizzati che non hanno espresso vicinanza in caso di bisogno o sofferenza possono aver comunicato al bambino di non essere meritevole di amore. Lo stesso può essere avvenuto di fronte a un caregiver imprevedibile e disattento. O infine nelle situazioni in cui l’amore e le cure sono stati rinfacciati.
Si tratta di esperienze comuni nell’infanzia di molti bambini, importanti perché incidono sulla qualità delle relazioni infantili, ma anche adulte.

La philofobia è un disturbo?

Attualmente la philofobia non è ancora considerata un vero e proprio disturbo psicopatologico. Per questa ragione, non è stata inserita nella quinta edizione di uno dei manuali diagnostici più usati a livello mondiale, il DSM (APA, 2013). Il manuale, comunque, comprende e descrive la categoria cui appartiene la philofobia, quella delle fobie specifiche.
Si tratta di problematiche che rientrano tra i disturbi di ansia e che possono essere descritte come paure persistenti e irrazionali legate a specifici stimoli.
Le fobie specifiche possono essere attivate da situazioni, oggetti, attività, animali, colori, suoni, ecc. L’elenco potrebbe continuare all’infinito, se è vero che ciascuno di noi può vivere come fobico qualsiasi tipo di attività, stimolo o circostanza. In questi casi, la persona evita attivamente la situazione fobica o la affronta con ansia. Ciò significa che può sperimentare alcuni sintomi quali, senso di soffocamento, tachicardia, sudorazione, nausea, vertigini, disturbi gastro-intestinali.

All´origine di questo può esserci proprio il desiderio di non sperimentare sensazioni e sintomi sgradevoli all’origine dell’evitamento delle situazioni fobiche. Da qui, i tentativi di sottrarsi a proposte e occasioni di incontro. Ma a lungo andarela situazione può diventare insostenibile e spingere la persona a ricercare un aiuto.

Philofobia o autonomia?

Se è vero che chi soffre di philofobia fugge dall’amore, ci possono essere casi in cui si riesce comunque ad avere una relazione. In simili circostanze, chi soffre di philofobia può essere sfuggente, fare richieste di maggiore autonomia al partner, riferire insicurezza sulla relazione o sentirsi oppresso dalla relazione.
Un caso ancora diverso è quello della cosiddetta philofobia latente. Molti philofobici, cioè, riescono a mantenere delle relazioni di coppia mostrando un certo adattamento rispetto alla situazione di amore e intimità. Ciò non esclude che, in specifiche situazioni, possano emergere comportamenti e sintomi philofobici, attivati esclusivamente da incontri in grado di scatenare amore e interesse autentici.

La psicoterapia può aiutare a superare la philofobia?

In caso di philofobia è possibile rivolgersi a un professionista della salute mentale al fine di riceverne l’aiuto necessario a superare il problema.
Al pari delle altre fobie, infatti, anche la philofobia può comportare malessere, suscitando ansia e ponendo molte limitazioni alle persone e ai loro cari.
In simili situazioni, lo psicoterapeuta facilita un processo di maggiore consapevolezza sul problema, attivando le risorse della persona e aiutandola a trovare modalità di relazione più funzionali.
Nel caso della philofobia, quindi, i percorsi psicologici riducono la sintomatologia, facendo in modo che la persona si avvicini con meno ansia alle situazioni amorose.

Riferimenti bibliografici
Tavormina, R. (2014). Why are we afraid to love. Psychiatria Danubina, 26(1), 178-183.
Veneruso, D. (2019). Philophobia e philoterapia: paura di amare. Milano: FrancoAngeli.