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Metodo

Immagina di volerti rimettere in forma e di iscriverti in palestra carico di buoni propositi. Decidi di affidarti a un personal trainer che imposta un programma di attività fisica personalizzato e adatto alle tue esigenze. È chiaro che il compito del personal trainer è far sì che tu esegua gli esercizi in maniera corretta. Ma lo sforzo fisico, quello deve venire da te.
In psicoterapia si parla di responsabilizzazione, un termine che spaventa molti. Lo psicoterapeuta non è la persona che si sostituisce a te nel percorso di cura. La disposizione al risanamento è infatti anche relativa alla persona, che può essere più o meno in grado di rispondere alle sollecitazioni dello specialista che la cura.

Cosa intendo dire?

Compito di un buon terapeuta è andare incontro alla natura del paziente per far sì che la terapia sia efficace. In questo senso la psicoterapia online deve essere personalizzata, cucita addosso a ciascun paziente. Non esistono protocolli validi per tutti. Ed è proprio questo che distingue un bravo terapeuta da uno meno bravo e trincerato dietro la propria teoria di riferimento.

Come recita un vecchio adagio, se sei un martello vedrai solo chiodi. Proprio così: lo psicoterapeuta che si nasconde dietro qualsiasi teoria facendola diventare soltanto dogma saprà parlare solamente un linguaggio, che non è detto si adatti alle esigenze di qualsiasi paziente!

Ma torniamo a noi. Il cambiamento e la guarigione scaturiscono quindi da uno sforzo congiunto di paziente e terapeuta: chi cura deve possedere le competenze cliniche necessarie per generare la trasformazione; ma anche chi è curato deve voler andare incontro a tale mutamento. Ecco perché si dice che il processo di cura prende forma a partire dalla relazione terapeutica.

Le ricerche scientifiche suggeriscono che non è tanto la teoria di riferimento (cognitivo, comportamentale, psicoanalitica, ecc.) a essere l’ingrediente principale del cambiamento, quanto, piuttosto, l’abilità del terapeuta nello stabilire una relazione proficua con il paziente.

E qui sorge spontanea la domanda di tante persone: ma perché ho bisogno di un’altra persona che mi aiuti a stare meglio? Non posso farcela da solo?

La risposta è no. Non basta fare affidamento su sé stessi. Per conoscere sé stessi occorre specchiarsi in un’altra persona. L’alterità, infatti, è costitutiva del nostro essere. Siamo un dialogo e non monadi indipendenti uno dall’altro.

Conoscenza e cura di sé passano sempre attraverso il rapporto con qualcun altro. Questo consente infatti di considerare qualsiasi problema da una prospettiva nuova rispetto alla nostra.

Per comprendere l’anima occorre prendersene cura. E la cura dell’anima è la trasformazione e il riorientamento della nostra esistenza verso una forma più comoda e abitabile.

Naturalmente non è sufficiente sapere come condurre la propria vita, occorre anche viverla in pieno accordo con questo sapere.

Ma allora perché non posso parlare del mio problema a un amico o a un familiare e devo invece rivolgermi a uno psicoterapeuta per un percorso di psicoterapia online?

Già Galeno raccomandava, data l’impossibilità di esaminare da noi stessi i nostri errori, di lasciarsi aiutare da altri in questo compito. Ma il medico greco aggiungeva anche che è necessario che ad aiutarci sia qualcuno libero da odio o amore nei nostri confronti.

Una persona a noi sconosciuta e imparziale e che sia in grado di mostrarci senza esitazione i nostri errori. Ecco perché è opportuno che al rapporto di vicinanza o di amicizia si sostituisca un rapporto neutro, di supervisore esterno che messo al nostro fianco ci indichi la verità e ci faccia notare qualsiasi errore nelle nostre azioni.

Percorso lento e faticoso ma che, poco per volta, sortisce i suoi effetti.

La psicoterapia è la scienza che studia l’esperienza personale. Essa coglie il significato dei sintomi all’interno dei contesti che li hanno preceduti e che li accompagnano.

In psicoterapia si parla del passato?

La psicoterapia è una sorta di Giano, il dio bifronte. Essa volge una delle sue due facce verso l’oriente del testo, verso la storia passata del paziente. Il sintomo particolare, infatti, diventa comprensibile solo cogliendolo nel rapporto con la propria storia di vita.

Ma l’altra faccia della psicoterapia è rivolta verso il futuro, verso le possibilità di azione e i progetti che il sintomo o la malattia hanno limitato.

Perché non è sufficiente raccontare la propria storia a un amico o a un familiare, allora, per avere lo stesso effetto?

Il racconto che i pazienti fanno dell’attuale situazione di sofferenza rimanda sempre a un momento passato, in cui appunto emerge il sintomo, che in genere non ha alcuna connessione di senso con la sintomatologia.

Il sintomo infatti emerge proprio dalla frattura tra il significato dell’esperienza e la sua appropriazione. Come, ad esempio, quando una litigata o una delusione generano emozioni che sono avvertite solo come un’alterazione corporea (per esempio tachicardia, sudorazione o sensazione di fiato corto) e che il paziente non coglie come correlate alla situazione in corso.

È a quel punto che quegli stati emotivi, sentiti solo come sintomi fisici, sono vissuti come estranei, sono cioè sofferti e possono provocare un disturbo mentale.

Faccio un esempio: immagina di correre su un tapis roulant. Dopo qualche minuto, la temperatura del corpo inizia ad alzarsi, il cuore batte più in fretta per pompare più ossigeno ai muscoli. Inizi a sudare per raffreddare il corpo. E anche il respiro diventa affannoso per il modificato fabbisogno di ossigeno. Anche la vista può annebbiarsi, la testa diventare leggera e i muscoli tremare per lo sforzo prolungato.

Il sintomo infatti emerge proprio dalla frattura tra il significato dell’esperienza e la sua appropriazione. Come, ad esempio, quando una litigata o una delusione generano emozioni che sono avvertite solo come un’alterazione corporea (per esempio tachicardia, sudorazione o sensazione di fiato corto) e che il paziente non coglie come correlate alla situazione in corso.

È a quel punto che quegli stati emotivi, sentiti solo come sintomi fisici, sono vissuti come estranei, sono cioè sofferti e possono provocare un disturbo mentale.

Faccio un esempio: immagina di correre su un tapis roulant. Dopo qualche minuto, la temperatura del corpo inizia ad alzarsi, il cuore batte più in fretta per pompare più ossigeno ai muscoli. Inizi a sudare per raffreddare il corpo. E anche il respiro diventa affannoso per il modificato fabbisogno di ossigeno. Anche la vista può annebbiarsi, la testa diventare leggera e i muscoli tremare per lo sforzo prolungato.

Eppure, in una situazione come questa, a nessuno verrebbe in mente di essere sul punto di avere un infarto o un malore e di doversi recare in ospedale. Perché? Perché in questo caso riesci a dare un significato all’esperienza che stai vivendo: sto correndo ed è normale che il corpo reagisca in questo modo, per adattarsi allo sforzo fisico.

Immagina invece adesso la seguente situazione: sei in auto e, improvvisamente, gli stessi sintomi appena descritti (tachicardia, sudorazione, tremori, testa leggera, dispnea, ecc.) ti sorprendono.

Probabilmente ti allarmeresti e accosteresti per paura di provocare un incidente. In questo caso ti spaventeresti perché non riusciresti a dare un senso ai sintomi provati. Non solo, ma tale iperfocalizzazione ansiosa sui sintomi provocherebbe un aumento degli stessi e potresti provare un attacco di panico, oltre alla paura di metterti alla guida per il timore che tali sensazioni possano ritornare.

Diversi stimoli possono elicitare sensazioni, emozioni e sintomi che, se non rifigurati e dotati di senso, possono lasciare la persona smarrita e terrorizzata. Questo accade perché i sintomi spesso sono muti, non sono in grado cioè di indicare la via di uscita.

Per questo motivo la persona si sente spesso intrappolata e non sa come far fronte a queste situazioni. E quel senso di estraneità a quello che sta succedendo, che i miei pazienti spesso raccontano, altro non fa che mantenere quel circolo vizioso che mantiene in vita i sintomi.

La vita si ferma perché i sintomi riducono la libertà della persona. Come, per esempio, quando una persona con disturbo di panico smette di viaggiare, di uscire con gli amici, di prendere l’ascensore, l’auto o i mezzi pubblici per paura di un futuro attacco di panico.

Le 3 fasi della terapia

Come funziona la psicoterapia?

Puoi prenotare un appuntamento cliccando qui

fase 1

Fissata la data e l’ora dell’appuntamento online comincia la “Fase 1” della terapia che ha una durata di tre incontri, in genere a cadenza settimanale, durante i quali ripercorriamo insieme le tracce del malessere vissuto, giungendone all’origine, fino al contesto di circostanze in cui si è manifestato.

Nel corso delle prime 3 sedute ripercorreremo quindi insieme la tua storia di vita. In terapia questo primo step consente di comprendere che mondo hai abitato e abiti e mi consente di risalire all´origine del disturbo o dei sintomi.

Per affermare “chi sei” inizierai a raccontare una storia: la tua! 

Ma non si tratta di un racconto “pour parler”, né di una semplice chiacchierata come con un amico, ma di un colloquio clinico, che ha un metodo preciso e fondato scientificamente, in cui la precisione diagnostica è funzionale alla pratica terapeutica e al tuo benessere.
Alla fine di questi primi tre incontri deve emergere il senso della sofferenza che era inscritto nella tua storia di vita.

fase 2

Terminati i primi tre incontri inizia la “Fase 2”: sulla base delle informazioni raccolte ti offrirò una risposta circa le cause e i fattori sia di insorgenza che di mantenimento della sofferenza. Sarai messo così in condizione di comprendere da dove originano, per esempio, le crisi di ansia e cosa contribuisce a mantenerle.

Inoltre, inizierai a sentire la possibilità che puoi essere ed esistere altrimenti, che puoi progettarti cioè verso differenti o nuovi progetti di vita, in adeguato accordo con la tua storia.

La rifigurazione offerta produce già una prima nuova comprensione di sé, che si accompagna a una prima trasformazione. Vedrai emergere nuove possibilità di azione e nuovi possibili modi di essere.

fase 3

È la fase in cui “giochiamo in attacco”.

La psicoterapia ha infatti inizio quando avverti la possibilità sperimentare nuovi modi di fare esperienza, che siano però funzionali al raggiungimento e al mantenimento del tuo benessere.

La frequenza delle sedute di psicoterapia online, in questa fase, varia da 2 a 3 al mese. Tra una seduta e ti inviterò a portare a termine diversi semplici compiti terapeutici. Per esempio, ti chiederò di raccogliere la tua esperienza quotidiana in un diario nel quale annoterai tutte le situazioni che nell’arco della giornata ti “attivano” da un punto di vista emotivo, sia in senso positivo che negativo.

Ecco un esempio di una pagina di diario:

“Ore 16:00. Il collega mi chiede se posso occuparmi di una pratica. Sono già in ritardo con le mie consegne ma ho paura che, se rifiuto, lui possa rimanerci male e così accetto. Mi sento però in ansia perché so già che anche stasera farò tardi e mi sento uno stupido perché ancora una volta non ho saputo dire di no. Sento il cuore in gola e il respiro corto.”

Un altro compito sono le prescrizioni esperienziali: tornando all’esempio appena citato, potremmo capire insieme cosa succede quando ti sottrai a proposte sgradite o a modalità relazionali disturbanti, con il successivo compito di annotare sul diario quanto successo.

In questo modo puoi iniziare a sperimentare nella quotidianità questi tuoi nuovi modi di essere. Solo così si può produrre il cambiamento che porta a un ritrovato stato di benessere. Il mio lavoro di psicoterapia online è infatti sempre orientato ad aiutare la persona a ritrovare il benessere e la libertà e non è mai semplice chiacchierata!

Durante la fase conclusiva della terapia, definiremo insieme alcuni importanti orizzonti d’attesa, ossia dei progetti di vita a medio e lungo termine. Questo ti consentirà di riorientare la vita verso una forma migliore.

Per alcune persone può trattarsi di iniziare o interrompere una relazione, di cercare un nuovo lavoro, di trasferirsi in una nuova abitazione, di abbandonare vecchie amicizie e trovarne nuove, eccetera.

In ogni caso, ciò che da parte mia non verrà mai a mancare durante le sedute di psicoterapia online è l’attenzione verso di te. Il mio è un gesto di natura etica oltre che professionale. Nessuno può trovare la propria identità, infatti, se un’altra persona non lo riconosce come tale.

Sono convinto che comprendere la sofferenza altrui significa lasciare che i vissuti emotivi individuali possano emergere, lasciando da parte ogni pregiudizio. Non si tratta di dire “capisco il tuo dolore”, anche perché l’esperienza del dolore è privata. Si tratta piuttosto di riconoscere l’altro come una persona che si ritrova a vivere un’esperienza di dolore.

Empatizzare è accorgersi della presenza dell’altro, spostare la propria attenzione da sé all’altro, rispettare la persona come altro da sé e non come simulazione dentro sé. Solo così si conferisce alla persona la piena dignità di esistenza. Riconoscere l’individualità della persona che mi sta davanti è forse la forma più alta di rispetto.

Lo scopo ultimo del mio lavoro è favorire il raggiungimento della pienezza delle tue possibilità più autentiche affinché te ne appropri e viva una vita libera e serena.

Dr. Giuseppe Iannone

Il tuo psicoterapeuta ONLINE per Ansia e Panico