Eiaculazione precoce e ritardata

Eiaculazione precoce e ritardata: troppo presto o troppo tardi? I disturbi dell’eiaculazione possono essere trattati efficacemente con un percorso di psicoterapia online.

Eiaculazione precoce e ritardata sono tra i disturbi dell’eiaculazione più comuni e possono causare sentimenti di ansia, vergogna e imbarazzo.In questo articolo descriviamo i diversi tipi di disturbi dell´eiaculazione e forniamo alcuni consigli per affrontarli.

eiaculazione precoce e ritardata

Che cosa è l’eiaculazione?

L’eiaculazione accompagna l’orgasmo maschile e consiste nell’emissione dello sperma dall’uretra.

Si tratta di un processo di natura riflessa che si accompagna al superamento del picco dell’eccitazione e che prevede due fasi distinte.

Nella prima fase, la contrazione degli organi riproduttivi interni (tra cui la prostata e le vescicole seminali) spinge le diverse componenti dello sperma nell’uretra. Nella seconda fase, il liquido seminale viene espulso attraverso delle contrazioni ritmiche dei muscoli che si trovano alla base del pene e dell’ano. Si tratta di contrazioni involontarie: infatti, una volta avviato il processo eiaculatorio, è normalmente difficoltoso controllare la fuoriuscita dello sperma dall’uretra.

Quali problemi possono verificarsi nell’eiaculazione?

In alcuni casi l’eiaculazione può verificarsi in condizioni ritenute non normali da parte dell’uomo e/o della coppia, e possono causare vissuti di imbarazzo, vergogna o insoddisfazione.

Le lamentele più frequenti che ascolto dalle persone che si rivolgono a me per una consulenza psicoterapica online riguardano le tempistiche dell’eiaculazione che, se arriva troppo presto o in ritardo, può causare disagio. Lo stesso avviene anche nelle situazioni in cui si verifica una vera e propria incapacità di eiaculare.

Il DSM 5 (APA, 2013), il noto manuale diagnostico dell’American Psychiatric Association, include queste condizioni problematiche nel capitolo delle disfunzioni sessuali in due diverse categorie: l’eiaculazione precoce e l’eiaculazione ritardata.

Accanto a queste disfunzioni, cito anche la cosiddetta eiaculazione retrograda. Si tratta di una condizione nella quale lo sperma, invece di confluire verso l’uretra, fa retromarcia e viene versato nella vescica. Anche raggiungendo l´orgasmo in questi casi non vi è fuoriuscita esterna dello sperma.

Come riportato dal Centro per la medicina riproduttiva maschile e la microchirurgia di New York, si tratta di un’anomalia strutturale o funzionale del collo della vescica che può avere cause di natura anatomica, neurologica o farmacologica.

Nel primo caso, l’eiaculazione retrograda può essere ricondotta a malformazioni congenite o conseguenti a un intervento chirurgico al collo della vescica. Nel secondo caso, invece, disfunzioni neurologiche possono essere collegate a patologie sistemiche come il diabete o possono interferire con la capacità del collo della vescica di chiudersi. Rispetto alle cause farmacologiche, infine, alcuni farmaci (neurolettici, anti-ipertensivi, antipsicotici, alfa-bloccanti, ecc.) possono causare l’eiaculazione retrograda inducendo la paralisi del collo della vescica.

Quando un problema nei tempi dell’eiaculazione diventa un disturbo?

Stabilire quando l´eiaculazione precoce o in ritardo configuri un disturbo sessuale vero e proprio non è semplice. Ovviamente non è solamente una questione di secondi o minuti. È invece molto importante tenere nella giusta considerazione i livelli di ansia e di stress soggettivo, sperimentati dall’individuo o dalla coppia.

In effetti, la “giusta” durata del rapporto, dall’inizio dell’attività sessuale all’eiaculazione, è un criterio che varia da persona a persona e da coppia a coppia: ciò che può costituire un problema per un individuo o per una coppia, cioè, può non esserlo per un altro/a. 

Come già precisato, infatti, le disfunzioni nella fase eiaculatoria possono spiegarsi anche con condizioni mediche o essere indotte  dall’uso di farmaci. Se gli accertamenti medici danno esito negativo diventa importante rivolgersi a uno psicoterapeuta esperto di sessuologia clinica e che sappia fornire un´accurata valutazione del problema, una diagnosi e un trattamento.

Premesso ciò, vediamo adesso quando è possibile parlare di eiaculazione precoce e ritardata.

Quali sono i sintomi dell’eiaculazione precoce?

Nello specifico, il DSM 5 parla di eiaculazione precoce laddove essa avvenga circa un minuto dopo la penetrazione. Inoltre, è necessario che il problema si verifichi nel 75-100% dei rapporti sessuali per un periodo di almeno sei mesi e causando un disagio soggettivo importante. La diagnosi di eiaculazione precoce deve infatti tenere conto anche delle preoccupazioni dell’uomo in merito al fatto che il culmine del piacere arrivi troppo velocemente dopo la penetrazione.

Un bravo psicoterapeuta esperto in sessuologia sarà anche in grado di specificare la gravità di malattia.

L´eiaculazione precoce è lieve quando avviene entro circa 30-60 secondi dopo la penetrazione vaginale. Moderata se si verifica entro circa 15-30 secondi dopo la penetrazione vaginale. Grave quando invece si verifica già prima dell´attività sessuale o comunque entro 15 secondi dalla penetrazione vaginale.

L’eiaculazione precoce ha un impatto importante sulla vita di un uomo, in particolare sulla sua autostima e sulle relazioni: l’incapacità di controllare l’eiaculazione può generare ansia, vergogna, imbarazzo, tristezza e sensi di colpa. Ciò è tanto più vero in una società in cui le persone vengono giudicate per le loro performance (a letto e non!).

Quali sono i sintomi dell’eiaculazione ritardata?

La caratteristica fondamentale dell’eiaculazione ritardata, invece, consiste in un marcato ritardo nell´eiaculazione o nell’incapacità di eiaculare. Un simile problema deve verificarsi nel 75-100% dei rapporti sessuali in cui sia avvenuta una adeguata stimolazione erotica o sessuale da parte del partner. L’incapacità di eiaculare o il ritardo nell’eiaculazione devono verificarsi per almeno sei mesi e associandosi a un disagio clinicamente significativo. I problemi, inoltre, non devono essere meglio spiegati da condizioni mediche, disturbi psichiatrici, uso di farmaci e sostanze. Allo stesso modo, infine, le difficoltà nell’eiaculazione non devono essere riconducibili a fattori situazionali (per esempio posizioni scomode o dolorose).

Se le condizioni sopra esposte sono soddisfatte, è opportuno anche focalizzarsi sulle percezioni del disturbo da parte della coppia. In tal senso, per esempio, sarà possibile parlare di ritardo se entrambi i partner riferiscono frustrazione rispetto alla mancata o tarda eiaculazione e/o riportano dolore genitale come conseguenza dei tentativi ripetuti di finalizzare il rapporto sessuale. Molto spesso, inoltre, le coppie riferiscono una serie di difficoltà psicologiche come ansia anticipatoria e ansia da prestazione che si possono declinare come evitamento dei rapporti sessuali. Chi soffre di eiaculazione ritardata o assente può vivere il sesso come una fonte di ansia, stress e frustrazione. Ma anche il partner può sentirsi incapace di attrarre il compagno e può mal tollerare l’eccessiva durata del rapporto.

Disturbi dell’eiaculazione: quali trattamenti?

eiaculazione precoce e ritardata
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Eiaculazione precoce e ritardata: quali sono i trattamenti?

Partiamo dal trattamento dell´eiaculazione anterograda. Il trattamento dell’eiaculazione retrograda dipende dalle cause. L´eiaculazione anterograda causata da farmaciègeneralmente facile da curare. In genere una volta sospeso o sostituito il farmaco che causa l´eiaculazione anterograda il problema scompare. Maggiori difficoltà, invece, possono riscontrarsi in caso di problemi anatomici o neurologici che, se curabili, potrebbero richiedere trattamenti medici di tipo chirurgico.

La terapia d’elezione per l’eiaculazione precoce, invece, prevede una combinazione di psicoterapia (anche online) e farmacoterapia. Alcuni compiti esperienziali che il terapeuta suggerisce sono particolarmente utili nel migliorare il controllo dei tempi del rapporto.

Per quanto riguarda l’eiaculazione ritardata, infine, l’utilizzo di alcuni farmaci è ancora in via di sperimentazione. Al contrario, la psicoterapia rappresenta un´ottima strategia per contrastare il fenomeno. In alcuni casi, poi, si è rivelata di una certa utilità la stimolazione vibratoria del pene, proposta per aumentare la sensibilità di questo organo e agevolare l´eiaculazione.

Per concludere, è possibile sottolineare che la psicoterapia può essere sempre di supporto sia all’uomo che alla coppia nell’accettazione di condizioni mediche non trattabili, oltre che per favorire la consapevolezza di eventuali dinamiche intrapsichiche e relazionali che possono influenzare la durata dei rapporti e la reciproca soddisfazione.

Eiaculazione precoce e ritardata possono essere curate efficacemente con la psicoterapia (sia online che in presenza). E ritrovare la giusta intesa sotto le lenzuola sarà un gioco da ragazzi!

Riferimenti bibliografici

American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Arlington, VA: American Psychiatric Publishing.

Center for Male Reproductive Medicine & Microsurgery di New York, consultato su https://maleinfertility.org/sexual-medicine/erectile-dysfunction-ed/ejaculation-disorders

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Chi ha paura del panico?

Chi ha paura del panico? Il disturbo da attacchi di panico è diffuso e frequente, specialmente nella popolazione giovanile. Quali i sintomi e i migliori trattamenti per questo problema?

Che cosa è il panico?

L’etimologia della parola panico richiama il dio Pan, figura mitologica legata alla natura. Il satiro, con sembianze umane ma gambe e corna da capra, spaventava chi ne turbava la quiete urlando in maniera terrificante. Questo scatenava nelle sue vittime una paura incontrollata.

Il panico è una forma intensa ed acuta di ansia.

Consiste in uno stato di intensa paura che determina una crisi che, di durata limitata nel tempo, in genere, si esaurisce nell’arco di 10-15 minuti.

Cosa succede durante un attacco di panico?

Durante un attacco di panico, la persona può sperimentare svariati sintomi fisici:

  • palpitazioni, tachicardia o dolore toracico;
  • sudorazione, brividi o vampate di calore
  • tremori, sensazione di torpore o formicolio
  • difficoltà respiratorie o sensazione di fiato corto;
  • senso di nausea o dolori addominali;
  • sensazione di sbandamento, instabilità, testa leggera;
  • paura di perdere il controllo, di impazzire o di morire;
  • sensazione di distacco dalla realtà o di estraneità della propria persona o di parti del proprio corpo.

[stai leggendo: Chi ha paura del panico?]

I sintomi del panico possono ingenerare paura e terrore e associarsi a una sensazione di disastro incombente.

Il carattere dirompente dei sintomi e la loro intensità fa ritenere a chi ne soffre di essere preda di un disturbo fisico quale l’infarto. È invece importante sapere che in genere la crisi si risolve da sola e non comporta danni per l’integrità psicofisica della persona.

Molto spesso, comunque, questa informazione non è sufficiente a contenere la paura di poter sperimentare nuovamente una crisi.

La preoccupazione che un nuovo attacco di panico possa verificarsi è all’origine della cosiddetta ansia anticipatoria.

Tale paura sottosta a e alimenta l’evitamento delle situazioni che l´individuo ritiene capace di scatenare una crisi di panico. Molto spesso le situazioni temute sono quelle in cui si è verificato il primo attacco di panico.

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Quando è possibile diagnosticare un disturbo da attacchi di panico?

La maggior parte delle persone ha sperimentato un attacco di panico dopo un evento di vita particolarmente stressante o un periodo di stress intenso.

In effetti, alcune persone presentano una predisposizione genetica o psicologica alle problematiche di natura ansiosa.

In questi individui condizioni stressanti possono favorire l’insorgenza del disturbo da attacchi di panico.

Quando l’ansia supera una certa soglia, può infatti sfociare in crisi di forte impatto e intensità.

È per questo molto importante occuparsi delle proprie ansie e dello stress. Ci si può rivolgere a un professionista per un´adeguata diagnosi e per un trattamento efficace.

Le indicazioni per una diagnosi di disturbo di attacchi di panico vengono fornite dal DSM 5, il manuale diagnostico-statistico elaborato dall’American Psychiatric Association (2013).

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Il DSM-5 stabilisce i criteri per la diagnosi di attacco di panico.

Questa condizione si verifica quando la persona sperimenta almeno quattro dei sintomi precedentemente illustrati. I sintomi non devono però esserelegati all’assunzione di sostanze, ad altri disturbi psichiatrici, né a un disturbo di interesse medico.

Conseguentemente, la diagnosi di disturbo da attacchi di panico può essere effettuata se si verificano crisi ricorrenti.

Non solo. Almeno un episodio deve aver causato preoccupazioni persistenti di poter sperimentare nuovamente la sintomatologia. Oppure preoccupazioni per le implicazioni e le conseguenze del disturbo. O infine una modificazione dei propri comportamenti abituali.

Il DSM 5, inoltre, precisa che la diagnosi di disturbo da attacchi di panico può verificarsi in presenza o meno di agorafobia.

Tale condizione può essere riscontrata nei casi in cui un paziente presenti ansia nei confronti di situazioni quali trovarsi in diverse situazioni.

Spazi aperti, luoghi chiusi, fare la fila o essere in mezzo a una folla sono fra le situazioni maggiormente temute. Così come essere soli fuori di casa o doversi servire dei mezzi pubblici .

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Quali sono i trattamenti per il disturbo da attacchi di panico?

Il trattamento degli attacchi di panico può beneficiare di percorsi integrati che prevedano la compresenza di psicoterapia e farmacoterapia. Questo protocollo si è dimostrato molto efficace nel controllo e nella scomparsa della sintomatologia.

In genere la farmacoterapia, prevede la prescrizione di farmaci antidepressivi in associazione con degli ansiolitici a seconda delle necessità del paziente e della sua sintomatologia.

[stai leggendo: Chi ha paura del panico?]

L’approccio farmacologico deve però essere accompagnato da un´adeguata psicoterapia. Esistono diverse forme di psicoterapia per il trattamento del disturbo di panico. La psicoterapia cognitiva-neuropsicologica è utile sia nella riduzione della sintomatologia, che nel contrastare l’impatto negativo sulla qualità della vita.

Altre strategie di trattamento sono le terapie somatiche riabilitative, capaci di potenziare gli effetti della psicoterapia e di massimizzare l’efficacia della farmacoterapia.

Simili trattamenti agiscono sull’alterazione della fitness fisica. Questa infatti sembra essere presente in una percentuale importante di persone con disturbo da attacchi di panico.

Per maggiori informazioni sull´argomento è possibile consultare questa pagina.

Infine è importante trattare la sintomatologia quanto prima.

Tuttavia molti pazienti vivono con difficoltà l’uscire da casa. Ma per fortuna è possibile consultare un professionista avvalendosi di una modalità di consulenza e psicoterapia online.

[stai leggendo: Chi ha paura del panico?]

ansia e ossessioni

La reazione ossessivo-compulsiva all´ansia

La reazione ossessivo-compulsiva all´ansia

Esistono tre modelli principali dell´origine dell´ansia:

  1. La fuga dall´ansia
  2. La reazione ossessivo-compulsiva all´ansia
  3. La reazione ansiosa sessuale

Oggi ci concentriamo sul secondo modello. Per leggere la prima parte dell´articolo, in cui spiego il modello della fuga dall´ansia clicca qui.

Come dicevo nel precedente articolo, questi tre modelli hanno un minimo comune denominatore: l’ansia anticipatoria.

Il modello della reazione ossessivo-compulsiva all´ansia

Come abbiamo visto, alcune forme di ansia originano dalla sfera somatica, mentre altre invece originano dalla dimensione psicologica. In altre parole, tra le basi costituzionali dell´ansia riconosciamo non solo le basi neurologiche ma anche gli stili di personalità. E tra questi soprattutto lo stile di personalità tendente ai disturbi ossessivo-compulsivi su cui possono facilmente innestarsi sintomi di ansia.

ansia e ossessività

Nell’articolo precedente abbiamo visto che la reazione di fuga dall´ansia consiste nell´evitare le situazioni che generano ansia.

Sintomi d’ansia → Paura dell’ansia → Fuga dall’ansia

Ma esistono persone che non fuggono dall´ansia. Anzi, cercano di combatterla mettendo in atto delle azioni compulsive nel tentativo, appunto, di contenere l´ansia. È questa la reazione ossessivo-compulsiva all´ansia

Sintomi d’ansia → Paura dell’ansia → Lotta all´ansia

Marta era stata assalita improvvisamente dalla paura di impazzire. Quel giorno aveva subito chiamato subito un’ambulanza mentre era ancora al lavoro. Al pronto soccorso le diedero dei calmanti e le dissero di ritornare a casa.

Da quel giorno, però, Marta aspettava di impazzire da un momento all´altro. In particolare temeva di fare qualche gesto inconsulto. Come perdere il controllo dell´auto e uscire di strada, sfasciare la casa, addirittura gettare suo figlio di un anno dalla finestra. Era stata ricoverata nel reparto di Psichiatria del Policlinico di Milano, dove all´epoca svolgevo il tirocinio professionalizzante in psicoterapia.

Stai leggendo: I tre modelli dell´origine dell´ansia (Parte 2/3)

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Prima dell´ansia

Prima di allora Marta svolgeva con soddisfazione il proprio lavoro. Si definiva una persona scrupolosa e precisa. Ma da quel giorno in cui quell´attacco d´ansia l´aveva assalita qualcosa era cambiato.

Aveva sperimentato una perdita di controllo. Per scongiurare che l´attacco di ansia potesse ripresentarsi, soleva dire a se stessa, quasi a mo´di mantra:  “Va tutto bene, il lavoro procede senza difficoltà o stress, amo mio marito, e i bambini non mi causano preoccupazioni ” .

In gergo tecnico si chiamano compulsioni mentali. Lo scopo di tali compulsioni erano di tenere a bada quei pensieri ossessivi che tanto la tormentavano. In realtà non facevano che esercitare l´effetto contrario. Anzi, avevano contribuito ad aumentare l´intensità dei sintomi.

Notate bene come Marta non si fosse rinchiusa in casa quando i sintomi erano insorti. Aveva impugnato l´arma delle compulsioni e ogni giorno si recava puntualmente al lavoro. Fu proprio questo circolo vizioso, fatto di ansia, ossessioni e compulsioni a esacerbare la sintomatologia e a richiedere il ricovero in Psichiatria.

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La psicoterapia

Durante il percorso di psicoterapia insegnai a Marta a non rimanere schiava delle proprie compulsioni. E a sostituire le compulsioni con azioni maggiormente appropriate all´estinzione dei sintomi di ansia. Nel giro di due settimane cominciò a stare meglio. Come era avvenuto il cambiamento?

Partiamo da una premessa. È tipico delle persone con uno stile di personalità tendente ai disturbi ossessivo-compulsivi  l’intolleranza a ogni incertezza.

Per loro tutto deve essere e rimanere definito. Ma quando il mondo, o addirittura il proprio corpo, diventano indomabili le persone con questo stile di personalità cercano di compensare tale mancanza di conoscenza assoluta con la scrupolosità e il dubbio eccessivi che si traducono in paralisi decisionale.

A livello cognitivo ciò equivale a un’iperriflessività, a una coazione a osservarsi, e a una coscienza ipercritica, giudice severo che il paziente sperimenta come minacciante.

Perfezionismo o saggezza?

Le persone con stile di personalità tendenti al disturbo ossessivo-compulsivo hanno fame di certezze e stabilità.  Ma “per gli umani nulla è perfetto”, come recita il Faust di Goethe.

Stai leggendo: I tre modelli dell´origine dell´ansia (Parte 2/3)

Pars pro toto

Ciò nonostante, la persona non rinuncia alla lotta e attua una riduzione di pars pro toto , per dirla con Bilz, cioè una sostituzione della parte per il tutto.

Se non posso avere controllo sul mondo, posso esercitare tale controllo sulla mia casa. E così iniziare a pulirla e lucidarla tutto il giorno. Tutti i giorni. O posso diventare ordinatissimo e scrupolosissimo sul lavoro. O ancora, posso lavare le mani più volte al giorno, per avere l´assoluta certezza di averle sempre pulite.

L´intervento psicoterapico consiste allora nell´aiutare la persona a rinunciare alla pretesa di essere sempre sicura. Un´indicazione che ritroviamo persino al capitolo 7 del libro dell´Ecclesiastico, che recita “Non essere eccessivamente scrupoloso (giusto) […] perché vorresti impazzire (distruggerti)?”.

Stai leggendo: I tre modelli dell´origine dell´ansia (Parte 2/3)

Clicca qui per leggere l´articolo sull´ultimo dei tre modelli dell´origine dell´ansia: la reazione ansiosa sessuale

https://www.giuseppeiannone.it/psicoterapia-consulenza-psicologica-milano/
Ansia

Ansia: come curarla

Se soffri di ansia e vuoi sapere come curarla, in questo articolo cercherò di dare delle risposte, per quanto possibile, essendo l’argomento molto complesso.

Esistono tre modelli principali dell’origine dell’ansia:

  1. La fuga dall’ansia
  2. La reazione ossessivo-compulsiva all´ansia
  3. La reazione ansiosa sessuale

Oggi ci concentriamo sul primo modello. Parlerò degli altri due modelli nei prossimi articoli.

Questi tre modelli hanno un minimo comune denominatore: l´ansia anticipatoria.

L´ansia anticipatoria

Il meccanismo dell’ansia anticipatoria funziona in questo modo. Un sintomo (per esempio una sensazione di vertigine o di testa leggera) genera una paura corrispondente (paura di svenire). La paura (di svenire, in questo esempio) rafforza il sintomo. Questo avviene perché la persona presta adesso maggiore attenzione a ogni piccola variazione fisiologica. E, col tempo, diventa bravissima a discriminare ogni piccolo scostamento da uno stato di benessere. In questo modo un sintomo di per sé innocuo (la vertigine) lascia la persona nel timore che la vertigine possa ripresentarsi.

Il modello della fuga dall´ansia

Ecco il primo dei tre modelli dell´origine dell´ansia. Il nucleo fenomenologico del  primo modello di reazione ansiosa è costituito dalla fuga o dall’evitamento delle situazioni ansiogene.

Fuggire dall´ansia è la soluzione

Pensiamo a una persona che debba fare una presentazione davanti ai colleghi e che teme di balbettare, di sudare eccessivamente o di arrossire davanti a loro. Questa ansia anticipatoria provoca una reazione ansiosa ancora più forte, formando un circolo vizioso che in alcuni casi può sfociare in un attacco di panico conclamato.

La persona spesso vive con estremo disagio sia le ore (e spesso anche i giorni!) che precedono la situazione temuta. Nei casi più gravi l´ansia è così forte che la persona decide di inventare una qualsiasi scusa pur di non esporsi alla situazione temuta.

Ma cosa teme veramente la persona?

Non è l’ansia che di per sé si teme. Quanto, piuttosto, che essa possa avere conseguenze dannose per la salute. In particolare la persona può temere che, a causa dell´ansia, perderà i sensi, sverrà, collasserà o si accascerà a terra. A volte, a causa di questo timore, porta sempre con sé qualcosa da mangiare o da bere per evitare un possibile svenimento. O ancora, teme che avrà un infarto o un ictus. Sono questi alcuni dei principali motivi che spingono le persone ad avere paura dell´ansia.

Per paura che i sintomi dell’ansia possano ripresentarsi, si cerca in tutti i modi di scongiurarne il ritorno. E di evitare tutte le situazioni in cui l´ansia potrebbe manifestarsi. Spesso queste persone si sentono al sicuro solamente a casa. E nei casi più gravi soltanto in camera loro, per cui anche raggiungere la cucina o il bagno diventa un´impresa titanica.

L´evitamento è una strategia disfunzionale per combattere l´ansia

Alcune persone iniziano poi a sviluppare sintomi secondari a questa paura delle presunte conseguenze dannose dell´ansia. Per esempio, diventano scrupolosissimi osservatori dei loro parametri fisiologici. E bravissimi a notare ogni piccola variazione del battito cardiaco, del respiro, della pressione, della temperatura corporea. Non è raro, per esempio, che la persona controlli il polso per contare i battiti del cuore.

I disturbi d’ansia a eziologia vegetativa

Altre persone sviluppano un disturbo d’ansia a partire da un sintomo vegetativo. Ascoltate questa storia.

Mario non ha mai sofferto di ansia. Un giorno come tutti gli altri si reca al bar a bere il suo solito espresso. È particolarmente assonnato perché ha dormito male e così chiede al barista un espresso doppio. Lo beve di un fiato. Paga e si dirige verso il lavoro. Di lì a qualche minuto, ancora per strada, inizia a sentire il cuore battere all´impazzata. Tutto normale, direte voi. Sarà colpa dell´espresso doppio. Esatto. Mario però non coglie questo particolare e inizia a temere che la tachicardia, provocata dalla caffeina (in un corpo debilitato dalle poche ore di sonno della sera precedente) sia in realtà un segnale di un infarto imminente.

È qui che assistiamo alla nascita del disturbo d´ansia che costringerà Mario anni dopo a rivolgersi a me per una psicoterapia.

Cos’era successo?

Mario aveva iniziato ad avere paura di poter avere un infarto di lì a poco. Se solo avesse collegato subito quel cuore tachicardico alla caffeina! Si sarebbe risparmiato anni di inutili sofferenze e limitazioni.

Già, perché da quel giorno per Mario uscire di casa era diventato un vero incubo. Si accertava che ovunque si recava ci fosse un presidio ospedaliero o per lo meno un medico nelle vicinanze. Qualcuno in grado di poterlo prontamente aiutare nel caso in cui il cuore avesse ripreso a fare le bizze.

Un attacco di panico può essere scambiato per un infarto.

Da questo esempio possiamo vedere come un sintomo vegetativo di per sé innocuo possa condurre a sviluppare un disturbo d´ansia. Nel caso di Mario il ponte tra sintomo vegetativo e disturbo d´ansia è stato proprio l´ansia anticipatoria.

Esistono naturalmente altre mille situazioni diverse una dall´altra per cui può insorgere un disturbo d´ansia. E in psicoterapia si va alla ricerca di queste cause.

Ansia reattiva, riflessiva e transitiva

Tale ansia reattiva è un’ansia riflessiva, cioè si permette di distinguersi da un’ansia transitiva, come un’ansia fobica, cioè l’ansia di qualcosa di specifico.

In ogni caso, nel tempo l’ansia cerca sempre – e trova anche sempre – un contenuto e un oggetto concreti. Esso si concretizza, si condensa attorno al contenuto e all’oggetto come il suo nucleo. Non solo. Il contenuto e l’oggetto dell’ansia possono cambiare nel tempo.

Ma può avvenire anche il contrario. E cioè che si passi dalla paura specifica (per una situazione o un oggetto) a una paura più ampia.

Stai leggendo: I tre modelli dell´origine dell´ansia

L´eritrofobia è la paura di arrossire

Mi viene in mente la storia di Laura, una ragazza che soffriva di grave eritrofobia (cioè paura di arrossire). Laura era segretamente innamorata di Andrea, un amico di famiglia. Non ne aveva mai parlato con nessuno.

Un giorno sua madre le disse che aveva incontrato Andrea per strada. Laura si emozionò e subito arrossì. Da lì il timore che la madre avesse potuto sospettare qualcosa. Non solo. Da allora ogni volta che sua mamma parlava anche di altri ragazzi Laura continuava ad arrossire. Infine arrivò ad arrossire anche davanti ad altre persone ogni volta che si parlava di ragazzi.

L´ansia è come una macchia di olio su un lago

Proprio come accade se versassimo dell´olio sulla superficie di un lago, l´ansia può iniziare a contaminare una parte della superficie ma può espandersi fino ad arrivare a toccare zone sempre più remote .

Arriva persino a togliere il sonno.

E a impattare sulla vita sessuale, relazionale, di coppia. Spesso infatti chi soffre di ansia lamenta anche sintomi sessuali quali disturbo erettile, eiaculazione ritardata, eiaculazione precoce, anorgasmia, calo del desiderio e dell´eccitazione sessuale, dolore durante la penetrazione. Più di rado si arriva a usare il sesso per diminuire vissuti di ansia intensi.

Non di rado, poi. l´ansia si accompagna a vissuti depressivi secondari. E a quel punto depressione e ansia possono rafforzarsi reciprocamente.

Anche in questo caso, compito della psicoterapia è andare alla ricerca dell´origine della macchia e di comprendere quali venti e correnti l´hanno portata a interessare le altre zone e aree dell´esistenza.

L´ansia è come una macchia di olio nel mare
Credits: Derick Hingle / Greenpeace

La psicotofobia e la criminofobia

I sintomi di ansia possono portare alcune persone a temere di impazzire o di fare qualche gesto inconsulto. Nel primo caso si parla di psicotofobia, nel secondo di criminofobia.

Chi soffre di psicotofobia teme che il sintomo d´ansia sia l´incipit che lo porterà a sviluppare un disturbo psicotico, come la schizofrenia. 

Per esempio Francesco mi racconta che ogni volta che esperisce un attacco di depersonalizzazione teme che da lì a poco impazzirà.

Invece, chi soffre di criminofobia, teme di  fare qualcosa che possa arrecare un danno fisico a sé stesso (paura di suicidarsi o di ferirsi volontariamente) o ad altre persone.

Mi viene in mente la storia di Lucia, una giovane mamma che soffriva di criminofobia. E che aveva paura di restare da sola a casa con suo figlio di appena 9 mesi, per paura di potergli fare del male.

Dalla paura all´ansia

Infine, a volte, uno stato di paura giustificata (per esempio un cane che sbuca abbaiando all´improvviso da dietro un cancello) può innescare uno stato d´ansia.

L´iperventilazione può causare un attacco di ansia

Racconta Giulio: “Mi sono spaventato. E ho iniziato subito a respirare in modo strano”. Verosimilmente Giulio ha iniziato a iperventilare e proprio tale stato di iperventilazione ha aumentato e intensificato i sintomi ansiosi. A questo punto Giulio non era più spaventato dal cane, ma dalla sua reazione ansiosa.

Stai leggendo: I tre modelli dell´origine dell´ansia

Da dove deriva la tua ansia?

Da questi esempi si può evincere perché non esista una risposta univoca alla classica domanda: “Dottore, da dove deriva la mia ansia?”.

Un percorso di psicoterapia che vada a indagare le origini del fenomeno richiede un lavoro clinico di attenta ricostruzione delle condizioni, fisiche, psicologiche, personologiche, eccetera che hanno portato all´instaurarsi di un disturbo d´ansia.

La buona notizia è che la via d´uscita, per fortuna, si trova sempre.

Clicca qui per leggere cosa sia la reazione ossessivo compulsiva all´ansia.

Hai letto: I tre modelli dell´origine dell´ansia.

disfunzioni sessuali e qualità relazione coppia

Quando il sesso impatta sulla relazione di coppia

Cosa fare quando il sesso impatta sulla relazione di coppia? Le disfunzioni sessuali rappresentano una classe ampia di problematiche che impattano sul benessere sessuale dei singoli e della coppia. In effetti, i disturbi sessuali possono colpire sia gli uomini che le donne e, oltre a causare un certo disagio individuale, a lungo andare, possono manifestare un impatto sulla qualità della relazione tra partner. I sintomi, di natura differente, possono disturbare l’intimità e rendere difficoltosi o impossibili i rapporti sessuali.

Le disfunzioni sessuali possono essere permanenti, laddove l’esordio si è presentato già alle prime esperienze sessuali e la problematica si è mantenuta nel corso del tempo. Oppure acquisite, se compaiono dopo un periodo di funzionamento nella norma.

Inoltre, possono rappresentare una condizione generalizzata, se si presentano trasversalmente alle circostanze in cui avviene il rapporto, o situazionale, nel caso in cui si manifestino solo in determinati casi.

Le disfunzioni sessuali possono manifestarsi sia negli uomini che nelle donne.

La sintomatologia delle disfunzioni sessuali

La sintomatologia delle disfunzioni sessuali può variare clinicamente nel tempo ed attraverso le situazioni. Può esprimersi con dolore o altre manifestazioni che hanno un impatto sul ciclo di risposta sessuale.

Cosa fare quando il sesso impatta sulla qualità della relazione di coppia? La psicoterapia per la cura delle disfunzioni sessuali è rapida ed efficace. Contattaci oggi per ricevere maggiori informazioni.

Il ciclo di risposta sessuale e le sue fasi

Il desiderio

La prima fase del ciclo di risposta sessuale è caratterizzata dallo sviluppo di uno stato di tensione sperimentato nei confronti dell’oggetto del proprio desiderio.

L´eccitazione

La persona sente crescere un impulso dentro di sé e può mettere in atto delle condotte che la predispongono all’incontro sessuale, comportando un crescente stato di eccitazione.

È sotto la spinta del desiderio e delle condotte di avvicinamento e ricerca di un approccio sessuale che si possono registrare variazioni psicofisiologiche e sensoriali che hanno come conseguenza dei cambiamenti a carico del corpo, specificamente degli organi genitali.

L’aumento dell’afflusso di sangue ai tessuti si accompagna a una maggiore tensione muscolare e all’erezione del pene nell’uomo. Nella donna, invece, la maggiore lubrificazione della vagina la prepara ad accogliere il pene, anche attraverso una maggiore dilatazione della stessa.

Il plateau

È attraverso questo processo che l’eccitazione raggiunge il cosiddetto plateau. In questa fase il livello di eccitazione resta costante per un periodo di tempo che può variare in accordo a caratteristiche soggettive ed ambientali.

L´orgasmo

La fase di plateau precede quella dell’orgasmo, momento culminante dell’atto sessuale che si associa alla sperimentazione di una sensazione molto intensa di piacere, spesso associata alla perdita di controllo.

La risoluzione

Segue quindi la fase di risoluzione. In questa fase c`è il ritorno a una condizione paragonabile a quella precedente il rapporto. L’afflusso di sangue non è più diretto alle aree genitali e si ristabiliscono valori normali di battito cardiaco e pressione. In questa fase le donne possono rispondere a nuove stimolazioni ed è per loro possibile sperimentare piacere e nuovi orgasmi. La fisiologia del corpo maschile, invece, lo porta ad andare incontro ad un periodo refrattario che si caratterizza per l’impossibilità di avere una nuova erezione. La durata del periodo refrattario muta da uomo a uomo e in base alle circostanze.

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Le disfunzioni sessuali associate alle fasi del ciclo di risposta sessuale

Non esistono disfunzioni sessuali specifiche associate alla fase della risoluzione. Le disfunzioni sessuali possono invece manifestarsi in ciascuna delle altre fasi sopra descritte.

Problemi di desiderio

Le problematiche associate alla fase del desiderio consistono nell’assenza di fantasie e in un assente o insufficiente impulso sessuale. Nei soggetti di sesso maschile parliamo di disturbo sessuale ipoattivo del desiderio maschile.

Nelle donne esiste una condizione analoga riferita alle prime due fasi del ciclo di risposta sessuale. Il disturbo dell’interesse sessuale/eccitazione femminile è caratterizzato da una riduzione dell’interesse nei confronti del sesso. Oppure da assenza o riduzione di eccitazione e piacere in relazione a stimolazioni di carattere erotico e/o durante i rapporti sessuali.

Problemi di eccitazione

Rispetto alla fase di eccitazione, gli uomini possono soffrire di disturbo erettile. Questa condizione che accomuna le situazioni in cui si sperimenta la difficoltà a raggiungere o mantenere l’erezione e quelle in cui si registra una marcata diminuzione della rigidità erettile.

I problemi di eccitazione possono riguardare poi anche la dipendenza da sesso e l´ipersessualità. Chi ne soffre lamenta di non riuscire a fare a meno di intraprendere rapporti sessuali, anche quando questi possono provocare rotture relazionali con il proprio partner.

Problemi di orgasmo

Le disfunzioni che riguardano la fase dell’orgasmo, sono nell´uomo l´eiaculazione ritardata o precoce. Nel primo caso, l’eiaculazione è assente nei rapporti sessuali o arriva in marcato ritardo; nel secondo, essa avviene prima di quanto sarebbe desiderato.

Il disturbo dell’orgasmo femminile, invece, accomuna le situazioni in cui si ha assenza totale, ritardo o infrequenza di orgasmo. La diagnosi, inoltre, può essere proposta anche nelle situazioni in cui le sensazioni orgasmiche della donna sono di intensità marcatamente ridotta.

Sesso e dolore

Un’ultima disfunzione, per concludere, è definita come disturbo da dolore genito-pelvico e da penetrazione. Si tratta di una condizione non legata ad una specifica fase del ciclo di risposta sessuale. Per questo motivo è da intendere come una sindrome di carattere più generale in cui si sperimenta dolore vulvo-vaginale o pelvico. Il dolore può manifestarsi sia durante itentativi di penetrazione sia quando il pene è già in vagina ed è caratterizzato da contrazioni muscolari a carico del pavimento pelvico e tensione in questo distretto corporeo.

La suddetta sintomatologia può essere accompagnata ed è ritenuta assimilabile a quella relativa alla paura di poter sperimentare dolore nel corso dell’atto sessuale.

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Dalla diagnosi delle disfunzioni sessuali alla loro risoluzione

Le disfunzioni sessuali non sono sempre chiaramente classificabili nei disturbi sopra descritti ed alcuni quadri sintomatologici possono essere non specifici. Per questo motivo è importante, nel caso si ritenga di soffrire di una problematica connessa alla sessualità, rivolgersi ad uno psicoterapeuta sesssuologo. Solo lui saprà proporre un iter diagnostico accurato ed in grado di accertare le possibili cause di natura psicologica del disturbo.

Nel caso in cui l’origine della disfunzione sia di carattere organico, l’intervento di presa in carico sarà invece anche di natura medica.

È sempre opportuno fare una visita andrologica per l´uomo e ginecologica per la donna prima di rivolgersi a un sessuologo.

Se l´andrologo o il ginecologo negano l´esistenza di un´eziologia organica del disturbo è allora probabile che i fattori scatenanti siano di carattere psicologico e relazionale.

In quest’ultimo caso il suggerimento migliore è quello di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta specializzato in sessuologia clinica.

Fattori organici o fattori psicologici?

Tra i fattori di natura organica sottostanti alle disfunzioni sessuali ricordiamo le neuropatie periferiche e i problemi prostatici.

Esistono poi sostanze e farmaci che possono causare o mantenere disfunzioni sessuali. Per esempio, l´uso di alcuni antidepressivi, come la sertralina e la paroxetina che possono inibire il desiderio sessuale.

È ormai chiaro che sono svariate le cause di natura psicologica che possono avere un impatto sulla qualità della vita sessuale. Per esempio, lo stress psicofisico, una condizione di ansia o di umore deflesso possono incidere sul desiderio e sul piacere.

In questi casi una psicoterapia individuale può spesso risolvere alcune tra le più comuni problematiche.

Infine, a volte le disfunzioni sessuali traggono origine da questioni relazionali con il partner. In questi casi si propone una terapia di coppia che può anche affiancarsi a percorsi psicologi e psicoterapici individuali.

Le disfunzioni possono impattare negativamente sulla qualità della relazione di coppia.

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Ansia

Da dove viene l’ansia? L’eziologia dei disturbi d’ansia

Da dove viene l´ansia? Esistono numerosi articoli che trattano delle manifestazioni dell´ansia, dei suoi sintomi e della sua variegata fenomenologia. In questo articolo invece voglio trattare di un secondo, ma altrettanto importante punto: da dove origina l´ansia? Andremo alla scoperta delle origini del termine e faremo un breve excursus su come il concetto di ansia si sia evoluto negli anni. Infine proveremo a rispondere al quesito del titolo dell´articolo.

Correva l´anno 1777 quando il medico scozzese W. Cullen coniò il termine “nevrosi” per indicare tutte le malattie del sistema nervoso non ascrivibili a fattori infettivi. La nevrosi indicava quindi una condizione di sofferenza della psiche, causata da disturbi non fisici, che si manifestavano con sintomi di ansia e paura. A questi sintomi si associavano specifici comportamenti, quali inibizione, insicurezza e labilità emotiva.

Nel Diciannovesimo secolo, Charcot prima e successivamente Freud distinsero le “nevrosi attuali” (cioè quelle causate da conflitti presenti) dalle “psiconevrosi” (cioè quelle causate da conflitti o traumi risalenti all´età infantile).

Ansia

Nel Ventesimo secolo il temine “nevrosi esistenziale” venne poi usato dagli esponenti dell´esistenzialismo (tra cui  von Gebsattel e Frankl) che ebbero il merito di de-patologizzare alcune forme di nevrosi, considerandole dunque forme di ansia non clinica.

Poi arrivarono i comportamentisti, che restrinsero il focus dell´intervento sulla sola riduzione dei sintomi nevrotici, considerati da loro come semplici abitudini apprese. Ma così facendo sacrificarono il significato del concetto più squisitamente antropologico.

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Ha ancora senso parlare di psiche e corpo come istanze separate?

Sì e no. Da un lato il dualismo cartesiano mente-corpo è stato largamente superato. In molti hanno affermato che mente e corpo fanno uno sul piano dell´esistenza. Dall´altro lato è altrettanto chiaro che nonostante tale unità psicosomatica sia l´essenza del nostro essere umani, esista una differenza tra i costituenti del somatico e dello psicologico.

Infatti, gli effetti di qualsiasi patologia somatica non sono limitati alla sofferenza del corpo ma sforano nell´ambito della psiche. E viceversa. Non solo, esistono alcuni disturbi fisici che possono originare da fattori psicologici. E ancora, esistono altri disturbi che pur non essendo causati da fattori psicologici ma che sono da questi ultimi comunque innescati. Tali patologie vengono oggi chiamate disturbi psicosomatici. E che dire delle ripercussioni psicologiche di un disturbo originariamente somatico, pensiamo per esempio a un tumore?  

Psiche e corpo

L´uomo non è soltanto corpo e mente ma anche spirito

E l´ansia può originare da cause fisiche, psicologiche, sociali e spirituali.

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CAUSE FISICHE

I sintomi d´ansia dovuti a cause fisiche compaiono nel DSM-5 (APA, 2013) sotto il nome di “Disturbi mentali dovuti a una condizione medica“.

Ne sono un esempio l´agorafobia causata dall´ipertiroidismo. Oppure la depersonalizzazione causata dall’ipocorticalismo. O ancora la claustrofobia causata da bassi livelli di calcio ionizzato o (più raramente) magnesio. Oppure infine il panico causato da prolasso della valvola mitrale, ipertiroidismo, ipoglicemia, o all´uso di sostanze stimolanti, come anfetamina, cocaina, caffeina, ecc.

CAUSE PSICOLOGICHE

Il ruolo dei traumi psicologici e dei conflitti nella produzione dei disturbi d´ansia è stato per anni sbandierato come una delle cause psicologiche più importanti dei disturbi d´ansia. Sì, è vero, alcune persone che soffrono di ansia hanno alle spalle una storia di traumi e conflitti. Ma è altrettanto vero che esistono persone che soffrono di ansia senza alcuna storia di traumi e conflitti. E infine esistono persone che hanno sperimentato traumi e conflitti ma che non hanno mai avuto un disturbo d´ansia.

Trauma psicologico

Allora quando un trauma o un conflitto possono produrre un disturbo d´ansia?

Sicuramente la struttura del temperamento e del carattere sono due elementi da tenere in considerazione. I fattori ereditari, in primis il temperamento, possono predisporre alcune persone verso disturbi d´ansia. Ma anche il modo in cui le persone reagiscono agli eventi possono predisporre a sviluppare un disturbo d´ansia.

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Ovviamente i fattori ereditari e ambientali possono interagire tra loro amplificando o riducendo il rischio di sviluppare un disturbo d´ansia. Sia in presenza che in assenza di traumi e conflitti passati o presenti.

Esistono poi sintomi di ansia “reattivi

I sintomi d´ansia reattivi emergono in risposta a malattie funzionali primarie (ad esempio la paura di sperimentare sintomi di depersonalizzazione). Oppure come reazione a sintomi che non sono di per sé patologici (ad esempio, la paura di arrossire, di sudare, di balbettare, ecc.).

In questi casi la persona mette di solito mette  in atto uno di questi comportamenti. Può reagire fuggendo, cioè evitando le situazioni in cui la reazione ansiosa potrebbe manifestarsi. Per esempio la persona evita di parlare in pubblico se ha paura di arrossire, di sudare, di balbettare, ecc. Tuttavia evitare e fuggire provocano un sollievo soltanto immediato ma in realtà non fanno altro che mantenere i sintomi.

combattere l´ansia

Una seconda reazione è invece quella di chi combatte il sintomo temuto. Prendiamo ad esempio una persona che soffre di disturbo ossessivo-compulsivo. Qui l´idea ossessiva (per esempio la paura di essere contaminati da virus o batteri) è sì temuta ma la persona la combatte mettendo in atto una serie di comportamenti compulsivi (per esempio lavarsi in continuazione le mani) nel tentativo di “spegnere” l´ideazione ossessiva. Anche in questo caso, però, la risposta che la persona mette in atto non fa altro che mantenere i sintomi ansiosi, piuttosto che farli passare.

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CAUSE SOCIALI

Esatto, l´ansia può anche avere cause sociali. Ciascuna epoca è caratterizzata da tratti disfunzionali che possono magnificare o narcotizzare la presenza di psicopatologie.

Gli esseri umani influenzano e sono influenzati dalla società e dall´epoca in cui vivono. L’attuale era, definita post-moderna è segnata dall’incapacità di dare un significato alle nostre esistenze.

Il prodotto di questa incapacità si traduce nel vuoto esistenziale che può comparire, per esempio, durante il tempo libero, sotto forma di noia. Perché? Forse perché tendiamo a misurare la riuscita o meno di un´esistenza a partire dal nostro essere produttivi.

Siamo se produciamo

E nel momento in cui smettiamo di lavorare è come se smettessimo di esistere. Da questi valori possono originare diverse psicopatologie. L´ansia da prestazione, per esempio. Ma anche la depressione, che assume le tragiche sfumature della disperazione e che porta in tanti casi a gesti estremi,  a seguito di un licenziamento, per esempio.

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Quattro sintomi caratterizzano l´ansia collettiva dell’era attuale.

Il primo è un atteggiamento esistenziale provvisorio (e precario) che porta ciascuno ad immergersi completamente dentro il momento presente, senza speranze per il futuro.

Il secondo è un atteggiamento fatalista nei confronti della vita: alla convinzione che la propria vita sia destinata o controllata da fattori esterni si accompagna un forte disimpegno nei confronti dei compiti che siamo chiamati a svolgere.

Il terzo è il pensiero collettivista: desideriamo ardentemente essere come gli altri a tal punto da perdere libertà del sé di essere responsabile per la propria esistenza.

Il quarto e ultimo sintomo è il fanatismo, che ci porta a far guerra alla diversità. È la paura del diverso da noi, dello straniero e dell´emarginato.  

libertà

Fuga dalla responsabilità e paura della libertà. Sono queste le manifestazioni ultime di una società  ammalata. Alcuni lo chiamerebbero nichilismo.

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CAUSE SPIRITUALI

Siamo psiche, siamo corpo, siamo società. Ma esiste anche una quarta dimensione che appartiene alla nostra natura umana: è la dimensione spirituale. Ribadiamo una premessa già fatta. Il termine spirituale qui non ha nulla a che vedere con la religione o la religiosità. Piuttosto ha a che vedere con la nostra capacità di autotrascendenza, ossia di andare oltre al proprio io verso qualcosa di altro da noi.

autotrascendenza

Alcune persone coltivano la trascendenza attraverso l´aderenza ad un credo religioso. Altre dedicandosi al lavoro o al volontariato per produrre un servizio o un bene alla società. Altre ancora riconoscendo e apprezzando quanto di bello ci sia nella loro vita. Per altri infine l´autotrascendenza si manifesta affrontando con forza le avversità. Il fine ultimo resta quello di ritrovare un significato e un senso di libertà.

L´ansia può sorgere dalla dimensione “spirituale” della persona umana.

Vedo sempre più pazienti che si rivolgono a me non per sintomi psicologici ma per essere aiutati a gestire problemi “umani”. Dietro questo bisogno psicoterapico si nasconde un bisogno metafisico, cioè il bisogno umano di soddisfare noi stessi e di trovare un senso alla nostra vita.

Ma viviamo in una società secolarizzata e anche la cura dell’anima (non solo quella della psiche) è stata affidata a noi psicoterapeuti. Che responsabilità. E quanta capacità di discernimento occorre, oggi più che mai, per fare bene questo lavoro.

Non si tratta ovviamente di fare il lavoro di altri (dei sacerdoti in primis). Quanto di riconoscere che la spiritualità è la terza dimensione (assieme a quella somatica e psicologica) che caratterizza l´essere umano. Proprio come il non essere medici non ci preclude la possibilità di formarci, per esempio, in farmacologia, l´essere o meno religiosi non ci esime comunque dal doverci occupare anche della sfera spirituale delle persone che chiedono il nostro aiuto.

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Non tutte le crisi esistenziali o spirituali sono patologiche.

Infatti alcune crisi fanno parte dei normali processi di maturazione. L´ansia “a eziologia spirituale” insorge solo quando la frustrazione esistenziale viene ignorata o repressa.

Di fronte alla migrazione dell’umanità occidentale dal sacro al profano
lo psicoterapeuta non può ora correre il rischio di una diagnosi errata
e di trattare come malattia una crisi esistenziale.

Una psicoterapia che aggiri un problema squisitamente spirituale, trattandolo al solo livello psicologico, non solo lascia il paziente indifeso di fronte alla frustrazione esistenziale, ma contribuisce alla repressione della crisi esistenziale e quindi allo sviluppo di forme di ansia a eziologia spirituale.

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Psicoterapia disturbo post-traumatico da stress

La psicoterapia per il disturbo post-traumatico da stress

La maggior parte delle persone che attraversano eventi traumatici possono avere difficoltà e sintomi temporanei che, con il passare del tempo, migliorano. Ma per alcune persone, invece, i sintomi tendono a peggiorare nel tempo, durano mesi o addirittura anni e interferiscono con il funzionamento sociale. Quale psicoterapia allora è efficace per la cura del disturbo post-traumatico da stress?

Come si presenta il disturbo post-traumatico da stress?

Il disturbo post-traumatico da stress è un disturbo mentale innescato da un evento traumatico e terrificante.  I sintomi sono diversi e comprendono:

Sintomi intrusivi

Ricordi legati al trauma ricorrenti, involontari e intrusivi

Incubi ricorrenti

Reazioni dissociative (per esempio sentirsi staccati dal proprio corpo, dallo spazio o dal tempo, come se si vivesse in un sogno o come se fossimo degli automi).

Reazioni fisiche e psicologiche intense e disturbanti legate a segnali che ricordano l’evento traumatico

Sintomi da evitamento

Evitamento di pensieri o sentimenti associati all´evento traumatico

Evitamento di persone, luoghi, conversazioni, attività, oggetti e situazioni associati all´evento traumatico.

Pensieri e umore negativi

Pensieri e umore negativi sono sintomi del disturbo post-traumatico da stress
Pensieri e umore negativi sono sintomi del disturbo post-traumatico da stress

Pensieri negativi su sé stessi, sulle altre persone o sul mondo in generale

Pessimismo eccessivo e sentimenti di disperazione per il futuro

Difficoltà di memoria, come il non ricordare aspetti importanti dell’evento traumatico

Difficoltà a mantenere relazioni strette

Sentirsi distaccati dalla famiglia e dagli amici

Mancanza di interesse per le attività che una volta davano piacere

Difficoltà a provare emozioni positive

Sentirsi emotivamente insensibili

Reazioni fisiche ed emotive

Spaventarsi facilmente

Ipervigilanza  

Comportamenti autolesivi, come bere troppo, assumere droghe, guidare troppo velocemente, fare sesso non sicuro

Difficoltà a dormire

Difficoltà di concentrazione

Irritabilità, esplosioni di rabbia o comportamenti aggressivi

Senso di colpa o di vergogna

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Intensità dei sintomi

L´intensità dei sintomi del disturbo post-traumatico da stress può variare di intensità nel tempo. In generale lo stress acuisce i sintomi del disturbo, così come il ritrovarsi davanti persone, oggetti o luoghi associati all´evento traumatico.

Le cause

È possibile sviluppare un disturbo post-traumatico da stress sia se si è coinvolti o se si è testimoni di un qualsiasi evento che esponga a morte o minaccia di morte, lesioni gravi o violenza sessuale.

Come avviene per la maggior parte dei disturbi mentali, il disturbo post-traumatico da stress è causato da più fattori. Tra questi:

Esperienze stressanti pregresse e attuali

Una storia familiare di ansia e depressione

Fattori temperamentali

Il modo in cui il nostro cervello reagisce di fronte allo stress

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I fattori di rischio

Premesso che siamo tutti a rischio di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress, esistono tuttavia alcuni fattori che aumentano le probabilità di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress. Per esempio:

Vivere un trauma intenso (come un grave incidente stradale) o per molto tempo (una violenza fisica o sessuale ripetuta)

Avere subito altri traumi nella vita, come l´abuso fisico da bambini.

Svolgere un lavoro che aumenta il rischio di essere esposti a eventi traumatici (forze dell´ordine, soccorritori, ecc.)

Forze dell´ordine e soccorritori sono tra le categorie più a rischio di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress
Forze dell´ordine e soccorritori sono tra le categorie più a rischio di sviluppare un disturbo post-traumatico da stress

Soffrire di altri problemi di salute mentale, come ansia o depressione

Uso di sostanze, come alcol o droghe

Non essere in buoni rapporti con familiari e amici

Avere parenti con problemi di salute mentale

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Gli eventi più comuni che portano allo sviluppo di un disturbo post-traumatico da stress includono

Essere stati in guerra è uno tra i maggiori fattori di rischio di soffrire di disturbo post-traumatico da stress
Essere stati in guerra è uno tra i maggiori fattori di rischio di soffrire di
disturbo post-traumatico da stress

Combattimento (per esempio essere stati in guerra)

Abuso fisico infantile

Violenza sessuale

Assalto fisico

Essere stati minacciati con un’arma

Incidente

Altri eventi traumatici includono incendi, disastri naturali, rapine, rapine, incidenti aerei, torture, rapimenti, diagnosi mediche potenzialmente letali, attacchi terroristici e altri eventi estremi o potenzialmente letali.

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Complicazioni

Il disturbo da stress post-traumatico può perdurare anche per tutta la tua vita se non curato e influenzare negativamente il lavoro, le relazioni e la salute.

 Depressione e ansia sono comuni in chi soffre di disturbo post-traumatico da stress
Depressione e ansia sono comuni in chi soffre di disturbo post-traumatico da stress

Non solo: soffrire di disturbo post-traumatico da stress può anche aumentare il rischio di soffrire di altri problemi di salute mentale, tra cui depressione e ansia.

Prevenzione

Dopo essere sopravvissuti a un evento traumatico, esperiscono paura, ansia, rabbia, depressione, senso di colpa: sono tutte reazioni comuni al trauma. Tuttavia, la maggior parte delle persone esposte al trauma non sviluppa disturbo da stress post-traumatico.

Ottenere aiuto e supporto tempestivamente può impedire che le normali reazioni allo stress peggiorino e si trasformino in disturbo post-traumatico da stress. Ciò può significare rivolgersi un professionista della salute mentale per un percorso di psicoterapia.

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Quale psicoterapia per il disturbo post-traumatico da stress?

Esistono diversi metodi psicoterapici che sono utili per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress. Alcune forme di psicoterapia si concentrano esclusivamente sulla rielaborazione del trauma. Ciò può avvenire attraverso la riesposizione, reale o immaginata, all´evento traumatico. L´idea di fondo è quella di consentire una sorta di abituazione al trauma attraverso l´insegnamento di tecniche di gestione dei sintomi di stress associati al trauma.

Altre forme di psicoterapia invece investigano la storia di vita del paziente e guardano all´evento traumatico come a uno dei tanti paragrafi della vita della persona.

O ancora, ci si concentra sul modo in cui le persone vedono se stesse, gli altri e il mondo dopo aver subito un trauma.

La scelta del tipo di terapia va discussa con lo psicoterapeuta. Non esistono infatti ricette che vanno bene per tutti. Piuttosto occorre trovare cosa possa essere di aiuto per ogni specifica persona. Un intervento personalizzato infatti produce risultati solidi e duraturi. E così la persona si riappropria della propria libertà.

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psicoterapia per la depressione

La psicoterapia di resincronizzazione per la depressione

Il trattamento della depressione: la psicoterapia di resincronizzazione.

La depressione è caratterizzata da un senso di costrizione generale e di distacco dagli altri e dal mondo.

Possiamo paragonare il nostro corpo al mezzo che ci consente di muoverci nel mondo. Infatti in situazioni di normalità, nel nostro essere impegnati nelle cose del mondo, non avvertiamo nemmeno il nostro corpo.

Nella depressione, invece, il corpo perde la leggerezza, la fluidità e la mobilità che lo contraddistinguono e si trasforma in un corpo pesante che resiste a tutte le intenzioni e impulsi diretti verso il mondo.

Per esempio, il senso di oppressione e costrizione può riguardare singole aree del corpo (ad es. sensazione di un nodo alla gola, costrizione al torace, sensazione pressione alla testa). Ma può inoltre manifestarsi come ansia diffusa, oppure in una rigidità corporea complessiva. Il termine “ansia” deriva dal dal latino “angustiae” che significa, in particolare, “restringimento“, “costrizione”.

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Chi soffre di depressione lamenta sintomi di affaticamento, stanchezza, paralisi, dolori, nausea, intorpidimento.

Nella depressione, cioè, è come se la relazione tra corpo e ambiente fosse bloccata. In particolare, gli ingredienti principali della depressione sono perdita di  interesse (anedonia), inibizione psicomotoria e umore triste.

Affaticamento e tristezza sono comuni della depressione

In aggiunta, la persona avverte quel senso di distacco dagli altri. Ciò che prima mi piaceva adesso non mi interpella più. Il lavoro, gli hobby, gli amici. Tutto perde sapore.

Questa esperienza di distacco dal mondo e dagli altri è percepita, infatti, come particolarmente spaventante. La persona, inoltre, crede di non possedere le risorse necessarie per fronteggiare la situazione. In psicologia si parla di “impotenza appresa“.

In particolare, la percezione e il movimento sono indeboliti da questa rigidità generale che si osserva, per esempio, nello sguardo, nella postura o nei gesti del paziente.

Similmente, alcuni riferiscono una perdita del gusto o dell´olfatto. I colori diventano opachi, i suoni ovattati, come se fossero ascoltati da lontano. In pratica i cinque sensi non sono in grado di partecipare vividamente all’ esperienza quotidiana. In modo analogo, lo sguardo appare stanco e vuoto. L´attenzione e la memoria si indeboliscono.

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La persona con depressione può solo ricevere passivamente ciò che viene dall’esterno ma di fatto non partecipa.

L´inibizione psicomotoria inibisce il movimento nella depressione

Il movimento, poi, è segnato da inibizione psicomotoria. Questa si manifesta in una riduzione di gesti, parole e azioni. Sembra quasi che la persona li produca solo meccanicamente e senza quell´energia tipica di chi è coinvolto nelle cose del mondo.

La postura è curva, la testa bassa, il collo pesante, sembra quasi di piombo. In altre parole, tutto spinge verso il basso. È a causa di questa pesantezza che anche compiti apparentemente poco impegnativi, come fare la spesa o fare la doccia diventano ostacoli insormontabili.

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Le cose, gli oggetti del mondo non sono più “a portata di mano”, per citare Heidegger.

Tutto appare distante e irraggiungibile nella depressione

È come se tutto diventasse più lontano. Avete presente quando siete comodamente sdraiati sul divano e il telecomando sulla mensola sembra irraggiungibile? O quando poco prima di addormentarvi avvertite l´esigenza di andare in bagno ma non avete proprio voglia di lasciare il tepore del piumone? Ecco, per chi soffre di depressione è questa l´esperienza quotidiana che permea ogni cosa.

La costrizione corporea si traduce in un senso di oppressione, ansia e pesantezza.

Anche la sincronizzazione continua di gesti e sguardi che normalmente accompagna le nostre interazioni si interrompe. Per questo motivo, ci si sente incapaci di stare con l´altro. Inoltre la comunicazione diviene lenta e faticosa.

Nelle forme più lievi di depressione questo si manifesta in una perdita di interesse, piacere e desiderio. Ma più profonda è la depressione, più ci si sente incapaci di essere toccati e influenzati dalle cose, dalle situazioni o dalle altre persone. L´amore, il lavoro, la famiglia, gli amici. Nulla importa più.

Nella depressione il corpo diventa pesante

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Le uniche emozioni che rimangono sono il senso di colpa, l´ansia, al tristezza e la disperazione.

Tutte queste emozioni hanno in comune alcune caratteristiche:

(1) non ci collegano, ma piuttosto ci separano dal mondo e dagli altri.

(2) Producono un senso di costrizione e rigidità corporee.

(3) Non sono risposte a situazioni specifiche (per esempio, sono triste perché il mio partner mi ha lasciato o sono in apprensione perché tra un´ora ho un colloquio di lavoro) ma permeano l´intera esistenza.

Colpa, ansia, tristezza e disperazione: le emozioni della depressione

L’ansia, per esempio, riguarda disastri immaginati di rovina finanziaria o di malattie, che la persona con depressione considera inevitabili. Quasi il futuro fosse già scritto e immodificabile.

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La derealizzazione e la depersonalizzazione nella depressione

Il contatto emotivo con l’ambiente è essenziale per il nostro senso di realtà e di appartenenza il mondo. Quindi una perdita di risonanza corporea può tradursi in stati di derealizzazione e depersonalizzazione.

Nella depersonalizzazione la persona avverte una sensazione di distacco da sé, quasi si osservasse da fuori.

Nella derealizzazione, invece, sono il mondo, l´ambiente, gli altri ad apparire irreali. Quasi si stesse vivendo in un film o in un sogno.

Ci si sente come isolati in un mondo senza relazioni. Lo spazio attorno alla persona diventa astratto. La depersonalizzazione nelle forme gravi di depressione culmina nella cosiddetta illusione nichilista o Sindrome di Cotard. Si ha addirittura la sensazione di non percepire più il proprio corpo.

Il trattamento della depressione: la psicoterapia di resincronizzazione. Contattaci oggi per una consulenza psicoterapica online.

Depressione e colpa

Chi soffre di depressione e ha uno stile di personalità caratterizzato da eccessiva coscienza, scrupolosità, aderenza alle norme sociali e dipendenza dagli altri esperisce spesso un forte senso di colpa.

Depressione e colpa

Gli altri sono separati da un abisso e non possono più essere raggiunti. Questo stato per la persona significa sentirsi respinto ed espulso. E la persona accusa sé stessa, ma non gli altri, come unico colpevole di tale distanza. Né la persona riesce a prendere le distanze da questo sentimento. Non c`è possibilità di essere perdonati. Né ora né in futuro. La condanna è definitiva e irrevocabile.

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Depressione e tempo vissuto

Abbiamo già considerato come, quando il corpo è isolato dall’ambiente circostante anche gli oggetti attorno a noi diventino inaccessibili e irraggiungibili.

La stessa cosa avviene anche per il tempo che scandisce la vita di ogni giorno. Nella depressione è come se questo tempo scorresse molto più lentamente o addirittura si fermasse, mentre il “tempo del mondo” continuasse a scorrere alla solita velocità.

La psicopatologia depressiva può quindi essere vista come il risultato di una desincronizzazione generale, che genera rallentamento o stasi a livello sia fisico che psicologico.

La psicoterapia di resincronizzazione è efficace nella cura della depressione

A livello fisiologico, si riscontrano disturbi del sistema neuroendocrino e alterazioni del ritmo sonno-veglia, dell´appetito e della libido.

Le depressioni stagionali (tipo quella invernale) possono invece essere viste come desincronizzazioni limitate a quello specifico periodo dell´anno.

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La depressione può essere vista come un disaccoppiamento nella relazione temporale tra organismo e ambiente, tra l’individuo e la società.

I pazienti si sentono incapaci di star dietro ai ritmi quotidiani e di far fronte ai crescenti obblighi. Spesso si arrendono di fronte alle incombenze o rifiutano i cambiamenti.

Tale rallentamento del tempo interiore non consente quindi al paziente di compiere passi verso il futuro. Né, tanto meno, di lasciarsi alle spalle le sue esperienze passate.

Più il tempo presente rallenta, più prepotentemente si sperimenta il potere del passato. Il tempo futuro si chiude. E con esso i progetti.

In conclusione, l´incapacità di lasciarsi alle spalle il passato non consente al tempo presente e futuro di emergere.

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È come se la vita si fermasse.

Nella depressione è come se il tempo si fermasse

La persona cade fuori dal tempo comune. Vive letteralmente in un altro tempo. Un tempo lento e dilatato. Di qui anche la fatica di alzarsi in tempo, di ottemperare agli obblighi sociali, e la tendenza a procrastinare e a delegare agli altri i compiti. La persona con depressione è dolorosamente consapevole della sua condizione di inibizione e rigidità, mentre il mondo va avanti alla sua velocità.

Il trattamento della depressione: la psicoterapia di resincronizzazione

Da questo punto di vista, il trattamento della depressione deve avere l’obiettivo di ripristinare i processi di sincronizzazione biologici, spaziali e temporali e con gli altri.

1) Per prima cosa occorre considerare un periodo di recupero. Una sorta di “timeout”, durante il quale riadattarsi gradualmente al corso del tempo sociale con la minor pressione possibile. In questa fase della psicoterapia gli obiettivi sono due: per prima cosa, allentare la rigidità della restrizione corporea e l´ansia. In secondo luogo, evitare di sovraccaricare la persona. Sono i ritmi esterni ad adeguarsi ai ritmi interni del paziente.

2) In secondo luogo, è importante ridare ritmo alla vita quotidiana. Ciò significa enfatizzare la ripetizione e la regolarità nella struttura del giorno e della settimana. In questa fase soni i ritmi interni del paziente a risincronizzarsi sui ritmi esterni, dell´ambiente.

Depressione e psicoterapia della resincronizzazione

Il trattamento della depressione: la psicoterapia di resincronizzazione

(3) In questa terza fase la psicoterapia mira a supportare il paziente per orientarsi verso obiettivi futuri. Questa fase è delicata e può rivelarsi inizialmente stressante. Questo succede perché al paziente manca ancora la motivazione e ogni azione suscita una sensazione di immediato allarme e sconforto. È quindi importante che l´intervento terapeutico sia personalizzato e tarato sulle caratteristiche personali di ciascun paziente.

(4) In questa fase il paziente viene messo nella condizione di sperimentare un grado di attivazione e stimolazione adeguata al suo stato di salute attuale. Il tempo, da vuoto, inizia gradualmente a riempirsi e ad aprirsi verso il futuro.

(5) Dopo la remissione dalla fase di depressione acuta, diventa importante consolidare i processi psicologici e sociali di risincronizzazione. È quello che avviene in questa, ultima, fase di psicoterapia per la depressione. Finalmente la persona può riappropriarsi del proprio tempo e del proprio spazio.

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Psicoterapia donna

La psicoterapia per le disfunzioni sessuali nella donna

Come funziona la psicoterapia per le disfunzioni sessuali nella donna? Le disfunzioni sessuali sono un gruppo di disturbi caratterizzati da una capacità anomala di avere relazioni sessuali o di provare piacere sessuali.

Quali sono le disfunzioni sessuali tipiche della donna?

Le disfunzioni sessuali nella donna includono il disturbo dell´orgasmo, il disturbo del desiderio sessuale e dell´eccitazione e il disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione.

I disturbi della sfera sessuale possono essere generalizzati, quando le difficoltà non sono limitate a determinati tipi di partner, situazioni o stimolazione. Oppure situazionali, quando, appunto, si verificano solo con determinati tipi di stimolazione, partner o situazioni. 

I disturbi poi possono essere permanenti, se sono presenti fin dalle prime esperienze sessuali. Oppure acquisiti, se invece compaiono a seguito di un periodo relativamente normale di prestazioni sessuali.

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La psicoterapia per le disfunzioni sessuali femminili via Skype o Whatsapp

Cos`è il disturbo dell´orgasmo femminile?

L´ansia è nemica dell´orgasmo
L´ansia è nemica dell´orgasmo

Il disturbo dell´orgasmo femminile è caratterizzato da una marcata difficoltà a raggiungere l´orgasmo oppure da una riduzione dell´intensità dell´orgasmo stesso durante un rapporto sessuale.

Questo al netto del tipo di orgasmo o della sua intensità orgasmiche che può variare sia di donna in donna che addirittura nella stessa donna in occasioni differenti.

Affinché si possa parlare di disturbo dell´orgasmo femminile, i sintomi devono presentarsi in almeno 3 rapporti su 4 per una durata minima di almeno circa 6 mesi.

La soddisfazione sessuale nella donna dipende esclusivamente dal raggiungimento dell´orgasmo?

No. Infatti molte donne riferiscono di avere una vita sessuale soddisfacente anche senza dover per forza raggiungere l´orgasmo.

Va aggiunto che nelle donne con disturbo dell´orgasmo possono esserci concomitanti difficoltà di desiderio o di eccitazione sessuale.

Una donna su dieci non ha mai raggiunto l´orgasmo
Una donna su dieci non ha mai raggiunto l´orgasmo

Sono molte le donne che soffrono di disturbo dell´orgasmo?

Solo una percentuale di donne che prova difficoltà di orgasmo riferisce anche un disagio associato. Secondo il DSM-5 i tassi i di prevalenza variano da un 10% al 42%.

La percentuale di donne che invece non raggiunge mai l´orgasmo è di circa il 10% (APA, 2013).

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La psicoterapia per le disfunzioni sessuali femminili via Skype o Whatsapp

Quali donne sono maggiormente a rischio di soffrire di disturbo dell´orgasmo?

Tra i fattori psicologici vanno ricordati sicuramente l´ansia e la paura di una gravidanza indesiderata. Entrambi i fattori sono infatti in grado di interferire con la capacità di provare l´orgasmo.

Anche i problemi relazionali con il partner possono associarsi a difficoltà di orgasmo.

Esistono una serie di condizioni mediche, come la sclerosi multipla, le lesioni ai nervi pelvici e del midollo spinale che influenzano negativamente la qualità dell´orgasmo.

Infine alcuni farmaci (come alcuni antidepressivi) possono ritardare o addirittura inibire l´orgasmo.

Invece, essere in menopausa non è associato al rischio di difficoltà di orgasmo.

Menopausa e orgasmo
Anche chi è in menopausa può raggiungere l´orgasmo

Quali sono invece le caratteristiche del disturbo del desiderio sessuale e dell´eccitazione femminile?

Il disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione femminile è caratterizzato dalla mancanza o da una significativa riduzione del desiderio o dell’eccitazione sessuale.

Le donne che soffrono di questo disturbo riportano

1)Assente o ridotto interesse per l’attività sessuale.

2)Assenti o ridotti pensieri sessuali ed erotici.

3)Assente o ridotta iniziativa nel rapporto sessuale o rifiuto delle iniziative del partner.

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4)Assente o ridotta eccitazione o piacere durante l’attività sessuali.

5)Assente o ridotto desiderio sessuale in risposta a stimoli sessuali erotici sia interni che esterni.

6)Assenti o ridotte sensazioni genitali durante l’attività sessuale.

Tali sintomi devono manifestarsi in almeno tre rapporti su quattro, protrarsi per un minimo di circa 6 mesi e causare un disagio clinicamente significativo.

 Come si manifesta il disturbo desiderio sessuale e dell´eccitazione femminile?

Il desiderio sessuale cambia negli anni
Come cambia il desiderio sessuale cambia negli anni?

Il disturbo si associa ad attività sessuale poco frequente e a un calo evidente e significativo del desiderio sessuale.

Quante donne soffrono di questo disturbo?

La prevalenza del disturbo è oggi sconosciuta. Sappiamo invece che per alcune donne la mancanza di interesse o di eccitazione sessuale è stata presente per tutta la vita sessuale. Per altre donne invece il disturbo è insorto a seguito di un funzionamento sessuale normale.

Va anche detto che i cambiamenti nel desiderio e nell’eccitazione sessuale avvengono comunque nel corso della vita. Per esempio in alcune donne in avanti con l’età si assiste a un calo fisiologico del desiderio e dell’eccitazione sessuale.

Quali donne sono maggiormente a rischio di soffrire di disturbo dell´eccitazione e del desiderio sessuale?

Il diabete o le disfunzioni della tiroide sono fattori di rischio per il disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile. Anche le prime relazioni con i genitori e i fattori stressanti durante l’infanzia influenzano il desiderio e l’eccitazione sessuale futuri.

Difficoltà relazionali e calo del desiderio
Difficoltà relazionali e calo del desiderio

A questo dobbiamo aggiungere pensieri e atteggiamenti negativi riguardo alla sessualità e una storia passata di disturbi mentali. Infine il disturbo può riflettere difficoltà relazionali con il proprio partner.

Cos’è il disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione?

Il disturbo del dolore genito-pelvico è una disfunzione sessuale femminile.

Il disturbo è caratterizzato dalla presenza di difficoltà, con almeno uno dei seguenti problemi, per una durata di almeno 6 mesi.

1) Penetrazione vaginale durante il rapporto.

2) Dolore vulvovaginale o pelvico durante il rapporto o durante i tentativi di penetrazione vaginale.

3) Paura o ansia per il dolore pelvico vulvovaginale prima, durante o come risultato della penetrazione vaginale.

4) Tensione o contrazione dei muscoli del pavimento pelvico durante i tentativi di penetrazione vaginale.

La contrazione dei muscoli del pavimento pelvico
causa dolore durante i rapporti sessuali
La contrazione dei muscoli del pavimento pelvico
causa dolore durante i rapporti sessuali

Da cosa è caratterizzato questo disturbo?

La persona con questo disturbo può essere totalmente incapace di fare esperienza di penetrazione vaginale non solo durante il rapporto sessuale ma anche durante una visita ginecologica o addirittura durante l´inserimento dell´assorbente.

Il dolore può essere superficiale o profondo o può essere sia spontaneo che provocato. Questo poi può persistere anche dopo che il rapporto è terminato e verificarsi per esempio durante la minzione o durante una visita ginecologica.

La paura del dolore o il dolore possono portare all’evitamento di situazioni sessuali o intime e in alcuni casi a una vera e propria fobia per la penetrazione.

Quante donne soffrono di questo disturbo?

Anche in questo caso la prevalenza del disturbo è sconosciuta ma si stima che nel Nord America il 15% delle donne riferisca dolore ricorrenti durante il rapporto sessuale.

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Quali sono i fattori di rischio per questo disturbo?

Non è ancora chiaro se essere stati vittima di un abuso sessuale o fisico sia correlato all’insorgenza del disturbo.

Si sa invece che donne con una storia di infezioni vaginali lamentano dolore persistente durante la penetrazione anche quando le infezioni si sono risolte.

Quali fattori incidono sulle disfunzioni sessuali?

eziologia delle disfunzioni può riguardare fattori che coinvolgono il partner. Per esempio, problemi sessuali o stato di salute del partner. Oppure fattori relazionali, come scarsa comunicazione tra i partner o differenze del desiderio di attività sessuali.

I fattori di vulnerabilità individuale, invece, includono un´immagine corporea insoddisfacente, una storia di abuso sessuale o emotivo, ma anche soffrire di ansia o depressione.

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Oppure essere causati da fattori stressanti come la perdita del lavoro, difficoltà economiche o un lutto.

Infine fattori culturali o religiosi possono rendere la persona inibita, riluttante o addirittura evitante nei confronti dell´attività sessuale.

Come può la psicoterapia aiutare le donne che soffrono di una disfunzione sessuale?

Come funziona la psicoterapia per le disfunzioni sessuali nella donna? La psicoterapia per le disfunzioni sessuali nella donna è un´ottima strategia di intervento se la disfunzione sessuale non ha cause organiche.

In tutti questi casi la psicoterapia per le disfunzioni sessuali nella donna è un valido strumento per lavorare, per esempio, sulla rielaborazione di vissuti traumatici e stressanti, sulla qualità della relazione con il partner, sull´immagine di sé e i livelli di autostima, sulle ansie e le paure che sottostanno e accompagnano le disfunzioni sessuali.

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Psicoterapia online

La psicologia ai tempi del Coronavirus

La psicologia ai tempi del Coronavirus. La quarantena, l´isolamento e la paura del contagio stanno causando in molte persone disturbi psicologici. Tra questi ansia, stress, disturbi dell’umore, ipocondria e attacchi di panico. La diffusione del contagio da Coronavirus ha messo al primo posto l’emergenza sanitaria. Non è facile affrontare ciò che non si conosce, soprattutto vivendo una grande incertezza verso il futuro.

La situazione attuale è causa di ansia.

La perdita delle proprie abitudini, del ritmi quotidiani, la limitata socialità e libertà di movimento sono condizioni che destabilizzano l’essere umano. E l’incertezza sul futuro, le preoccupazioni professionali ed economiche stanno aggravando un quadro già delicato.

Anche chi è capace di restare saldo di fronte alle difficoltà della vita, davanti a una situazione completamente nuova e dai molti aspetti negativi può avere dei momenti di smarrimento e crisi di identità.

Vivere in un costante stato d’ansia può dare vita a una forma di stress cronico, una condizione patologia che può perdurare per anni e richiedere l’intervento di uno specialista.

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Psicoterapia online. Più facile di quel che credi.

Ci sono categorie di persone particolarmente fragili.

Le persone anziane

Solitudine e fragilità in quarantena nella terza età

Le persone anziane sono tra le prime a trovarsi in una situazione particolare. Infatti spesso vivono soli, circostanza che rende la quarantena ancora più difficile da sopportare. Inoltre sono le vittime principali dell’infezione Covid-19. Questo aumenta la paura per la propria salute.

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Gli operatori sanitari

Stanchezza fisica e tensione mentale: un cocktail esplosivo per gli operatori sanitari

Anche gli operatori sanitari sono sottoposti a una situazione altamente ansiogena. I ritmi di lavoro son fuori dalla norma. Questo aggiunge quindi una profonda spossatezza fisica alla costante tensione mentale. In prima linea per assistere le persone infette, gestiscono ospedali affollati e fanno i conti con la mancanza di terapie efficaci, oltre all’apprensione continua di doversi trovare vicini a persone da cui poter contrarre il Coronavirus.

Una situazione complessa già a livello del singolo, ma che rischia di avere dimensioni ben più importanti. Una popolazione intera vive sotto tensione.

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Come intervenire?

Fin dall’inizio dell’emergenza, Regioni e Comuni hanno istituito numeri verde per dare informazioni sui provvedimenti presi, ma anche per dare supporto a tutto tondo. Si sono attivati immediatamente anche l’Ordine degli psicologi delle diverse Regioni. Il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi (Cnop) ha promosso l’iniziativa #psicologionline: tramite il sito della Cnop è possibile prenotare un teleconsulto gratuito. In caso di necessità saranno programmati più interventi.

Chiamaci al 3391901474 per ricevere assistenza psicologica

La Croce Rossa ha messo a disposizione il numero verde 800.065510, per chiedere e ricevere assistenza psicologica e telecompagnia contro stress e isolamento. 

Sul sito del Ministero della Salute, è possibile trovare l’elenco dei servizi di aiuto psicologico diviso per Regioni.

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Ecco come i professionisti della salute mentale si stanno muovendo per far fronte alle esigenze di questo periodo

PSICOTERAPIA ONLINE

Non è del tutto una novità, per psicologi e psicoterapeuti, operare a distanza. Già da qualche anno si parla di psicoterapia a distanza, terapia online, consulenza psicologica onlinecybertherapy. Questa  metodologia può risultare non troppo ostica per i professionisti, perché già utilizzata in alcuni casi in passato.

Chi era già in cura di uno psicologico o psicoterapeuta e ha bisogno di proseguire con la terapia, può sfruttare meccanismi già collaudati. La psicologia online prende il nome di Electronic-Based Therapy & Intervention.

La psicoterapia si fa comodamente da casa

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Offre servizi di psicoterapia a persone impossibilitate a muoversi. Come, per esempio, nel caso di pazienti malati o vittime di incidenti, che necessitano di proseguire il proprio percorso mentre seguono altre terapie.

La psicoterapia online è anche un metodo per superare le distanze, in caso di trasferimenti per lavoro o per cause familiari.

Nel caso in cui ci si trovi all’estero, confrontarsi con lo psicoterapeuta nella propria lingua madre è un grande aiuto.

Naturalmente ci sono anche fobie che rendono il paziente più tranquillo nel momento in cui resta a casa propria, come l’agorafobia.

Tutte queste condizioni fanno sì che coloro che avevano già intrapreso un percorso possono oggi, grazie alla disponibilità dei professionisti, continuare ad avere il supporto di cui necessitano, anche se con le comprensibili limitazioni.

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TECNICHE DI RILASSAMENTO

Per aiutare le persone ad affrontare l’isolamento giorno per giorno, molti esperti stanno organizzando sessioni di rilassamento e meditazione online.

Impara a rilassarti con un corso anti-stress

Utilizzano app come zoom, facilmente utilizzabile anche da smartphone. Gli incontri durano 30-40 minuti e sono guidati dallo specialista. Si basano sul rilassamento, a partire dalle tecniche di respirazione: guidare il proprio ritmo respiratorio è il primo passo per portare rilassamento. Solitamente avvengono in gruppo, e i partecipanti non sempre si conoscono.

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COUNSELING PSICOLOGICO

Chi invece cerca un confronto individuale, può usufruire della disponibilità dei molti professionisti che hanno messo a disposizione il loro tempo. Sono attivi per aiutare chi si sente in difficoltà gratuitamente.

Offrono alle persone colloqui individuali della durata di circa un’ora, per portare supporto psicologico a 360 gradi. Le persone che si rivolgono a loro probabilmente non hanno mai sofferto di problemi psicologici in passato, e per loro è una nuova esperienza quella i cercare l’aiuto di uno psicoterapeuta.

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Ma hanno bisogno di supporto per la situazione attuale. Le preoccupazioni possono riguardare la gestione del quotidiano, gli equilibri in famiglie che convivono 24 ore al giorno, la paura della malattia e l’insicurezza verso il futuro.

Più che veri colloqui professionali, si tratta di sessioni di counseling psicologico, un processo finalizzato ad aiutare la persona a risolvere un problema  in un arco di tempo delimitato.

Le persone che scelgono questa strada, generalmente, preferiscono il contatto telefonico piuttosto che quello visivo. Per alcuni può essere motivo di imbarazzo doversi rivolgere a uno psicologo per affrontare la propria quotidianità. Il telefono, se non addirittura il contatto via mail, permettono invece di confidarsi mantenendo un certo distacco.

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VIDEO

Le risorse video online sono innumerevoli.

Chi volesse un supporto più generico e meno personalizzato, può seguire i video proposti da alcuni professionisti del settore. Sia in diretta che registrati, alcuni psicoterapeuti stanno dando indicazioni sulle strategie da mettere in pratica per mantenere la serenità in questi giorni difficili.

Vi ricorrono soprattutto quelle persone che no desiderano avere un contatto diretto, ma che cercano comunque consigli per il proprio equilibrio psichico. I suggerimenti sono ovviamente universali, ma sono comunque un ottimo punto di partenza per mettere in campo strategie di difesa dall’ansia.

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