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Metodo

Cosa significa fare psicoterapia con me?

La psicoterapia è un´esperienza clinica, relazionale, attiva e responsabilizzante che mira a orientare la tua vita verso una forma migliore.

Ti faccio un esempio.

Immagina di volerti rimettere in forma e di iscriverti in palestra carico di buoni propositi. Che metodo useresti? Potresti improvvisarti esperto. Oppure potresti affidarti a un personal trainer e impostare un programma personalizzato e adatto alle tue esigenze. È chiaro che il compito del personal trainer è far sì che tu esegua gli esercizi in maniera corretta. Ma l´impegno e sforzo fisico, quelli devono venire da te.

La stessa cosa succede quando cominci con me un percorso di psicoterapia online o in presenza. Non mi sostituirò a te nel percorso di cura. Ma sarò al tuo fianco e ti aiuterò a trasformare la tua vita. A riacquisire quella libertà che l´ansia o il panico ti hanno tolto.

Compreresti le scarpe da qualcuno che vende soltanto calzature di un numero non tuo?

Esatto… e allora, perché dovresti affidarti a terapeuti che forzeranno i tuoi sintomi all´interno di una teoria di riferimento predefinita? Come recita un vecchio adagio, se sei un martello vedrai solo chiodi.

Allo stesso modo, lo psicoterapeuta che si nasconde dietro qualsiasi teoria facendola diventare soltanto dogma saprà parlare solamente un linguaggio.

Compito di un bravo psicoterapeuta è andare incontro alla natura del paziente per far sì che la terapia sia efficace. In questo senso la psicoterapia deve essere personalizzata, cucita addosso a ciascun paziente. Non esistono protocolli validi per tutti. Ed è proprio questo che distingue un bravo terapeuta da uno meno bravo e trincerato dietro la propria teoria di riferimento.

Adottare nella cura un atteggiamento ermeneutico e fenomenologico invece consente di risalire al “chi” della persona che si nasconde dietro al “che cosa” del sintomo.

Non ho mai visto infatti nella mia pratica clinica due persone uguali con sintomi di ansia.

Ogni persona è una storia a sé. E la fatica e la bellezza di questo è che ogni volta mi ritrovo davanti a questo puzzle con i pezzi sparsi qua e là. Pezzi che, una volta messi al posto giusto, restituiscono fedelmente l´immagine più bella: quella della persona ormai libera dai sintomi di ansia e di panico.

Leggi le testimonianze di chi si è affidato a me per uscire da ansia e panico.

Ma torniamo a noi. Il cambiamento e la guarigione scaturiscono da uno sforzo congiunto di paziente e terapeuta. Chi cura deve possedere le competenze cliniche necessarie per generare la trasformazione. Ma anche chi è curato deve voler andare incontro a tale mutamento. Ecco perché si dice che il processo di cura prende forma a partire dalla relazione terapeutica e da una buona alleanza di lavoro.

Le ricerche scientifiche suggeriscono che non è tanto la teoria di riferimento (cognitivo, comportamentale, psicoanalitica, ecc.) a essere l’ingrediente principale del cambiamento. Quanto, piuttosto, l’abilità del terapeuta nello stabilire una relazione terapeutica e un´alleanza di lavoro proficue con il paziente.

E qui sorge spontanea la domanda di tante persone. Ma perché ho bisogno di un’altra persona che mi aiuti a stare meglio? Non posso farcela da solo?

La risposta è no. Non basta fare affidamento su sé stessi. Né per trasformare sé stessi occorre semplicemente chiacchierare con un amico. Già Galeno raccomandava, data l’impossibilità di esaminare da noi stessi i nostri errori, di lasciarsi aiutare da altri in questo compito.

La psicoterapia non è una relazione qualunque.

È una relazione clinica. E in quanto tale,  chi cura è guidato da un know-how specifico. Pensa, per diventare psicoterapeuta occorrono 10 lunghi anni di formazione teorico e pratica e un aggiornamento continuo obbligatorio!)

Chi cura, inoltre, non deve essere guidato né da amore né da odio nei tuoi confronti. Ma da una giusta distanza relazionale che consenta la trasformazione dei tuoi modi di essere disfunzionali o patologici.

Per comprendere l’anima occorre prendersene cura.

E la cura dell’anima è la trasformazione e il riorientamento della nostra esistenza verso una forma più comoda e abitabile.

La trasformazione in psicoterapia significa aprire nuove possibilità di azione che rendano la vita maggiormente comoda e abitabile.

Per fare ciò utilizzeremo diverse strategie e strumenti (come il diario, le variazioni immaginative dell´io, i compiti esperienziali, le tecniche di respirazione e di rilassamento, ecc.). Con questi tools potrai non solo eliminare l´ansia e il panico ma migliorare la qualità della tua vita.

Naturalmente tutte le abilità acquisite in psicoterapia potrai continuare a portarle con te anche a terapia ultimata! Pensa che vantaggio anche in ottica di prevenzione di eventuali future ricadute!

Quanto durerà un percorso di psicoterapia online o in studio con me?

Che sia online o in presenza il mio obiettivo è riuscire a farti ritrovare il benessere nel più breve tempo possibile. Per darti un´idea di massima, considera un impegno di circa 20 sedute, con una frequenza media di una seduta ogni due settimane. Naturalmente il numero e la frequenza delle sedute potrà variare in base alla gravità della situazione.

Non è vero, quindi, che la psicoterapia debba essere un percorso lento e faticoso che, poco per volta, sortisce i suoi effetti.

Per prevenire eventuali ricadute monitoreremo i tuoi progressi con 3 sedute di follow-up. Una dopo un mese, una dopo tre mesi e una dopo sei mesi dalla fine della psicoterapia. Perché? Per assicurarci che tutto proceda per il meglio e che il benessere perduri nel tempo. Puoi considerare le sedute di follow-up come la classica visita di controllo che si fa dal dentista 3 volte l´anno.

In psicoterapia si parla del passato?

La psicoterapia è una sorta di Giano, il dio bifronte. Essa volge una delle sue due facce verso l’oriente del testo, verso la tua storia passata. Il racconto che le persone che ricevo online o in studio fanno dell’attuale situazione di sofferenza rimanda sempre a un momento passato. Quello specifico momento in cui, appunto,  emerge il sintomo. E che sembra emergere dal nulla. Proprio per questo il sintomo spaventa. Ripercorrere assieme le tracce della propria storia personale ci consentirà di comprendere il sintomo cogliendolo nel rapporto con la propria storia di vita.

Ma la psicoterapia con me non è archeologia! Infatti l’altra faccia della psicoterapia è rivolta verso il futuro, verso le possibilità di azione e i progetti che il sintomo o la malattia hanno limitato o precluso. È importante che tu capisca che il passato non è una condanna. Non è un destino ineluttabile. E che la vita ha sempre da sorprenderci.

Una parte della psicoterapia che farai con me ti aiuterà anche a fare un´analisi delle tue potenzialità, dei tuoi punti di forza e delle tue risorse. E un´analisi della tua personalità.

Se sospetti di avere difficoltà a ricordare, a memorizzare, a prestare attenzione, a concentrarti,  potremo fare un check delle tue capacità cognitive. Attraverso l´utilizzo di test neuropsicologici validati scientificamente valuteremo i tuoi livelli di memoria, attenzione, ragionamento, concentrazione, ecc.

Perché ho sintomi di ansia o di panico?

I sintomi di ansia e  di panico emergono dalla frattura tra il significato dell’esperienza e la sua appropriazione.

Faccio un esempio: immagina di correre su un tapis roulant. Dopo qualche minuto, la temperatura del corpo inizia ad alzarsi, il cuore batte più in fretta per pompare più ossigeno ai muscoli. Inizi a sudare per raffreddare il corpo. E anche il respiro diventa affannoso per il modificato fabbisogno di ossigeno. Anche la vista può annebbiarsi, la testa diventare leggera e i muscoli tremare per lo sforzo prolungato.

Oppure come quando durante una litigata l´emozione della rabbia è avvertita solo come un’alterazione corporea.

In entrambi gli esampi può succedere che la tachicardia, il rossore in viso, la sudorazione o la sensazione di fiato corto possano essere vissuti come sintomi  piuttosto che come i correlati fisiologici dell´emozione che sto vivendo in quella specifica situazione.

È a quel punto che quegli stati emotivi, sentiti solo come sintomi fisici, sono vissuti come estranei, sono cioè sofferti e possono provocare un disturbo d´ansia.

Ma anche un pensiero o persino la stanchezza, la sete, la fame, il sonno, il freddo, il caldo, la compagnia o l´assenza di una persona possono elicitare segnali corporei che, se non colti come congruenti al contesto in cui si manifestano, possono essere scambiati per sintomi. E fare paura.

Il sintomo infatti emerge proprio dalla frattura tra il significato dell’esperienza e la sua appropriazione.

Ed è a quel punto che quegli stati emotivi, sentiti solo come sintomi fisici, sono vissuti come estranei, sono cioè sofferti e possono provocare un disturbo mentale.

Ti faccio un esempio: immagina di correre su un tapis roulant. Dopo qualche minuto, la temperatura del corpo inizia ad alzarsi, il cuore batte più in fretta per pompare più ossigeno ai muscoli. Inizi a sudare per raffreddare il corpo. E anche il respiro diventa affannoso per il modificato fabbisogno di ossigeno. Anche la vista può annebbiarsi, la testa diventare leggera e i muscoli tremare per lo sforzo prolungato.

Eppure, in una situazione come questa, non ti verrebbe mai in mente “Oddio, sto per avere un infarto, devo subito andare in ospedale!” . Perché? Proprio perché in questo caso riesci a dare un significato all’esperienza che stai vivendo. Ossia, sto correndo ed è normale che il corpo reagisca in questo modo, per adattarsi allo sforzo fisico.

Immagina invece adesso la seguente situazione: sei in auto e, improvvisamente, gli stessi sintomi appena descritti (tachicardia, sudorazione, tremori, testa leggera, dispnea, ecc.) ti sorprendono.

Probabilmente ti allarmeresti e accosteresti per paura di avere un malore,  o perdere il controllo dell´auto. In questo caso ti spaventeresti perché non riusciresti a dare un senso ai sintomi provati. Non solo, ma tale iperfocalizzazione ansiosa sui sintomi provocherebbe un aumento degli stessi e potresti provare un attacco di panico. Oltre alla paura di metterti alla guida per il timore che tali sensazioni possano ritornare.

Perché a volte l´ansia e il panico sembrano arrivare dal nulla?

Semplice. Perché sono infiniti gli stimoli che possono elicitare sensazioni, emozioni e sintomi che, se non rifigurati e dotati di senso, possono lasciare la persona smarrita e terrorizzata.

Per questo motivo la persona si sente spesso intrappolata e non sa come far fronte a queste situazioni. E quel senso di estraneità a quello che sta succedendo, che i miei pazienti spesso raccontano, altro non fa che mantenere quel circolo vizioso che mantiene in vita i sintomi.

La vita si ferma perché i sintomi di ansia e panico riducono la tua libertà. Come, per esempio, quando una persona con disturbo di panico smette di viaggiare, di uscire con gli amici, di prendere l’ascensore, l’auto o i mezzi pubblici per paura di un futuro attacco di panico.

Sai perché accade questo?

Perché i sintomi spesso sono muti, non sono in grado cioè di indicare la via di uscita. Solo la psicoterapia può aiutarti a dare finalmente voce ai sintomi e comprenderne l´origine e la via d´uscita verso il benessere.

Le 3 fasi della terapia

Come funziona la psicoterapia?

Puoi prenotare un appuntamento cliccando qui

fase 1

Fissata la data e l’ora dell’appuntamento online comincia la “Fase 1”.

La fase 1 della terapia che ha una durata di tre incontri, in genere a cadenza settimanale.

Durante questi primi tre incontri ripercorrieremo insieme la tua storia di vita.

Lo faremo per due motivi. Il primo è consentire a me di comprendere chi sei, che mondo hai abitato e abiti. Il secondo è risalire all´origine del disturbo o dei sintomi. Ossia al contesto di circostanze in cui si è manifestato per la prima volta il sintomo.

Per affermare “chi sei” inizierai a raccontare una storia: la tua! 

Ma non si tratta di un racconto “pour parler”, né di una semplice chiacchierata come con un amico. Bensì di un colloquio clinico, che ha un metodo preciso e fondato scientificamente. E in cui la precisione diagnostica è funzionale alla pratica terapeutica e al tuo benessere.

Alla fine di questi primi tre incontri metterò insieme tutte le informazioni raccolte. E saprò dirti da cosa derivano il tuo malessere, la tua ansia, il tuo panico. Da qui inizieremo, poi, la nostra partita per ritrovare il tuo benessere e la tua libertà.

fase 2

Terminati i primi tre incontri inizia la “Fase 2”.

Sulla base delle informazioni raccolte in Fase 1 ti offrirò una risposta circa le cause e i fattori sia di insorgenza che di mantenimento della sofferenza. Sarai messo così in condizione di comprendere da dove originano le crisi di ansia o di panico e cosa contribuisce a mantenerle.

La rifigurazione produce già una prima nuova comprensione di sé, che si accompagna a una prima trasformazione. L´ansia e il panico, cioè, inizieranno a fare meno paura. Perché avrai compreso il meccanismo che li provoca.

A questo punto della psicoterapia inizieremo quindi a lavorare su chi vuoi essere senza il peso dell´ansia e del panico.

Lavoreremo insieme per fare emergere nuove possibilità di azione e nuovi possibili modi di essere. Inizierai a sentire la possibilità che puoi essere ed esistere altrimenti. Che puoi lanciarti, cioè verso differenti o nuovi progetti di vita che possano favorire il tuo benessere.

fase 3

È la fase in cui “giochiamo in attacco“.

Fare psicoterapia non significa soltanto comprendere e riflettere sull´esistenza. Su cosa è andato storto. Su cosa non ha funzionato. Su cosa ha prodotto il sintomo.

Ma fare psicoterapia è anche, e soprattutto, avvertire la possibilità sperimentare nuovi modi di fare esperienza, che siano funzionali al raggiungimento e al mantenimento del tuo benessere.

Usando una similitudine, un conto è comprendere di essere in sovrappeso per via di un regime alimentare scorretto o del poco movimento. E un altro è cambiare stile di vita per ritrovare la forma migliore.

La frequenza delle sedute di psicoterapia online, in questa fase, varia da 2 a 3 al mese. Tra una seduta e ti inviterò a portare a termine diversi semplici compiti terapeutici. Per esempio, ti chiederò di raccogliere la tua esperienza quotidiana in un diario. In questo taccuino -digitale o cartaceo- che ti fornirò  annoterai tutte le situazioni che nell’arco della giornata ti “attivano” da un punto di vista emotivo, sia in senso positivo che negativo.

Ecco un esempio di una pagina di diario:

“Ore 16:00. Il collega mi chiede se posso occuparmi di una pratica. Sono già in ritardo con le mie consegne. Ma ho paura che, se rifiuto, lui possa rimanerci male e così accetto. Mi sento però in ansia perché so già che anche stasera farò tardi. Mi sento uno stupido perché ancora una volta non ho saputo dire di no. Sento il cuore in gola e il respiro corto”.

Un altro compito sono le prescrizioni esperienziali: tornando all’esempio appena citato, potremmo capire insieme cosa succede quando ti sottrai a proposte sgradite o a modalità relazionali disturbanti, con il successivo compito di annotare sul diario quanto successo.

Il cambiamento e il benessere ritrovato. La conclusione della psicoterapia.

In questo modo puoi iniziare a sperimentare nella quotidianità questi tuoi nuovi modi di essere. Solo così si può produrre il cambiamento che porta a un ritrovato stato di benessere. Il mio lavoro di psicoterapia online è infatti sempre orientato ad aiutare la persona a ritrovare il benessere e la libertà e non è mai semplice chiacchierata!

Durante la fase conclusiva della terapia, definiremo insieme alcuni importanti orizzonti d’attesa, ossia dei progetti di vita a medio e lungo termine. Questo ti consentirà di continuare ad orientare la vita verso una forma migliore.

Per alcune persone può trattarsi di iniziare o interrompere una relazione. Per altre di cercare un nuovo lavoro. O di trasferirsi in una nuova abitazione. Di abbandonare vecchie amicizie e trovarne nuove, …

In ogni caso, ciò che da parte mia non verrà mai a mancare durante le sedute di psicoterapia online è l’attenzione verso di te.

La cura è un gesto di natura etica oltre che professionale.

Sono convinto che comprendere la sofferenza altrui significa lasciare che i vissuti emotivi individuali possano emergere, lasciando da parte ogni pregiudizio. Non si tratta di dire “capisco il tuo dolore”, anche perché l’esperienza del dolore è privata e personale. Si tratta piuttosto di riconoscere l’altro come una persona che si ritrova a vivere un’esperienza di dolore.

Empatizzare è accorgersi della presenza dell’altro, spostare la propria attenzione da sé all’altro. Rispettare la persona come altro da sé e non come simulazione dentro sé. Solo così si conferisce alla persona la piena dignità di esistenza. Riconoscere l’individualità della persona che mi sta davanti è forse la forma più alta di rispetto che posso avere per te.

Lo scopo ultimo del mio lavoro è favorire il raggiungimento della pienezza delle tue possibilità più autentiche affinché te ne appropri e tu viva una vita libera e serena.

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Dr. Giuseppe Iannone

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